lunedì, 21 Settembre, 2020

Intervento Pia Locatelli Congresso Psi 2019

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Le elezioni del 26 maggio per il Parlamento europeo sono importanti per due ragioni: ricorre il 40° anniversario del primo voto diretto di cittadini e cittadine per questa istituzione europea e perché, come nel voto del 18 aprile del’48, decideremo da che parte stare. Allora era in ballo la scelta dello schieramento internazionale: il blocco occidentale guidato dagli Stati Uniti o quello orientale dominato dall’Unione Sovietica. Democrazia cristiana da una parte, Fronte Popolare con socialisti e comunisti dall’altra. Fu una partecipazione altissima che scelse, per fortuna, di stare nel campo occidentale. Noi allora ci schierammo dalla parte sbagliata, oggi nessuno di noi ha dubbi sulla parte dove stare.

Nelle elezioni del 26 maggio decideremo se stare nell’occidente aperto e liberale e quindi con l’Europa aperta e democratica, o con i Paesi del gruppo di Visegrad, gruppo che in politica estera si è avvicinato alla Russia di Vladimir Putin, come Salvini; che ha manifestato posizioni fortemente anti-immigrazione, come Salvini; che ha teorizzato e praticato politiche antidemocratiche come il polacco Kaczynsky o l’ungherese Orban, amici di Salvini.

Ma se noi non abbiamo dubbi sulla nostra collocazione, il problema è coinvolgere in questo schieramento il maggior numero di persone e raccogliere tanti voti..

Non è facile perché c’è tanta ignoranza e circolano tante fake news. Ignoranza non tanto o non solo sul funzionamento delle istituzioni, sulla dimensione del bilancio UE o sul numero di dipendenti delle istituzioni europee che, dicono i nemici dell’Europa, fanno finta di lavorare a Bruxelles, decidono per noi e che sono troppi (sono meno dei dipendenti del comune di Roma che si occupano di tre milioni di persone).

Ignoranza, soprattutto, per come l’Europa è presente nella nostra quotidianità: cinture di sicurezza, voli low cost, omologazione degli adattatori per i cellulari, sicurezza nella catena alimentare, l’etichettatura dei prodotti, il marchio CE che è garanzia di sicurezza, tessera sanitaria di un paese UE che consente di farsi curare a Madrid piuttosto che a Parigi o a Milano, Erasmus per gli studenti, risparmio energetico, roaming… sono solo alcuni esempi concreti delle tantissime cose fatte dalla UE che hanno migliorato la qualità della nostra vita.

Certamente ci sono anche aspetti che non vanno e quindi l’Europa va migliorata, ma teniamocela ben stretta questa UE perché perderla sarebbe un disastro. Lo stanno sperimentando i Britannici con la Brexit.

Due esempi di cose da cambiare: Maastricht ed i poteri e le competenze del Parlamento europeo. Per quanto riguarda il Parlamento, non è concepibile che una istituzione prevista per fare le leggi, non abbia potere di iniziativa legislativa, che spetta alla Commissione, organo di fatto di governo: questa riforma è urgente ed importante.

La seconda riforma è per avere un governo non solo della moneta ma un governo dell’economia. E qui arrivano altri problemi seri. Quando iniziarono i problemi? Può sembrare un paradosso ma avvenne con il Trattato di Maastricht entrato in vigore nel ’93 . Ce lo ha spiegato benissimo Giuliano Amato in un articolo su Mondo Operaio del settembre scorso.

Maastricht stabilì che avremmo avuto la moneta unica e un’unica banca centrale per gestire l’euro arrivando ad un livello di integrazione dove non eravamo mai arrivati, ma pagammo caro questo coraggio rinunciando ad attribuire alle istituzioni europee maggiori competenze per le politiche economiche e fiscali. Queste competenze rimasero nelle mani dei singoli governi con l’unico impegno di coordinarle. Che vaghezza! Fu n errore che stiamo pagando pesantemente.

Sono un paio di esempi cui se ne possono aggiungere molti altri, primo fra tutti il cambio delle regole di Dublino per l’immigrazione.

