venerdì, 22 Novembre, 2019

Isee, confermata validità DSU. Reddito di cittadinanza per persone disabili. Cresce il numero dei casalinghi

0

Isee, (Dsu)
CONFERMA PERIODO VALIDITA’ DICHIARAZIONE UNICA SOSTITUTIVA

L’articolo 10 del Decreto legislativo 147 del 2017 aveva modificato il periodo di validità della Dichiarazione Sostitutiva Unica (Dsu), utile ai fini dell’ Isee, prevedendo che, a decorrere dal 1° gennaio 2019, la Dsu era valida dalla data di presentazione fino al successivo 31 agosto.
Il decreto legge 28 gennaio 2019, n. 4, convertito dalla legge 28 marzo 2019, n. 26, ha modificato tale comma, prorogando al 31 dicembre 2019 il periodo di validità delle Dsu presentate dal 1° gennaio 2019 al 31 agosto 2019.
A tale riguardo giova pertanto precisare che le Dsu già attestate negli archivi Inps che recavano data scadenza 31 agosto 2019 sono state aggiornate sul portale dell’istituto con la nuova data di scadenza. Sulla materia da ultimo è ulteriormente intervenuto il decreto crescita, che ha messo a regime la modifica suddetta, stabilendo che la Dsu è valida dalla data di presentazione fino al successivo 31 dicembre (art. 4 sexies).
In sintesi, quindi, tutte le Dsu presentate nel corso dell’anno 2019 scadono il 31 dicembre 2019 (ad esempio una Dsu presentata il 1 agosto 2019 scade il 31 dicembre 2019). Dal prossimo 1° gennaio 2020 tutte le Dsu che saranno rilasciate a decorrere da tale data scadranno il 31 dicembre 2020.

Inps
IL SOSTEGNO ALLA FAMIGLIA PER I LAVORATORI STRANIERI IN ITALIA

L’Inps mette a disposizione strumenti a sostegno della famiglia in favore dei lavoratori stranieri che risiedono in Italia e che soddisfano determinati requisiti di legge.
L’Istituto di previdenza fornisce ai genitori lavoratori stranieri, durante i periodi di maternità e paternità, anche strumenti di supporto economico e tutela, come indennità, congedi, assegni e bonus.
Gli strumenti di sostegno
L’Inps riconosce un’indennità mensile di frequenza, erogata a domanda, per l’inserimento scolastico e sociale dei minori con disabilità fino al compimento della maggiore età. Il beneficio spetta in particolare ai cittadini minori di 18 anni ipoacusici o con difficoltà persistenti a svolgere i compiti e le funzioni proprie dell’età che soddisfano i requisiti sanitari e amministrativi prefigurati dalla legge.
L’assegno al nucleo familiare (Anf) è un ulteriore sostegno economico per le famiglie dei lavoratori dipendenti o dei pensionati da lavoro dipendente anche stranieri. I nuclei familiari devono essere composti da più persone e il reddito complessivo deve essere inferiore a quello determinato ogni anno dalla legge.
L’assegno al nucleo familiare dei comuni è invece concesso in via esclusiva dai comuni e pagato dall’Inps. La prestazione è rivolta alle famiglie, anche straniere, che hanno figli minori e che dispongono di patrimoni e redditi limitati.

Reddito di cittadinanza
LIMITI REDDITUALI E NUCLEI CON PERSONE CON DISABILITA’

Si tratta di un delicato aspetto, quello del computo del reddito (dei soggetti diversamente abili), che riserva un particolare risvolto proprio per tali persone con disabilità che godano di pensioni o assegni.
Per calcolare il reddito familiare (per l’ammissione all’ultima misura di contrasto alla povertà), ci si riferisce a quanto riportato nell’Isee. L’Isee infatti prevede una specifica componente denominata Indicatore della Situazione Reddituale che conteggia retribuzioni, pensioni previdenziali, altri redditi di varia origine e prestazioni assistenziali che non siano di invalidità civile (in forza anche di tre sentenze del Tar Lazio del 2015 e di tre sentenze del Consiglio di Stato del 2016).
La legge tuttavia prevede espressamente che il calcolo del limite di reddito (ai soli fini del reddito di cittadinanza) sia inclusivo del “valore annuo dei trattamenti assistenziali in corso di godimento da parte dei componenti il nucleo familiare, fatta eccezione per le prestazioni non sottoposte alla prova dei mezzi”.
Il che significa che nel reddito si computano anche le pensioni di invalidità civile, sordità, cecità civile, gli assegni agli invalidi parziali, l’indennità di frequenza e pensioni sociali. Sono escluse invece le indennità di accompagnamento che vengono erogate a prescindere dal reddito personale (la prova dei mezzi appunto) oltre a contributi che prevedono poi rendicontazione (esempio, alcuni contributi per la vita indipendente).  Nel cumulo dei redditi non vanno inoltre computate “le erogazioni in forma di buoni servizio o altri titoli che svolgono la funzione di sostituzione di servizi”. Rimangono dei coni d’ombra su alcuni trasferimenti non sottoposti a rendicontazione e, al tempo stesso, non espressamente definiti come formula di sostituzione di servizi. Il che, molto verosimilmente, aprirà possibili problemi interpretativi e applicativi.
Vale la pena ricordare che il “valore annuo” di una pensione di invalidità civile (285,66 per 13 mensilità) è pari a 3713,58 euro. Lo stesso importo mensile è prefigurato per l’indennità di frequenza, e per l’assegno mensile di assistenza.
Questa previsione è quindi doppiamente rilevante: da un lato può comportare l’esclusione dal reddito di cittadinanza di un nucleo in cui sia presente un soggetto con disabilità pur rientrando in tutti gli altri criteri; dall’altro comporta poi sempre una riduzione dell’appannaggio del reddito di cittadinanza per tutti i nuclei in cui sia presente una persona svantaggiata titolare di pensione (di cecità, invalidità, sordità) o di assegno o di indennità di frequenza.
Alcune dichiarazioni di origine governativa affermano che nella platea dei beneficiari del reddito di cittadinanza (1.700.000 nuclei in povertà assoluta, confermati dall’Istat) ne rientrerebbero circa 250.000 famiglie che abbiano componenti portatori di limitazioni funzionali al loro interno. Il computo verosimilmente si rifà, pur con una metodologia tutt’altro che trasparente, alla banca dati Isee, ma le considerazioni appena accennate lasciano supporre che, quand’anche la proiezione governativa fosse reale, vi sono comunque delle sacche di esclusione di famiglie in evidente stato di bisogno.

