sabato, 31 Ottobre, 2020

IPOCRISIA PUBBLICA DEI PARTITI

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Una questione che ci trasciniamo dai tempi di Tangentopoli e che rivela quanto sia inverosimile anche solo pensare che i partiti possano essere sostenuti da qualche simpatizzante.
Dopo l’abolizione del finanziamento pubblico ai partiti e i diversi modi trovati per andare avanti, adesso la magistratura interviene con un’inchiesta sulla fondazione Open che sovvenziona l’organizzazione di Matteo Renzi.
Il principale finanziatore di Matteo Renzi, l’avvocato Alberto Bianchi, e il suo amico Marco Carrai sono indagati per traffico di influenze e finanziamento illecito ai partiti in un’inchiesta della procura di Firenze. L’inchiesta si è concentrata in particolare sul ruolo della Fondazione Open, creata da Bianchi per finanziare l’attività politica di Renzi e famosa per aver organizzato i raduni della Leopolda, gli appuntamenti annuali della corrente di Renzi all’interno del PD. I magistrati stanno indagando in particolare sui rapporti tra Bianchi e gli imprenditori che finanziavano la fondazione e su quelli tra la fondazione e i parlamentari renziani.
Il senatore di Rignano però mette “i puntini sulle i” su Twitter.
“Noi abbiamo seguito le regole delle Fondazioni – scrive l’ex premier – I due giudici fiorentini dicono che open era un partito (!). Chi decide come si fonda un partito? la politica o la magistratura? Colpisce il silenzio di commentatori sul punto, decisivo per la democrazia di un paese. Tutti zitti?”. E in un altro tweet aggiunge: “Entrate e Uscite di #Open sono tutte tracciate. Trasparenza al massimo. Magari le altre fondazioni fossero state trasparenti come Open”.
L’indagine è all’inizio, ma tocca ricordare che quasi tutti i partiti utilizzano una fondazione per raccogliere finanziamenti da usare nell’attività politica.
Nonostante i suoi continui attacchi a Matteo Renzi, Matteo Salvini stavolta non ha commentato la vicenda, forse perché mai come nessuno il suo Partito si è visto dilazionare un debito di 49 milioni di euro in 80 anni.
“Ben venga un bel dibattito pubblico, in Senato, sulle modalità di finanziamento della politica, almeno contiamo i marziani e gli ipocriti. Lo auspichiamo da anni, da quando chiedemmo prima una Commissione d’Inchiesta su Tangentopoli poi, più di recente, chiedendo di regolare con legge l’art. 49 della Costituzione, proprio la norma che riguarda i partiti. Collezioneremo il terzo no, ci scommetto”. Così in una nota il senatore del Psi Riccardo Nencini.
Paradossale appare invece l’intervento al proposito di ieri da parte dell’attuale ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, che chiede una commissione d’inchiesta e cavalca la notizia. “Oltre al traffico di influenze illecite, sarebbero contestati anche i reati di riciclaggio e auto-riciclaggio – sottolinea il leader di M5s sull’inchiesta fiorentina -. Non è la prima volta che succede una cosa simile. È evidente che c’è un problema serio per quanto riguarda i fondi e i finanziamenti che ricevono i partiti che finalmente abbiamo disciplinato con la nuova legge anticorruzione”.
Eppure anche sul Movimento non è chiaro da dove provengano i finanziamenti. Gli introiti del Movimento sono frazionati, inintercettabili. Un esempio, locale ma emblematico. Per la corsa al Campidoglio, Virginia Raggi nel 2016 ha raccolto circa 225 mila euro. Ma ne ha dichiarato la provenienza solo per un terzo, 70 mila euro, trincerandosi per il resto dietro la privacy che copre i contributi di privati sotto i 5 mila euro. Cioè non si potrà mai dire chi l’ha finanziata.
Insomma il finanziamento ai partiti è una questione bipartisan, che riguarda tutti e potrà essere chiara solo se, appunto pubblica. Non è un caso infatti che sia non solo disciplinato, ma previsto dalla Costituzione.

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