giovedì, 21 Marzo, 2019

Iran. Difende i diritti: frustate e carcere ad attivista

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Ancora una condanna per Nasrin Sotoudeh, l’avvocatessa e attivista iraniana colpevole secondo le organizzazioni umanitarie solo di aver difeso attivisti, oppositori e le iraniane finite in manette per essersi tolte il velo in pubblico. Questa volta la punizione è esemplare: 33 anni di carcere e 148 frustate che vanno a sommarsi alla precedente condanna emessa nel settembre 2016. Complessivamente, la donna dovrà scontare 38 anni di prigionia e 148 frustate. “Questa condanna è sconvolgente, Sotoudeh ha svolto il suo pacifico lavoro in favore dei diritti umani, compresa la difesa legale di donne sotto processo per aver sfidato le degradanti leggi sull’obbligo del velo”, ha dichiarato Philip Luther, direttore delle ricerche sul Medio Oriente e sull’Africa del Nord di Amnesty International. Tre anni fa, Sotoudeh era stata condannata dalla 28esima corte rivoluzionaria di Teheran – al termine di un “processo irregolare” secondo Amnesty International – a cinque anni. Questa volta, i capi d’imputazione sono sette, tra questi c’è incitamento alla corruzione e alla prostituzione, commissione di un atto peccaminoso, essendo apparsa in pubblico senza il velo, e interruzione dell’ordine pubblico. Vincitrice nel 2012 del premio Sakharov, la 55enne Sotoudeh è rinchiusa nel carcere di Evin dal 13 giugno 2018 ed è stata processata in contumacia a Teheran il 30 dicembre 2018 quando – secondo il marito – rifiutò di andare in aula perché le era stato negato il diritto alla scelta dell’avvocato. Nel 2010, la donna era già stata arrestata e condannata a 11 anni di carcere, pena ridotta in appello a sei anni. Nel settembre 2013, era stata rilasciata.

“Sconvolgente e vergognosa avvenuta dopo l’ennesimo processo irregolare”. È la pena più severa inflitta, negli ultimi anni, a un difensore dei diritti umani in Iran. Sotoudeh aveva difeso donne arrestate per essersi scoperte il capo in luoghi pubblici e aveva aspramente criticato il nuovo codice penale che consente, solamente a un ristretto numero di avvocati, di rappresentare imputati di crimini contro la sicurezza nazionale.

“Le norme vigenti in Iran sull’obbligo del velo violano chiaramente i diritti alla libertà di espressione e di religione e il diritto alla riservatezza”. L’organizzazione segnala come donne e le ragazze non possano mettere un piede fuori dalla porta di casa se non si coprono i capelli con un velo e le braccia e gambe con un abito non aderente e come, in caso contrario, a partire dai nove anni d’età, chi non lo indossa possa essere punita con una multa da pagare in contanti o con un periodo di carcere che va da 10 giorni a due mesi. Nella prassi, precisa Amnesty, le autorità iraniane impongono l’obbligo d’indossare il velo a partire da sette anni.

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