lunedì, 28 Settembre, 2020

Intervista a Sallusti dopo l’ordine di carcerazione. Avanti! difende la libertà d’espressione

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«Ricevuto ordine carcerazione». Così, dal suo account Twitter, Alessandro Sallusti, direttore de Il Giornale, ha annunciato la comunicazione che potrebbe rappresentare l’epilogo della sua storia giudiziaria che rischia di concludersi con il carcere. «Ora vado in galera» ha detto il giornalista che, da oggi, ha 30 giorni per chiedere di beneficiare di misure alternativa al carcere. Ma, come ha spiegato in un’intervista esclusiva lo stesso Sallusti all’Avanti! «non è chiaro se debbano trascorrere i 30 giorni previsti per permettere al condannato di decidere in merito ai benefici previsti dalla legge, visto che ho detto espressamente che non ne usufruirò». L’ordine di carcerazione intanto è stato ricevuto dal diretto interessato.

NOTA CONGIUNTA DEL SEGRETARIO DEL PSI RICCARDO NENCINI E DEL DIRETTORE DELL’AVANTI! GIAMPIERO MARRAZZO – «Il giornale politico più antico d’Italia, il glorioso Avanti!, che ha sempre condotto battaglie di civiltà e di libertà, nonostante rappresenti una storia politica lontana da quella di Sallusti, pure questa volta si schiera a favore della libertà di stampa e d’espressione. Quindi, anche della sua».  A dichiararlo, in una nota congiunta, sono Riccardo Nencini, segretario nazionale del Psi, e Giampiero Marrazzo, direttore responsabile del quotidiano socialista “Avanti!”.

MANCANZA DI CAPACITA’ E VOLONTA’ POLITICA – «La speranza che la politica fosse capace di trovare una soluzione sta naufragando per mancanza di volontà e di capacità» ha premesso Sallusti nell’intervista. «Io non chiedevo una norma ad personam, ma che venisse ripristinata una banale legge liberale che dicesse che per le opinioni nessuno può andare in carcere. Così non è, ma è peggio. Perché in questi giorni, discutendo in Parlamento di questa legge, c’è chi ha inserito un codicillo che permette ai presidenti delle Province di candidarsi alla Camera o al Senato, ed è chiaro che di fronte ad atteggiamenti del genere non posso permettere che la politica più cialtrona si nasconda dietro a una legge di libertà e dietro al mio nome».

Direttore le è stato notificato l’ordine di carcerazione. Lo ha definito come il risultato di una politica incapace.

Credo che alla luce del caso che mi vede protagonista la classe politica di questo Paese avesse il dovere di portare l’Italia almeno agli standard di civiltà giuridica di qualunque altro paese Occidentale, abolendo la galera per reati d’opinione. Oltretutto furono i politici, autonomamente, che nei giorni seguenti la condanna avevano preso l’impegno di modificare la normativa. Inutile dire che questo poi non è successo.

Perché non si è mantenuta la promessa?

Innanzitutto si è detto “no” alla possibilità di un decreto legge sul tema. Sarebbe bastato fare un comma in merito al punto della prigione perché era chiaro che andare in Parlamento significava cadere in un calderone dal quale non si sarebbe mai usciti.

Come mai ci si è infilati in questo vicolo cieco?

Io credo che noi giornalisti siamo cordialmente antipatici ai politici. Del resto è legittimo e, almeno nel mio caso, reciproco. Mi rendo conto che per loro non é simpatico aprire i giornali la mattina e trovare spiattellati i loro altarini. Io poi, tra l’altro, ho dei punti a mio sfavore perché sono particolarmente antipatico sia per il giornale che dirigo, visto come un simbolo del berlusconismo, sia per perché sono un rompipalle anche televisivo. Non proprio punti a mio favore. Ma, a prescindere da questi aspetti, si tratta di un classe politica non all’altezza del suo compito, dominata dall’ignoranza. Semplicemente non è possibile che questo Paese abbia ancora delle leggi che appartengono al codice fascista.

Cosa farà ora?

Aspetterò. Io sono il primo giornalista italiano che va in carcere e anche il primo condannato che rinuncia ai benefici di legge, dunque non è chiaro se debbano trascorrere i 30 giorni previsti per permettere al condannato di decidere in merito ai benefici stessi visto che ho detto espressamente che non usufruirò di questi.

Roberto Capocelli

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