giovedì, 19 Settembre, 2019

Intervento Bobo Craxi

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“Non é senza emozione che prendo quest’ oggi la parola. Non lo faccio da diverso tempo per le ragioni che vi sono note; penso tuttavia che le sfide e i pericoli che incombono su ciascuno di noi rimuovano qualsiasi ragione di dissidio e polemica qualsiasi sia stata la ragione che l’abbia promossa. Mi rammarico solo di qualche eccesso verbale. Ma è veramente acqua passata.

E’ tuttavia sempre importante per me che continui a resistere ed esistere il Partito Socialista ed anzi che una nuova generazione si ponga l’obiettivo del suo rilancio posto il fatto che ci stiamo ormai avviando al trentesimo anniversario della scomparsa del Psi della prima repubblica e che il bilancio di chi si è posto con coraggio e con abnegazione l’obiettivo di difendere e rilanciare la nostra tradizione è quello che tutti quanti assieme dobbiamo fare con grande onestà ed assumendo ciascuno di noi le sue responsabilità.

Si è detto ed io concordo che è un Congresso di rinnovamento generazionale, d’altronde una nuova generazione di italiani non ha soltanto il compito di rilanciare le sorti del Socialismo Italiano ma deve contribuire a raddrizzare il legno della Democrazia Liberale che si è drammaticamente stortato.

Il rischio tuttavia è quello di mettere sulle spalle dei più giovani, che non hanno conosciuto la temperie della Guerra Mondiale , della Guerra Fredda e del difficile Dopoguerra, la difficile tenuta democratica negli anni del terrorismo, il compito di rafforzare le istituzioni democratiche proprio mentre esse vanno sempre più de-consolidandosi; la politica che diventa liquida, apartitica, a-ideologica, di libero accesso a tal punto che anche le prospettive autoritarie e populiste appaiono in Europa e in tutto l’occidente alternative praticabili e sposate proprio dall’elettorato più giovane che opta sempre di più verso scelte radicali.

Il problema della crisi della Democrazia Liberale ed il populismo imperante non attiene soltanto alla nostra democrazia; Ma è il suo de-consolidamento che preoccupa maggiormente.

Un’onda lunga che si è estesa in tutti i continenti e che per quanto ci riguarda viene da molto lontano. ( ci tornerò) che si manifesta in forme diverse fra di loro ma tutte rispondenti ad una medesima forma quasi messianica che premette il rifiuto della politica tradizionale, della classe dirigente, dei partiti, delle istituzioni sovrannazionali; Che rifiuta il riconoscimento dell’altro, la diversità, la pluralità e che si rinchiude egoisticamente dentro il proprio feticcio simbolico.

In Europa fa specie vedere la Gran Bretagna alle prese con l’abbandono dell’Europa sapendo benissimo che esso non solo avrebbe avuto un costo economico e sociale molto alto ma che soprattutto era un fatto difficile se non impossibile a realizzarsi; L’ho visto, toccato con mano, quello che accade in Catalogna, una delle regioni più dinamiche della nostra Europa Mediterranea, con una delle Capitali Mondiali dell’innovazione tecnologica ed anche del Calcio per la verità..

Una Società fratturata per la ricerca di una separazione dall’antico e decadente regno Spagnolo che tuttavia non si può giustificare in una condizione ormai di interdipendenza economica Mondiale nelle quali le sfide di carattere economico e politico si affrontano unendo ed allargando i popoli e non restringendoli in unità sempre più piccole e autoreferenziali.

Se penso che quel genio di Di Maio l’altro giorno si rallegrava di aver venduto le arance ai cinesi ( più o meno come vendere i frigoriferi agli eschimesi) in una presuntuosa affermazione di autonomia italiana di fronte ad un colosso politico, economico e militare come quello cinese che ha tutto l’interesse a dividere gli alleati europei impedendo di dialogare con un unico blocco economicamente più forte e capace di porre condizioni, limite , trasparenza e reciprocità alle dominanti potenze economiche mondiali.

E’ per questa ragione che si invoca il rilancio dell’Europa, della sua Democrazia Liberale il ritorno ad una sua visione sociale che sappia mantenere vive le sovranità ma entro una comune cornice istituzionale che mantenga alto il presidio sui diritti, sulle libertà, sul pluralismo economico ed affronti con uno spirito di unità rinnovato e consolidato le sfide che ci attendono per l’avvenire.

