lunedì, 26 Ottobre, 2020

Israele e Emirati Arabi, accordo al ribasso con la regia di Trump

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Sembrava eclatante e storico l’ annuncio dato giovedì 13 agosto via Twitter da Donald Trump e poi ribadito da comunicati delle parti interessate, ma più passano i giorni più l’accordo di normalizzazione tra Israele e Emirati Arabi con la mediazione del Presidente americano pare ridimensionato e utile soprattutto ai due principali protagonisti Trump e Netanyahu. Innanzitutto i contenuti che sono stai resi noti (il testo deve ancora essere pubblicizzato) sono sostanzialmente due: il riconoscimento dello Stato di Israele da parte degli Emirati Arabi con l’apertura di relazioni diplomatiche e la decisione di Netanyahu di non procedere all’annessione di vaste aree della valle del Giordano occupate dai coloni israeliani.

 

Per quanto riguarda il primo bisogna dire che esso si aggiunge a quello precedente di Egitto e Giordania non costituendo quindi una novità nel campo arabo ma indubbiamente rafforzando Tel Aviv. E dietro questa decisione oltre alle pressioni americane non vi sono tanto motivazioni politiche quanto economiche e di convenienza considerato l’ interesse di Abu Dhabi e altri a utilizzare la tecnologia informatica israeliana, ora sicuramente più disponibile, nonché gli apporti sanitari per meglio combattere la pandemia da coronavirus. Sulla rinuncia all’annessione si tratta di una rinuncia temporanea come spiega la destra religiosa israeliana alleata con Netanyahu che su questo ha svolto la sua campagna elettorale. Comunque Trump lo ha potuto presentare come un successo personale in vista delle elezioni di novembre mentre Netanyahu è riuscito a sviare l’ attenzione dai suoi guai giudiziari. Rimane invece da scoprire quale sarà la reazione palestinese a quanto accaduto. Al dì là della scontata reazione negativa che ha riunito Hamas e Abu Mazel per un accordo sopra le loro teste, al di là di un supposto indebolimento provocato da una frammentazione delle posizioni degli Stati Arabi contro Israele, vi sono da registrare alcune preoccupanti ripercussioni. La prima riguarda un irrigidimento da parte di Iran e Turchia verso gli Usa che hanno propiziato questo accordo. Poi la rinnovata adesione alla causa palestinese da parte della Lega Araba della quale continuano a fare parte anche gli Emirati. Infine ultimamente la posizione della stessa Arabia Saudita che, pur alleata di Trump, ha fatto sapere che senza accordo con i palestinesi non seguirà gli Emirati Arabi nell’accordo con Israele.

 

A distanza di una settimana più che di una fase storica si può parlare di un accordo al ribasso con scarse conseguenze pratiche in un’ area tradizionalmente tra le più esplosive del mondo. E non sono ancora note le reazioni di Russia e Cina che sembrano voler attendere gli eventi.

Alessandro Perelli

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