Le elezioni europee del 26 maggio sono una prova difficilissima: per la prima volta, in oltre 60 anni di Europa e 40 anni di voto diretto del Parlamento europeo, ci troviamo a fronteggiare il sovranismo, il populismo, il nazionalismo identitario. Soprattutto è difficile prevedere come sarà il futuro dell’Europa se queste forze avranno una buona affermazione.

Quindi ci aspettano tre impegni:

prima di tutto convincere il maggior numero di persone ad andare a votare, poi spiegare perché votare per un partito che non sia anti-europeo; infine invitare a votare la lista che all’Europa chiede di ritornare a fare quelle politiche coerenti con la sua storia di solidarietà che hanno reso il suo modello sociale e di convivenza, unico nel mondo.

Noi socialisti dobbiamo partecipare a queste elezioni pensare con una lista che metta al centro del suo programma politiche per riaffermare il modello sociale europeo che è unico nel mondo; che sia impegnata a costruire con tutti e tutte coloro che lo condividono, il progetto per gli Stati Uniti d’Europa, ricordando Colorni; che tenga ferma la nostra appartenenza alla famiglia del Socialismo europeo; che sostenga il candidato per la presidenza della Commissione europea che abbiamo sc alto insieme: Frans Timmermans. Sulla base di queste indicazioni i, siamo impegnati a promuovere un’alleanza larga che garantisca pari dignità a tutte le componenti. Vediamo chi ci sta.

Un solo accenno ai temi di politica estera, anche se meriterebbero ben altra attenzione. Parto dal Venezuela dove Juan Guaidò, presidente ad interim secondo i dettami della vigente Costituzione venezuelana, che Maduro ha tentato di delegittimare come presidente del Parlamento interdicendolo per quindici anni dalle cariche pubbliche, sta lavorando per riportare la democrazia nel suo Paese. Juan Guaidò, iscritto al partito Voluntad popular membro dell’Internazionale Socialista, sta lavorando per il suo Paese con grande coraggio e correndo grandi rischi: il suo capo di gabinetto Roberto Marrero è stato arrestato nei giorni scorsi e accusato di terrorismo (sono stati fatti trovare mitra e granata in casa). Noi siamo un paese con molti legami con il Venezuela e noi socialisti abbiamo un legame ancor più forte per la comune appartenenza alla stessa famiglia politica, l’Internazionale Socialista. Ne siamo orgogliosi!

Il secondo tema su cui voglio richiamare l’attenzione è quello del conflitto israelo-palestinese, all’origine di tante tensioni che vanno ben al di là del Medio Oriente. Lo richiamo perché c’è un fatto recente che acuisce ulteriormente il livello delle tensioni nella regione: il presidente USA Donald Trump ha firmato un proclama presidenziale che riconosce le alture del Golan come territorio israeliano. E’ una decisione che va contro il diritto internazionale e in particolare contro le risoluzioni adottate dal Consiglio di Sicurezza dell’ONU che prevedono non sia possibile annettersi territori attraverso le guerre. Noi socialisti, membri dell’Internazionale Socialista continueremo a lavorare per la soluzione che prevede due Stati Israele e Palestina che convivono in pace, riconoscendosi nella sicurezza reciproca.

Politica internazionale, politica dei diritti e in particolare dei diritti delle donne: immaginate voi quanto mi è di sofferenza non poter essere a Verona oggi a manifestare contro il Congresso mondiale della famiglia, organizzato dal ministro Fontana, compagno di partito di Salvini che predica che il ruolo naturale delle donne è “volto alla promozione e al sostegno della vita e della famiglia”. Mi ricorda tanto le politiche di Mussolini che imponevano alle donne l’esclusivo ruolo di madre-casalinga facendo della maternità oggetto di pubblica esaltazione, a sostegno della forza nazionalista dello Stato. Noi siamo incamminati su questa via: gli attacchi alla 194 si ripetono e ora c’è persino una proposta di legge del leghista Stefani che -lo dice lui stesso- intende contrastare l’applicazione della 194, perché usata come contraccettivo. E propone l’istituto dell’adozione concepita. Si adottano i feti!!! perché da quando c’è la 194 mancano all’appello sei milioni di bambini che avrebbero impedito il sorgere della crisi demografica. Esattamente come Mussolini. Per non parlare dell’odioso ddl Pillon volto a rendere impossibile per le donne la separazione e il divorzio.

