domenica, 17 Gennaio, 2021

Iran e Fakhrizadeh, accuse a Israele e il rapporto con gli Usa

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Mohsen Fakhrizadeh, considerato il padre della bomba atomica iraniana giovedì scorso è stato ucciso in un agguato da ignoti a Absard a una trentina di chilometri da Teheran. Lo scienziato stava guidando la sua auto quando è stato colpito ripetutamente da degli spari. Ha perso il controllo e la sua macchina si è fermata dopo aver sbattuto fortemente. Soccorso era ancora vivo ma i medici, una volta arrivato in ospedale, non hanno potuto evitarne la morte. La notizia si è diffusa rapidamente considerando la notorietà della vittima e le autorità iraniane, che in un primo tempo avevano negato l’accaduto alla fine, attraverso l’agenzia stampa ufficiale del regime, ne hanno dato notizia accusando Israele con la copertura Usa e indirettamente anche l’Europa che, secondo l’Iran non riesce a staccarsi da queste logiche e continua a coprire i misfatti di Netanyahu. È difficile in effetti non vedere la mano del Mossad, il servizio segreto israeliano, dietro l’uccisione di Fakhrizadeh. Questi era da tempo nel mirino israeliano. Già l’ONU nel 2011 lo aveva definito il capo del programma atomico iraniano. Il regime di Teheran ne aveva ammesso in l’esistenza solo da pochi anni ma lo aveva definito un ufficiale dell’esercito che lavorava come ricercatore all’Università. Una copertura per nascondere il suo vero ruolo di dotare l’Iran di un armamento atomico adeguato. Armamento illegale secondo gli Usa che proprio per questo con Donald Trump si erano ritirati dall’ accordo firmato in precedenza sul controllo della proliferazione di armi nucleari.
Il Presidente iraniano Hassan Rouhani ha esplicitamente accusato Israele dell’attentato terroristico eseguito, a suo dire, per sollevare il caos. Ma sempre a suo dire l’effetto sarà opposto e la risposta di Teheran sarà pesantissima. Rimane tutto da chiarire il rapporto, se esiste, tra l’uccisione di Fakhrizadeh e la delicata fase del post elezioni americane e della diatriba ancora in corso sul vincitore tra Biden e Trump. C’è chi vede un nesso derivato dal recente incontro in Arabia Saudita tra l’erede saudita al trono Mohammad Bin Salmann, Netanyahu e Mike Pompeo a cui avrebbe partecipato anche il Mossad. Sarebbe stato pianificato l’attentato con due obiettivi: far recedere l’intenzione di Trump di bombardare la centrale nucleare di Natanz cogliendo lo stesso obiettivo di inasprire la tensione tra Usa e Iran mettendo nei guai la futura Amministrazione Biden convinta di tentare di ripristinare il dialogo come aveva fatto a suo tempo Obama al tempo della sottoscrizione dell’accordo. Fantapolitica? Non tanto visto che è arrivata anche un’altra interpretazione dell’incontro proprio per non mettere nei guai l’erede saudita con parte del mondo arabo ostile sia agli Usa che a Israele. Il fatto è che, al contrario dell’uccisione precedente di alcuni scienziati iraniani ad opera dei servizi segreti di Tel Aviv, in questo caso il contesto sembra diverso e non solo relegabile al conflitto Israele Iran. Ne’ vi sono elementi che possano fare attribuire l’agguato omicida a membri del Mek (esercito di liberazione nazionale) che si oppone in Iran al regime teocratico sciita nato dopo la rivoluzione del 1979. La morte di Mohsen Fakhrizadeh potrebbe quindi inserirsi in un gioco internazionale che travalica il fatto stesso e che rende ancora più inquietante il contesto in cui è avvenuta.

Alessandro Perelli

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