lunedì, 18 Novembre, 2019

Iran, condannato a morte ricercatore per spionaggio

1

ahmadreza_djalali_c_facebookAhmadreza Djalali, il ricercatore iraniano in carcere dal 25 aprile 2016 perché accusato di spionaggio, è stato condannato a morte. Lo riferisce oggi il quotidiano svedese “The Local”. Djalali ha lasciato l’Iran otto anni fa per proseguire in Europa la sua attività professionale. Tra il 2012 e il 2015 ha lavorato anche presso il Crimedim di Novara, il centro di ricerca in medicina dei disastri dell’Università del Piemonte Orientale. Poi si è trasferito a Stoccolma, dove è residente e vive con la famiglia, da dove collaborava ancora con il centro di ricerca italiano.

Il processo è iniziato alla fine dello scorso mese di agosto, dopo 16 mesi di detenzione e la ricusazione dell’avvocato di Djalali da parte del giudice. Il tribunale non ha impiegato molto per emettere un verdetto di colpevolezza.

Nei suoi confronti si è levata in questi mesi una vera e propria mobilitazione internazionale, che ha portato alla raccolta di oltre 220 mila firme in tutto il mondo. Amnesty International ha avviato un’azione urgente e i figli di 5 e 14 anni, che vivono in Svezia con la mamma, si sono rivolti anche a Papa Francesco. “Francesco aiuta il mio papà a tornare a casa, non lasciarlo morire in prigione…”, era stato il loro appello al Papa via Facebook. Appelli e mobilitazioni che ora dovranno moltiplicarsi per impedire che la condanna porti Djalali verso l’esecuzione.

Massimo Persotti

Leggi anche:
Iran, ricercatore rischia l’esecuzione per spionaggio

Firma l’appello sul sito di Amnesty International

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply