venerdì, 23 Agosto, 2019

Inps, tentativi di truffa tramite PEC. RdC, incentivi per assunti. CGIA, sempre meno prestiti a piccole imprese

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Avviso Inps
TENTATIVI DI TRUFFA TRAMITE POSTA CERTIFICATA

L’Inps informa i cittadini che si sono verificati nuovi tentativi fraudolenti attraverso l’invio di email con contenuti apparentemente attribuibili all’Istituto.
Nello specifico le segnalazioni pervenute riferiscono di una email, inviata attraverso diversi indirizzi di posta certificata (Pec) non appartenenti all’Istituto, che avvisa di presunte irregolarità nel versamento di contributi. Il testo della email si conclude con l’invito a cliccare su un link per accedere al dettaglio delle dichiarate irregolarità dal quale non si accede, in realtà, a nessun indirizzo ufficiale dell’Inps. Anzi è possibile che il link rimandi a un qualche sito dal quale verrebbe automaticamente scaricato del software maligno (malware) pertanto – avverte espressamente l’Ente assicuratore – si consiglia di non cliccare sul link che compare nella email.
L’Istituto opportunamente ricorda a tutti i cittadini di non dare comunque seguito a richieste ambigue che arrivino via email e che l’unico link per accedere alle informazioni, ai servizi e alle prestazioni dell’Istituto è: www.inps.it/nuovoportaleinps/default.aspx.
Gli elenchi degli indirizzi di Pec utilizzati dalle strutture territoriali dell’Inps sono disponibili sul Portale.

RdC
INCENTIVI ALL’ASSUNZIONE AI DATORI DI LAVORO

Il decreto-legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito, con modificazioni, dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, istitutivo del Reddito di cittadinanza e della Pensione di cittadinanza, all’articolo 8 introduce incentivi per i datori di lavoro che assumono, con contratto di lavoro subordinato a tempo pieno e indeterminato, i beneficiari del Reddito di Cittadinanza.
La circolare Inps del 19 luglio scorso, n. 104, specifica il quadro normativo di riferimento, generale e particolare, che definisce la natura dell’esonero contributivo, i datori di lavoro potenzialmente beneficiari dell’incentivo, le tipologie di rapporti di lavoro incentivati, le condizioni per il diritto all’esonero contributivo, la compatibilità con altre forme di incentivo all’occupazione e, infine, l’assetto e la misura dell’incentivo.
Allo scopo di conoscere con esattezza l’ammontare e la durata del beneficio spettante, il datore di lavoro deve inoltrare all’Istituto domanda di ammissione all’agevolazione tramite modulo on line che sarà a breve reso disponibile nel portale Agevolazioni (ex DiResCo).
L’Inps darà opportunamente atto dell’avvenuta pubblicazione di detto modulo con un successivo messaggio.