Ancora sulle politiche per le donne: gli stessi leghisti, Salvini in testa, chiedono la riapertura delle case chiuse.

La battaglia di civiltà per la chiusura delle case chiuse porta il nome di una donna socialista, la senatrice Lina Merlin che lavorò per quasi dieci anni per vincere la battaglia di civiltà contro “l’infame schiavitù del nostro secolo”. Sono, queste ultime, parole del presidente Mattarella pronunciate ricordando le battaglie portate avanti negli anni cinquanta della senatrice socialista. Un monito per chi volesse mettere in discussione la libertà femminile e la legge Merlin. Noi, del partito di Lina Merlin continuiamo a tenerci stretta questa legge perché difendiamo i diritti e le liberà femminili.

Europa, politica estera, politiche femminili, ed ora il nostro partito e il nostro congresso.

Quasi dovunque si parla di obsolescenza dei partiti politici ma ad oggi sono l’unico strumento intermedio della rappresentanza. Anche i partiti, come l’Europa, dobbiamo tenerceli stretti con l’impegno a migliorarli.

Il nostro partito: siamo l’unico partito della cosiddetta prima repubblica che, pur fra mille difficoltà, continua a vivere grazie soprattutto alla presenza sul territorio, agli amministratori locali, qualche parlamentare, sempre meno per la verità, Mondoperaio e l’Avanti. A questo proposito, dobbiamo un grazie immenso a Gigi Covatta, a Mauro del Bue, alla ridottissima redazione dell’Avanti che fa miracoli, ma i miracoli non possono durare sempre. E grazie anche all’appartenenza al PSE e all’Internazionale Socialista che ci hanno garantito il riconoscimento europeo ed internazionale.

Le proposte sulla riforma del partito che sono state avanzate nelle due mozioni quasi si sovrappongono: la mozione uno, che ho sottoscritto, mozione parla della necessità di “approdare a nuovi modelli organizzativi capaci di conciliare la presenza territoriale del PSI con una maggiore dinamicità di iniziativa” e di “possibilità di partecipazione “digitale”; nell’altra di “semplificazione dei livelli territoriali, snellimento delle procedure interne, apertura alle nuove tecnologie per il costante coinvolgimento degli iscritti nelle attività interne ed esterne del PSI.

Di diverso, ma non originale perché già nel passato lo abbiamo proposto, c’è nella mozione due l’idea dell’ampliamento della base socialista italiana, ricomprendendo anche gli iscritti a ben selezionate associazioni tematiche o di ispirazione riformista che intendano dialogare con il partito”.

Sono d’accordo con questi contenuti ma il problema è poi passare dalle enunciazioni alla scrittura della riforma, soprattutto alla sua messa in pratica..

E allora chiedo ai protagonisti delle due mozioni e alle giovani generazioni di dirigenti di unire le forze perché sappiano fare meglio di quanto noi siamo stati capaci di fare. Me lo auguro e lo auguro al nostro partito mentre ringrazio il segretario nazionale Nencini per il suo lavoro di oltre dieci anni. Mentre ringrazio Riccardo per aver portato così a lungo questo peso, non posso non ricordare e dire un grazie affettuoso e addolorato a Emanuele Pecheux che ci ha lasciati a fine febbraio. Sentiamo la sua mancanza in questo congresso.

Ho iniziato parlando di Europa e vorrei finire con lo stesso argomento citando il contenuto di una lettera che Turati scrisse ad Anna Kuliscioff dal Congresso di Marsiglia dell’Internazionale Socialista di quasi un secolo fa: Scriveva Turati: “Preconizziamo la Federazione europea… per evitare che l’Italia sia fuori dall’Europa e lontana ugualmente da tutti i paesi civili”. Frase di un’attualità impressionante.

Infine un sintetico bilancio di questi decenni in cui le istituzioni europee ci hanno accompagnati a partire dai Trattati di Roma. E’ un bilancio fatto di quattro numeri: 7, 30, 50, 70: siamo il 7% della popolazione mondiale, produciamo il 30% del PIL mondiale, spendiamo il 50% dell’intera spesa sociale del mondo e abbiamo goduto di 70 anni di pace. Non male come bilancio, vero? E allora facciamoli questi Stati Uniti d’Europa.

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