martedì, 27 Ottobre, 2020

Massimo Seri: alternativi ai populismi di destra e di sinistra

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Le Marche sono l’unica regione ad aver cambiato colore politico. Dopo 25 anni di governo di centrosinistra, infatti, a guidare la Regione sarà ora Massimo Seri, presidente espresso da Fratelli d’Italia e che ha vinto con 361.186 voti pari al 49 per cento dei suffragi.
Lo sconfitto, Maurizio Mangialardi, sindaco di Senigallia, che si è fermato al 37,29 per cento con 274.152, era sostenuto da una coalizione composta da Partito Democratico, Marche Coraggiose, Rinasci Marche, Le Nostre Marche, Il Centro con Mangialardi, Lista Mangialardi Presidente e da un quartetto composto da Partito Socialista, Italia Viva, Democrazia Solidale e Civici Marche. I cinque stelle hanno preferito ballare e perdere da soli, raccattando un mesto 8,6 per cento.

 

Una sonora sconfitta, che ha ringalluzzito il centrodestra a livello nazionale, che ne ha approfittato per dimenticare la previsione del 7 a 0 con cui ha impostato la campagna elettorale, e che apre nuovi scenari nella Marche con il centrosinistra che dopo 25 anni dovrà inventarsi modi creativi per fare opposizione e recuperare voti.

 

Ne abbiamo parlato con Massimo Seri, segretario regionale socialista delle Marche.

 

Quali sono le ragioni di questa pesante sconfitta del Pd e del centrosinistra che, lo ricordiamo, ha governato le Marche per venticinque anni di fila?
«E’ vero che le Marche da sempre sono rappresentative dell’andamento politico nazionale, un po’ per la loro posizione geografica, e un po’ retaggio culturale, ma numeri di questa sconfitta ci dicono che oltre al” vento nazionale” c’è qualcosa di più, c’è un elemento di oggettivo e profondo scontento nella popolazione.
La crisi economica che si era abbattuta sui nostri distretti dieci anni fa lasciando in diverse aree livelli di disoccupazione mai registrati negli ultimi decenni, e dalla quale il sistema territoriale stava con fatica cercando di risollevarsi, è stata fortemente accentua dal terremoto. La fase di ricostruzione post sisma si è arenata e questo ha comportato per le popolazioni disagi e frustrazioni. I problemi e le carenze infrastrutturali che già da prima pesavano sulla Regione con il terremoto sono diventati ancora più pesanti per imprese e persone. Relativamente alle infrastrutture, se poi consideriamo la situazione dei collegamenti ferroviari e il fatto che la terza corsia dell’A14 che si ferma oggi a Civitanova, il quadro che ne ricaviamo non è dei migliori. A queste problematiche si è inoltre sommato lo scontento derivante da un settore particolarmente sensibile per i cittadini: quello sanitario. Infatti la visione della sanità portata avanti in questi anni, basata sulla costruzione di ospedali unici provinciali, ha diminuito i livelli di servizi sul territorio penalizzando particolarmente gli abitanti delle vallate dell’interno e dei comuni montani.
Solo in ultima battuta aggiungerei le difficoltà della politica spesso più concentrata nel trovare un equilibrio tra le diverse componenti che nell’elaborazione di proposte e riforme convincenti».

 

Come sono andati i candidati socialisti?
«Il partito socialista in queste elezioni ha lavorato per contribuire alla costruzione di un polo riformista, alternativo ai populismi di destra e di sinistra, in un rapporto privilegiato con Italia Viva assieme alle esperienze civiche di Demos Marche.
Cinque anni fa i Socialisti corsero con i Verdi, Italia dei Valori e altre liste civiche nel contenitore Uniti per le Marche contribuendo ad eleggere ben due consiglieri espressione del PSI.
Purtroppo in queste elezioni regionali 2020 non si è riusciti a replicare il precedente risultato del 2015 nonostante il buon lavoro fatto dai consiglieri uscenti e i profili dei candidati conosciuti, stimati e fortemente legati al sociale.
Quest’esperienza, mutuata peraltro da quanto già in corso a livello nazionale, non ha confermato in regione le aspettative e pone pertanto al PSI l’obbligo di una rinnovata riflessione su come proseguire nella Regione Marche, ma non solo, la ricerca e l’affermazione di un progetto riformista in linea con la sua storia».

 

Quali sono i problemi più urgenti che dovrà affrontare il nuovo Consiglio?
«Inevitabilmente i temi resteranno quelli che erano già sul tavolo di Ceriscioli: ricostruzione post sisma, riforma del sistema sanitario regionale, adeguamento e ammodernamento delle infrastrutture. Temi che hanno penalizzato per l’infelice gestione la coalizione di centrosinistra nonostante la buona gestione dell’emergenza Covid-19 e che costituiranno il banco di prova per la coalizione di destra a guida Acquaroli».

 

Come far sentire la voce del Psi in regione?
«Il Psi, nonostante l’insoddisfacente esito elettorale, non dovrà perdere il suo slancio e dovrà continuare a comunicare la sua visione riformatrice della società attraverso i suoi esponenti territoriali e i sindaci tutt’ora in carica con particolare riferimento a Fano e Loreto. Esperienze che confermano, laddove i candidati socialisti mettono la loro faccia ed esperienza, il consenso dell’elettorato, il quale risponde in misura convinta».

 

Quale sarà il ruolo dell’opposizione e il ruolo del Psi all’interno del centrosinistra?
«Il ruolo del Psi non potrà che essere quello di vigilare sull’operato della nuova amministrazione regionale chiamata ora, non più sul piano della propaganda elettorale, ma sul piano della concretezza amministrativa a mantenere le promesse elettorali, oltre naturalmente a svolgere un ruolo attivo, di spinta e di sprone per ricostruire, dopo questa pesante sconfitta elettorale, un campo largo di tutti i progressisti e riformisti con l’obiettivo di ritornare a riconquistare la fiducia degli elettori marchigiani».

 

Antonio Salvatore Sassu

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