Lavoro
UNA LAUREA SALVA DALLA DISOCCUPAZIONE

Il possesso di una laurea aiuta i giovani ad inserirsi prima nel mercato del lavoro e li protegge da una disoccupazione soprattutto di lunga durata più di quanto non faccia la semplice licenza media o un diploma che lascia al contrario i ragazzi più esposti ai venti della crisi. A ribadire il ruolo di ‘ammortizzatore’ del titolo di studio sul mercato del lavoro è un recente Rapporto del dipartimento Welfare della Cgil che mette a confronto il 2007, anno che ha preceduto la grande crisi economica, con il 2018. “Il primo dato che salta agli occhi è la caduta netta del tasso di occupazione tra i giovani, in misura marcata per quelli con la sola licenza media e i diplomati, più contenuta invece per i laureati”, si legge.
I dati elaborati dal sindacato sulla base di quelli Istat, infatti, parlano chiaro: per i giovani tra i 20-24 anni con la licenza media il tasso di occupazione, in 11 anni, è crollato di quasi 18 punti percentuali passando dal 50,5% del 2007 al 32,6% del 2018 a fronte di una flessione pari a zero per quelli con una laurea, e di soli 7,5 punti per i giovani con un diploma. Stesso andamento anche per la classe 25-29 anni: l’occupazione che nel 2007 era al 60,6% è scesa nel 2018 al 47,7% facendo perdere, per chi è in possesso di una semplice licenzia media, circa 13 punti percentuali contro i 10 punti percentuali di differenza per i diplomati e i 9,8 punti dei laureati.
Un trend “drammatico” anche sul fronte disoccupazione: il tasso difatti mette a segno, in 11 anni, per i giovani che abbiano soltanto la licenza media un incremento “molto rilevante” che arriva a registrare anche peggioramenti di circa 20 punti percentuali tra la disoccupazione del 2007 e quella 2018 relativamente non solo ai ragazzi tra i 20 e i 24 anni ma anche per quelli tra i 25 ed i 29 anni. Se è indubbio, quindi, annota ancora il sindacato che la crisi come è noto ha colpito in particolar modo le giovani generazioni rendendo molto complesso l’inserimento nel mondo del lavoro, è pur vero “che ha colpito di più gli esclusi dalla scuola e dalla formazione e meno chi ha potuto frequentare con successo l’Università o ha concluso un ciclo secondario di istruzione superiore”..
Rielaborando i dati Istat, infatti, il Rapporto Cgil evidenzia ancora come nel 2018, sia tra i 20 ed i 24 anni che tra i 25 ed i 29 anni, la disoccupazione di lunga durata per chi abbia la sola licenza media sia schizzata in 11 anni di oltre 10 punti; un salto che si osserva anche tra i diplomati mentre per i laureati il gap tra 2007 e 2018 oscilla in modo decisamente più contenuto, tra i 3 e i 5 punti percentuali.
D’altra parte, ricorda ancora il sindacato, i giovani tra i 18 ed i 24 anni che in Italia hanno solamente la licenza media sono il 14% del totale, con punte del 20% al Sud, in confronto ad una media europea del 11% mentre i Neet, i giovani che non studiano né lavorano, sono oltre 2 milioni, il 24% dei giovani compresi tra i 15 e i 29 anni. Ciò nonostante è comunque cresciuto il peso di quanti tra i 24 ed i 35 anni si laureano: dal 15% del 2007 al 22% del 2018 anche se, conclude la Cgil, “il dato resta ancora lontano dalla media europea.

Allarme Cgia
DA 7 ANNI PRESTITI GIU’ A PICCOLE IMPRESE

Continua il trend negativo dei prestiti bancari alle piccole imprese. Rispetto allo stesso periodo del 2018, anche nel mese di marzo di quest’anno, infatti, i finanziamenti bancari alle Pmi sono scesi del 2,3 per cento: un trend negativo che per queste realtà aziendali dura ormai da 7 anni. A lanciare l’allarme è stato l’Ufficio studi della Cgia. “Dal 2012, come sottolinea la Banca d’Italia nella sua ultima Relazione annuale, il volume dei prestiti alle aziende con meno di 20 addetti è sceso costantemente” ha affermato il coordinatore dell’Ufficio studi della Cgia, Paolo Zabeo.
Si tratta, aggiunge, di “un risultato che solo in parte è riconducibile alla qualità della domanda e al livello di rischiosità di questi soggetti”. “Anche a parità di rischio, difatti, – ha argomentato Zabeo – i tassi di interesse applicati alle imprese minori sono in media superiori di 300 punti base di quelli pretesi alle aziende di grandi dimensioni.
Diversamente, si sono pressoché annullate le differenze tra gli interessi richiesti alle micro aziende maggiormente vulnerabili in confronto a quelle affidabili”. Una condotta, quella praticata degli istituti di credito nei confronti delle piccole e piccolissime imprese, che secondo la Cgia “lascia trasparire una volontà ben precisa. Il Segretario della Cgia, Renato Mason, ha evidenziato che “quando una micro impresa si rivolge ad una banca per ottenere un finanziamento, nella stragrande maggioranza dei casi quest’ultimo ha una dimensione economica molto contenuta. Se in prima battuta sembra una richiesta facilmente solvibile, successivamente si scopre che per redigere l’istruttoria ed erogare il prestito gli istituti di credito devono assumersi dei costi fissi molto elevati, che riducono al minimo i margini di profitto di questa operazione”. Questa, ha indicato Mason, “è la ragione che ha spinto molte banche, soprattutto di livello nazionale, a chiudere i rubinetti del credito alle micro aziende. E senza liquidità, molti artigiani e altrettanti piccoli imprenditori si sono trovati in gravi difficoltà”.

Carlo Pareto

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