Statali
AD AGOSTO CON QUOTA 100 VIA 11MILA DIPENDENTI

Sarebbero circa 11 mila le uscite di dipendenti pubblici che hanno fatto ricorso a Quota 100 con decorrenza da agosto, primo mese utile per andare via dalla P.a attraverso il nuovo meccanismo di pensione anticipata, che somma età e contributi. Gli assegni già liquidati grazie a Quota 100 sono invece circa 9 mila a cui si aggiungerebbero quindi altri 2000 circa. Queste le stime che, a quanto si apprende da fonti bene informate, emergono dai dati in possesso dell’Inps. Per il 2019 sono stimate 250 mila uscite e si parla di mezzo milione per i prossimi anni.

Istat
SONO 100MILA I CASALINGHI ITALIANI

I casalinghi, uomini la cui ‘attività’ sta nel badare alla casa, hanno raggiunto quota 100 mila nella classe 15-64 anni, in cui rientrano le persone in età da lavoro. E’ quanto emerge dai dati Istat aggiornati al primo trimestre 2019. Rispetto alla scorso anno, quando erano 81 mila, l’aumento è del 24,3%. Per non parlare del confronto con l’Italia pre-crisi: oggi sono quattro volte tanti (nel 2007 erano 25 mila). Al contrario le donne che si dichiarano casalinghe tra i 15 e i 64 anni sono 4,187 milioni, in discesa dell’1,6% su base annua e del 17,5% rispetto al 2007.

Ocse
CRESCE REDDITO FAMIGLIE MA ITALIA FANALINO TRA I GRANDI

Nel primo trimestre il reddito reale delle famiglie nell’area dell’Ocse ha registrato un’accelerazione passando da +0,3% nel quarto trimestre del 2018 a +0,6% nel primo trimestre dell’anno. Lo rende noto l’organizzazione internazionale con sede a Parigi. L’Italia ha fatto rilevare nei primi tre mesi dell’anno un balzo dello 0,5% contro il -0,4% nel quarto trimestre del 2018. Nell’area dell’euro la crescita del reddito reale delle famiglie pro capite ha accelerato passando a +0,7% nel primo trimestre dell’anno contro un +0,4% nel quarto trimestre del 2018. Nei paesi del G7 ha fatto riscontrare nei primi tre mesi del 2019 una risalita dello 0,8% contro un +0,5% nel quarto trimestre del 2018.
“Dati molto allarmanti. L’Italia resta la Cenerentola del mondo, non solo dell’Eurozona”. Così si è espresso al riguardo Massimiliano Dona, il presidente dell’Unione Nazionale Consumatori commentando i dati dell’Ocse che evidenziano come nel primo trimestre 2019 il reddito delle famiglie nel nostro Paese è salito dello 0,5% contro il +0,6% dell’area Ocse, il +0,7% di Eurolandia. Peggio di noi fa solo il Regno Unito (+0,3%). “Se poi considerassimo il dato del reddito durante gli anni della crisi, la situazione sarebbe ancora peggiore. E’ assolutamente condivisibile che il reddito reale fornisce un quadro del benessere delle famiglie. Anzi, a nostro avviso non solo delle famiglie ma anche del Paese: fino a che gli italiani arrancano e sono in difficoltà anche il Paese non può che andare male”, ha proseguito Dona. “Dal 2007 al 2018 il potere d’acquisto delle famiglie, ossia il reddito lordo disponibile in termini reali delle famiglie consumatrici, è sceso del 6,6%. Peggio di così non si può!”, ha concluso Dona.

Carlo Pareto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply