martedì, 20 Agosto, 2019

Iorio: Orgoglio, coraggio, fantasia per il nuovo PSI

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“Direi che la nostra richiesta di celebrare un congresso su mozioni contrapposte abbia una motivazione primaria. Quella di chiedere una profonda discontinuità con la gestione precedente”. Lo afferma Luigi Iorio, candidato alla segreteria del Psi con la mozione “Identità socialista per cambiare davvero”.
“Al di là del giudizio sui risultati elettorali, che parlano da soli, la necessità del cambiamento è evidente a tutti. ‘Rinnovarsi o perire’, diceva Pietro Nenni, e questo credo sia drammaticamente vero per il PSI di oggi. Altra urgenza per il PSI è quella di lavorare con grande impegno per la ricostruzione della nostra comunità. Abbiamo detto basta a settarismi ed emarginazioni che hanno provocato tanti abbandoni. Dovremo andare a cercare i compagni uno ad uno e chiedergli di aiutarci a ricostruire un Partito aperto e inclusivo, dove si riprenda il gusto di portare avanti battaglie politiche comuni. Poi c’è il tema dell’autonomia politica. L’autonomia è la linfa vitale del PSI, bisogna puntare a presentare nostre liste e il nostro simbolo in ogni elezione, uscendo in particolare dalla subalternità nei confronti del PD. Ovviamente nella mozione sono contenute numerose proposte in relazione ai vari problemi del nostro Paese, mi limito solo ad indicare quella che a nostro parere deve diventare l’assoluta priorità dell’azione dei socialisti: il lavoro. Mi sono permesso di aggiornare la splendida parola d’ordine di Brodolini: da una parte sola, dalla parte dei lavoratori, come diceva lui, ma anche dalla parte di chi cerca e di chi crea lavoro.

La sinistra italiana sta passando il punto di minore popolarità della sua storia, mentre sovranismi e populismi volano nei sondaggi e nelle urne. Secondo te è ancora possibile parlare di centro sinistra oggi?
Certamente si, non ho dubbi. Il centro sinistra ha subito una dura sconfitta, in larga parte dovuta ad una certa insensibilità di fronte alle gravissime difficoltà dei cittadini e delle imprese colpiti dalla crisi economica. Accanto all’inutile tentativo di nascondere la gravità della situazione, dipingendo come gufi coloro i quali la evidenziavano, la sinistra e in particolare il PD hanno pagato l’atteggiamento arrogante, anche nei confronti dei propri alleati. Sono convinto che si sia fatta strada la consapevolezza di questi errori. Lo dimostra l’elezione di Zingaretti, ma anche il lavoro di ricomposizione dell’area liberaldemocratica e riformista cui stanno lavorando Emma Bonino, Carlo Calenda ed altri, così come il lavoro di Speranza e Scotto sul fronte laburista. Il cantiere del centro sinistra è insomma in piena attività e sono convinto che qualche segnale si coglierà già in occasione delle elezioni europee.

Le primarie del Pd hanno dato al partito democratico una fisionomia nuova. Sembra chiudersi in quel partito la stagione dell’uomo solo al comando per tornare ad una visione allargata del centro sinistra. In questo scenario quale può essere il ruolo dei socialisti?
Do un giudizio positivo sull’evoluzione in atto nel Pd e sono convinto che Zingaretti avrà un atteggiamento di rispetto nei confronti degli alleati, ben diverso da quello di Renzi. Ma questo non significa che il PD regalerà spazi politici ad alcuno. I socialisti devono ripartire non da alleanze furbesche, alchimie politiciste e tantomeno da atteggiamenti parassitari. Devono invece riuscire a recuperare il rapporto con la loro area elettorale tradizionale. Quella sensibile alle battaglie per il lavoro, per la scuola e la sanità pubblica, per i diritti. L’illusione di guadagnare spazi di rappresentanza istituzionale senza misurarsi con i voti dei cittadini è definitivamente naufragata alle ultime elezioni politiche. Voltare pagina non è una delle opzioni, è un obbligo.

