martedì, 25 Febbraio, 2020

Iran, dinamite in una polveriera

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Drone uccide capo militare di Teheran: venti di guerra tra Iran e Usa Nella notte, dopo l’ordine impartito da Donald Trump, un drone ha ucciso con un missile il 62enne generale Qassem Soleimani, considerato il numero due del potere iraniano. Era il capo delle milizie
al-Quds dei Guardiani della Rivoluzione, la forza d’élite dell’esercito della Repubblica islamica.
Inoltre, era un amico personale degli ayatollah e un modello politico per i giovani del Paese. Per il Pentagono Soleimani «stava progettando attacchi contro diplomatici e militari americani in Iraq e in tutta la regione». È durissima la risposta iraniana a quello che viene chiamato senza esitazioni «un atto di guerra». Il Leader Supremo, l’ayatollah Ali Khamenei, ha paventato «una dura rappresaglia». In queste condizioni la morte di Soleimani potrebbe scatenare un vero e proprio conflitto tra Stati Uniti e Iran. L’azione militare ha già causato un’impennata del prezzo del petrolio.
I missili, partiti dal drone Reaper, hanno centrato il convoglio di auto che aveva appena lasciato l’aeroporto. Nell’attacco è morto anche il vicecapo delle Forze di Mobilitazione popolare, la potente milizia filo-iraniana che è parte delle forze armate irachene. Soleimani era considerato dagli Stati Uniti l’uomo chiave del Paese degli ayatollah.

Negli ultimi due decenni il generale aveva guadagnato una grossa fama, quasi mitica, sia tra i suoi nemici sia tra i suoi sostenitori. «Gli iraniani e altre nazioni libere del mondo si vendicheranno senza dubbio contro gli Usa criminali per l’uccisione del generale Qassen Soleimani», ha affermato il presidente iraniano Hassan Rohani. «Tale atto malvagio e codardo è un’altra indicazione della frustrazione e dell’incapacità degli Stati Uniti nella regione per l’odio delle nazioni regionali verso il suo regime aggressivo». Trump, nel cuore della notte statunitense, ha postato una immagine della bandiera a stelle e strisce. Numerose critiche sono arrivate dagli avversari democratici. Joe Biden, ancora in corsa per un posto alle presidenziali, ha definito l’uccisione di Soleimani «un atto sconsiderato», come «gettare dinamite in una polveriera». Sia Obama che Bush avevano sempre escluso l’eliminazione del potente generale.

Durissima è la reazione di Nancy Pelosi, speaker della Camera dei Rappresentanti di Washington, che ha definito l’uccisione di Soleimani un «atto provocatorio e sproporzionato». «L’America e il mondo non possono affrontare una escalation delle tensioni fino ad un punto di non ritorno». Pelosi ha ricordato che il Congresso Usa non è stato consultato prima dell’ordine di attacco. L’ormai ex primo ministro iracheno Adel Abdul-Mahdi ha parlato di una «violazione di sovranità», affermando
che si tratta di una «pericolosa escalation». Abdul-Mahdi ha ricordato anche l’altra vittima dell’attacco, Abu Mahdi Al-Mohandes, numero due delle potenti milizie sciite, definendoli due simboli della vittoria irachena sullo Stato Islamico.

Questo atto, oltre a minare la fragile stabilità della regione, dimostra la grande incoerenza del 42° Presidente degli Stati Uniti d’America, che tra il 2011 e il 2012 scriveva «Obama attaccherà l’Iran per essere rieletto». Vedremo quale sarà l’epilogo di questa difficile situazione.

Amedeo Barbagallo

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