lunedì, 19 Ottobre, 2020

Io sto con Buemi, Violante, Napolitano

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Non ho proprio incertezze sull’argomento. Parto dal presupposto che Berlusconi, secondo me, si dovrebbe dimettere e lasciare il governo dov’è. Non mischiare la sua situazione, anche se ritiene di aver subito un’ingiustizia, con i destini del Paese. Non capisco però che urgenza ci sia di toglierlo subito di torno. Il Pd è entrato in fibrillazione. La base scalpita. Non ha digerito la bocciatura di Prodi al Quirinale, ha sopportato a malincuore il governo di larghe intese, adesso si ribellerebbe all’idea di non avere subito lo scalpo del cavaliere nero, dopo tre sentenze della magistratura che, secondo i suoi dirigenti, non vanno mai né commentate, né tanto meno contestate. La verità è che quel che preme all’asse Buemi, Violante, Napolitano, è permettere che l’eliminazione istituzionale del leader del principale partito italiano, tuttora tale alla luce dei sondaggi, sia frutto di una corretta interpretazione della legge Severino. E metta al sicuro, per quel che si può, il governo del Paese, mettendo nel contempo al riparo l’Italia da avventure e rischi gravissimi. Oggi i giuristi sono divisi sulla retroattività delle prescrizioni normative della legge. Oltre tutto la Corte d’appello, alla quale è rinviata la quantificazione degli anni di esenzione dai pubblici uffici del condannato, dovrà riunirsi il 19 ottobre e la Cassazione poco dopo dovrà essere chiamata ad approvare la nuova sentenza. Qualsiasi sia il risultato della giunta delle autorizzazioni a procedere del Senato, chiamata a decidere sugli effetti della Severino, la nuova sentenza farà piazza pulita di ogni dubbio. Perché allora non rinviare il tutto alla Corte costituzionale affinché definisca la retroattività o meno della legge Severino? Le due decisioni si accavalleranno. C’è un solo vantaggio politico da questa scelta. Qualora il Pdl accedesse a questa determinazione, che costituisce la prima eccezione contenuta nella relazione Augello, dovrebbe poi accettarne anche le conseguenze. E la se la Corte, come ritengo probabile, dovesse dichiarare legittima la retroattività della Severino non potrà gridare al complotto e mettere in crisi il governo. Non vale la pena intraprendere questa strada e scegliere questa tempistica? Cosa impedisce questo? Dispiace dirlo, ma la risposta è che lo impedisce la situazione interna del Pd e la voglia di sbarazzarsi ad un tempo sia di Berlusconi, sia del governo Letta. Mi permetto di non essere d’accordo. E sono con Buemi, Violante e Napolitano, in buona, ottima compagnia.

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