Le elezioni europee secondo te possono essere l’inizio di un percorso allargato del centrosinistra?
Le elezioni europee si svolgono con il sistema elettorale proporzionale con voto di preferenza, che tra l’altro è il sistema che gli italiani preferiscono. È un sistema che piace ai socialisti perché tutela l’autonomia e non costringe a coalizzarsi. Se non fosse stato inserito già da qualche anno uno sbarramento elettorale alto, sarebbe stata l’occasione ideale per mettere alla prova una lista del PSI. Personalmente credo che si possa rinunciare all’autonomia del simbolo solo in cambio della ragionevole possibilità di eleggere uno o più socialisti al Parlamento europeo. Sarei contrario ad una donazione di voti, come si fece cinque anni fa, senza possibilità di elezione. Ma, rispondendo alla tua domanda, le elezioni europee non sono il momento migliore per verificare lo stato di salute delle coalizioni, in quanto ciascuno correrà per suo conto. Tuttavia sono convinto che i rapporti tra le varie liste di centrosinistra saranno sereni e collaborativi e che, cosa ancora più importante, nel voto della regione Piemonte e delle migliaia di Comuni chiamati al rinnovo, la coalizione di centrosinistra fornirà una prova importante di solidarietà.

Puoi darci un giudizio su quanto fatto dal governo in questi mesi? Quanto è concreto il rischio l’Italia di rimanere isolata in Europa?
L’isolamento non è un rischio. È una certezza. E’ già in atto. Ed è conseguenza dell’atteggiamento del nostro governo che considera l’Europa non una risorsa, un campo comune nel quale garantire gli interessi legittimi della nostra comunità nell’ambito di una crescita equilibrata di tutti, bensì un avversario col quale ingaggiare continui conflitti. Per questo, e non solo per questo, il mio giudizio su questo governo è assolutamente negativo, senza se e senza ma. Si tratta di un governo senza bussola, frutto di un mediocre compromesso di potere tra due partiti di opposta ispirazione, che dopo meno di un anno di collaborazione sono già alle reciproche accuse di irresponsabilità. Sono sicuro che i Cinquestelle pagheranno già alle prossime europee un prezzo salato per l’inadeguatezza della loro azione di governo, ma le difficoltà arriveranno anche per Matteo Salvini. Quello che preoccupa molto è che questo governo di incapaci e improvvisatori farà danni incalcolabili all’economia del nostro Paese, alle famiglie, alle imprese.

In definitiva, comunque vada il Congresso, una nuova generazione prenderà in mano le sorti del PSI. Da dove cominciare l’operazione rilancio?
Purtroppo partiamo da un’eredità molto pesante, e quindi, come ho già detto bisogna partire dalla discontinuità. Nencini ha scritto di aver lasciato un PSI con i conti in ordine ma la verità è che lascia un PSI debole e isolato. Lo voglio ribadire con forza. Si discute molto a sinistra di alleanze per le prossime elezioni europee ma dal dibattito emerge purtroppo una realtà: quella del nostro assoluto isolamento politico che ha già prodotto risultati negativi nelle ultime regionali, dall’Abruzzo alla Sardegna, con zero eletti. L’ isolamento in cui ci troviamo segue il fallimento segnato alle ultime elezioni politiche dove la lista “insieme” ha raccolto lo 0,6 per cento, per i socialisti si è trattato del peggior risultato della loro storia centenaria, e come se non bastasse verdi ed ulivisti con i quali la lista era nata ci hanno abbandonato per schierarsi con Pizzarotti. L’unica iniziativa presa in questi mesi è stata quella di resuscitare la Rosa nel pugno, ideata dodici anni fa da Emma Bonino ed Enrico Boselli, ma allora c’era un’altra Italia, ben diversa da quella di oggi. La nuova generazione deve partire dall’esempio che ci hanno dato i nostri grandi predecessori, da Pertini a Craxi a tutti gli altri. Deve partire dal coraggio e dalla fantasia, dal dialogo e dall’orgoglio. Se ce la mettiamo tutta possiamo farcela.

Daniele Unfer

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