martedì, 23 Luglio, 2019

Intervento integrale di Maria Rosaria Cuocolo al Congresso del Psi 2018 a Roma

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Care compagne e cari compagni, nel prendere atto dell’elevata partecipazione a questo nostro congresso, devo rilevare che, a differenza di quanto si è affermato in numerosi interventi che mi hanno preceduto, le posizioni espresse dai due candidati non sono equivalenti: se ci sono due mozioni, ci sarà pure una ragione, anche se marcare la differenza da se stessi è abbastanza peculiare, visto che tutte le scelte di linea politica sono state condivise in Segreteria!

Ma tant’è. Bene, e allora in cosa consiste la differenza? Nell’accezione praticata di riformismo e nella collocazione del Partito nel filone politico culturale europeo. Rispetto a quest’ultimo, andare con “Più Europa” vuol dire, molto semplicemente, confluire nel gruppo ALDE. Altre scelte di aggregazione significano rimanere nel PSE, di cui facciamo già parte come partito fondatore: credo proprio non si debba aggiungere altro.

Per quanto riguarda il riformismo, qualche considerazione in più va fatta. Una parola, il riformismo, appunto, che viene utilizzata, nel gergo politico italiano, senza una chiara e condivisa connotazione concettuale e spesso in modo ambiguo: è, sicuramente, la più inflazionata del dibattito politico culturale italiano. L’idea di riformismo, nel senso europeo del termine, si afferma quando diventa necessario distinguere, a sinistra, una prospettiva di mutamento politico e sociale chiaramente non rivoluzionaria in contrapposizione al rivoluzionarismo.
Nel linguaggio politico italiano, il termine riformismo ha tutta un’altra storia, che non coincide con quanto avvenuto nei paesi europei ed occidentali. Da noi, i significati di questa parola sono molteplici e riguardano periodi storici e forze politiche diverse.
Il primo significato è quello più semplice, quello della passione e dell’azione concreta per il miglioramento sociale inteso come finalità autosufficiente: le riforme legislative, amministrative, auto gestionali alla Turati, Treves, Canepa, Montermartini, Prampolini, Buozzi (pensando anche in tema di cooperative e sindacati).Poi, lo sforzo notevole del 1982, anno in cui si lancia l’idea dell’alleanza tra merito e bisogno. In quella riflessione emerge un nuovo significato di riformismo, collegato ad una nuova visione del conflitto economico e sociale: non più partiti interpreti, sul piano politico, del conflitto di classe, partiti intesi come espressione di un blocco sociale di riferimento formatosi nella società del capitalismo fordista, ma un progetto politico ispirato dagli eterni valori della libertà, della solidarietà e dell’eguaglianza, capace di selezionare nella società le forze interessate a farsene interpreti e potenzialmente in grado di assumere la funzione egemone nel processo di cambiamento.

A Rimini il PSI espresse la più ambiziosa delle intuizioni che i vari riformismi italiani hanno manifestato nell’arco dell’intero Novecento: interpretare le domande di modernizzazione che emergevano dalla società postfordista, con l’affermarsi di un nuovo individualismo di massa, della rivoluzione di genere, della nuova consapevolezza dei limiti ecologici alla crescita e dell’economia dei servizi. Ma a sbarrare la strada a quell’obiettivo fu la drammatica distanza, che sarebbe emersa qualche anno più tardi, tra l’ambizione del progetto e la natura stessa del soggetto, il PSI appunto, che l’aveva elaborato e d avrebbe dovuto farsene interprete e realizzatore.
E, infatti, poi arrivano gli anni ’92-’94, dove il primum vivere diviene la grundnorm regolatrice della nostra vita e via via, come è stato già ampiamente sottolineato, le leggi elettorali ci hanno inferto il colpo di grazia, per cui, per dirla alla Parisi quando parlava dell’Ulivo, “il progetto è stato flebile ed il soggetto debolissimo”.

E siamo ad oggi, dove dobbiamo volgere lo sguardo al futuro per consentire a noi socialisti, che abbiamo contribuito a fare la storia della repubblica italiana, di rilanciare il dibattito politico a sinistra. Tanto più in un periodo storico come quello attuale, in cui il centro-sinistra vive la stringente necessità di riorganizzarsi, di fare massa critica e di scommettere su programmi riformisti ed innovativi utili alla ricostruzione di un fermento politico e culturale che permetta al centro-sinistra di far valere il proprio peso ed affermare la propria rigenerata identità.
A chi, se non a noi socialisti, tocca riaffermare l’importanza di costruire una Europa basata su dignità umana, libertà, democrazia, uguaglianza, solidarietà, giustizia, progresso sociale, inclusione, contribuendo alla pace, alla sicurezza, allo sviluppo sostenibile del pianeta ed al rispetto reciproco tra i popoli?

E come realizzare questo se non lottando contro tutto quanto ci voglia far tornare indietro, contro una non cultura della società, contro il riaffacciarsi di un modello socioculturale più che inquietante, dove l’attacco più forte è fatto ai deboli, ai diversi e dove, tra queste due categorie, ovviamente, viene inserita a tutto tondo la figura della donna. Pensavamo lontani i tempi in cui Rita Levi Montalcini ebbe a dire “Le donne hanno sempre dovuto lottare doppiamente, hanno sempre dovuto portare due pesi, quello privato e quello sociale”. Il congresso di queste ore che si sta tenendo a Verona, il disegno di legge Pillon, solo per fare alcuni esempi: dovremmo stare in piazza tutti i giorni a manifestare la nostra voglia di civiltà, di cittadinanza attiva, di laicità dello Stato.

Per fare questo abbiamo bisogno di un Partito che ritorni a mobilitarsi con frequenza ed in modo organizzato, su temi e campagne che ci facciano sentire davvero espressione viva della società che soffre e che non vuole tornare indietro nei tempi bui.
Per questo ci occorre un Partito che torni tra la gente, che si organizzi e che coinvolga tutte le sue energie, tutti i compagni attivi sui territori e non solo in favore di campagne elettorali ma soprattutto a favore di coinvolgimenti su campagne politiche, perché noi siamo il PSI, cioè un partito e non un comitato elettorale.

Ecco perché le due mozioni sono diverse, ecco perché abbiamo bisogno dell’impegno e dell’energia di tutti i compagni, ecco perché il domani è adesso!

Maria Rosaria Cuocolo

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