Ed è altrettanto per questa ragione che le forze del progresso europeo, in testa quella socialista debba fare tesoro anche degli errori di valutazione commessi in questi decenni circa la possibilità e la capacità politica di contenere gli spiriti animali del capitalismo finanziario che andava “tosato come una pecora” come vaticinava uno dei campioni della socialdemocrazia europea il compagno Olaf Palme.
La verità è che esso ha preso il sopravvento anche nella sinistra socialdemocratica europea l’idea di un possibile contenimento di questi spiriti ed ha prevalso, nei partiti del nord dell’europa uno spirito tutt’altro che internazionalista che ha abbandonato le sinistre nel mediterraneo al loro destino in particolare i socialisti greci caduti rovinosamente sotto i colpi della trojka finanzairia europea.

Sono avanzate due destre: una finanziaria ed una sovranista, popolare e populista ed a questo avanzamento non abbiamo saputo opporre resistenza.

In Italia la genesi di tutto questo inizia con l’operazione Mani Pulite e quella “privatizzazione della politica” di cui parlava Intini più di vent’anni fa che ha illuso che la transizione italiana fosse stabilizzata una volta per tutte; Così non è stato; il bipolarismo all’italiana era posticcio perché fondato sul grande equivoco creato dal vuoto e la scomparsa di cinque partiti cardine della democrazia italiana.

E per anni abbiamo assistito ad uno stucchevole duello politico e cultura fra chi si spaventava del populismo dell’uomo nero di Arcore e chi l’arrivo dei cosacchi comunisti a S. pietro.

Alla fine della vicenda è arrivato di peggio; ed i miasmi di quella stagione hanno generato un movimento Nazional-populista poderoso, diviso e improbabile fin che si vuole ma che è l’asse dominante della democrazia italiana ed il riferimento di tutte le destre in Europa compresi i movimenti francesi cui ha fatto riferimento anche ieri Mauro.

Per questo che affermiamo che la Democrazia Liberale per come l’abbiamo conosciuta è profondamente in crisi, è in pericolo ed il pendolo della Storia puo’ non ritornare facilmente all’indietro.

Abbiamo bisogno per questo di tornare ad esserci per cercare almeno di svolgere una funzione importante, quella che io e Gianni De Michelis definivamo una “minoranza efficace”

Siamo una minoranza, bene ma si continui a svolgere una funzione essenziale nei campi che sono propri da più di un secolo della tradizione riformista e socialista; la visione internazionale, libertaria, garantista, laburista.

Nessuna delle tante aggettivazioni messe in campo dalla politica in questi anni continua ad essere così esaustiva come la parola “socialista”

Quali di tanti aggettivi confusi, insignificanti è in grado di evocare ovunque nel mondo più cose e più concetti una parola sola come l’aggettivo socialista?

Per questo è giusto non scoraggiarsi di impedire a noi stessi di pensare all’idea che “ non ci sarebbe più niente da fare” e per quest o non bisogna “arrendersi mai” proprio come ammoniva Pietro Nenni

Non innamoriamoci dell’idea che se il socialismo da prova di resistenza in vita e in Europa e dall’altra parte del mondo e questo automaticamente ci conferisce un medesimo ruolo. Ci aiuta nella speranza certo come sempre tutto dipende da noi conoscendo ad uno ad uno gli ostacoli che ci si parano di fronte .

Un grande partito del centro sinistra si è formato nel 2008 il partito democratico il suo primo atto non dimentichiamo su quello di mandare fuori strada la costituente socialista di impedirne la nascita o se preferiamo la riscossa. Nel 2013 e ci spiegarono che era meglio Che non presentassimo alcun simbolo e dopo aver concesso qualche seggio hanno fatto la corte e c’hanno sottratto il 50% dei nostri parlamentari alla camera. Il partito è stato molto fedele all’esperienza di Renzi, conoscevate le mie perplessità;

Egli alla stregua di altri pur optando per la scelta socialista europea non si è mai degnato di un riconoscimento che fosse uno alla nostra tradizione nemmeno il giorno del congresso dei socialisti europei a Roma. Esiste qualche cosa compagni che si chiama identità ed esiste un valore che considero inestimabile che si chiama dignità, penso a che lotteremo fino in fondo per mantenere un principio di autonomia e di identità Finché sia possibile a partire dalle prossime scadenze elettorali europee ed amministrative

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