lunedì, 18 Novembre, 2019

Ipotesi di nuova legge elettorale

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A me sembra valere la regola generale che le sorti, o fortune, di un partito, dipendono largamente dalla sua attitudine a saper concepire ed avanzare proposte concrete e realistiche per dar risposta e soluzione all’una e altra questione che via via investe la vita del Paese, e per una forza politica “minore” detta dote, o “qualità”, potrebbe addirittura incidere sulla sua sopravvivenza, quale entità autonoma, e come tale riconoscibile dal corpo elettorale (aspetto che non mi sembra affatto irrilevante).

Oggi si sta discutendo da più parti sulla ipotesi di una nuova legge elettorale, che qualcuno vorrebbe di tipo totalmente maggioritario, in nome della governabilità, mentre altri sostengono la tesi opposta, col preferire un impianto proporzionale, peraltro con elevata soglia di sbarramento allo scopo di “semplificare” il quadro politico, riducendo il numero dei “contendenti”, dissuasi dalla soglia, o quello di quanti arrivano a superare la prova delle urne (c’è però chi dice che la soglia serve ad ingrossare le fila dei “maggiori”).

Sistema maggioritario e proporzionale

Nel primo caso possono essere valorizzati “numericamente” anche i partiti “minori”, perché in un sistema maggioritario possono tornare utili anche le loro piccole percentuali, al fine di ottenere un “voto in più” rispetto agli avversari, ma la loro identità di fatto si annulla e scompare, anche perché non possono presentarsi col proprio simbolo, ossia col “vessillo” che li identifica e distingue (potranno semmai ottenere il candidato in qualche buon collegio uninominale, ma è ovviamente tutt’altra cosa rispetto alla “visibilità” del simbolo).
Il proporzionale garantisce sulla carta la rappresentanza, ma poi si scontra “inesorabilmente” con la soglia, e col “voto utile”, il che può indurre più d’uno a scegliere un partito “maggiore” per non disperdere il proprio voto, tanto che può essere difficile per un partito minore optare per l’una o altra formula, al punto da astenersi dal prendere posizione, lasciando così ad altri di decidere, ma io credo invece che una forza politica, pur piccola che sia, non possa affatto estraniarsi dal dibattito su un tema come questo.

Presidenzialismo od elezione diretta del Premier
Come ho già avuto modo di scrivere, pur senza pretesa di essere nel giusto, io punterei sul presidenzialismo – dietro riforma costituzionale – o comunque sull’elezione diretta del primo Ministro, con relative candidature sostenute da partiti singoli o in coalizione che si presentano col rispettivo simbolo, poi si tratterà di vedere quale deve essere la percentuale minima di consenso ricevuto per permettere al “vincitore” di governare, nel senso che dovrebbe essere comunque espressione di una “quota” significativa del Paese.
In tale “schema”, dove la governabilità è assicurata, la soglia di sbarramento perde di fatto importanza – tanto da poterla escludere o abbassarla – specie se la norma prevedesse che i voti non vengono perduti, ove insufficienti ad avere almeno un eletto, perché restano all’interno della coalizione, il che depotenzierebbe il problema “voto utile”, e sempre a mio modesto avviso, se al Premier venisse concesso di poter sciogliere le Camere, mi parrebbe un modo per “tener sotto controllo” gli eventuali “cambi di casacca”.

Paolo Bolognesi

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