lunedì, 30 Marzo, 2020

Israele, elezioni anticipate sul filo di lana

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Il 2 marzo di svolgeranno le elezioni anticipate in Israele, le terze in un anno, ma la situazione politica rimane caotica e non presenta grandi novità. I sondaggi danno i due maggiori partiti nuovamente quasi alla pari. Blu e bianco di Benny Gantz è accreditato di 36 seggi, il Likud di Benjamin Netanyahu di 33. La maggioranza assoluta nella Knesset, il Parlamento israeliano, è di 61 seggi che né il blocco di centro destra con i partiti religiosi né quello di centro sinistra riuscirebbero a raggiungere. Gantz ha recentemente dichiarato che non chiederà il voto della Lista araba, valutata intorno ai 14 seggi, l’ unica forza politica che gli potrebbe assicurare la maggioranza.

La soluzione auspicata da molti sarebbe quella di una grande coalizione. Ma il problema che dovrà affrontare il Presidente della Repubblica Rivlin affidando l’incarico successivo al voto sara’ quello di individuare tra i due contendenti chi dovrà’ guidare il Governo e soprattutto a convincere Netanyahu a considerare chiusa la sua esperienza di Primo Ministro. Ma Netanyahu pare proprio non pensarci e sia sul piano interno sia su quello internazionale continua a porsi come unico interlocutore della politica israeliana nonché come unica persona che possa garantire l’esistenza dello Stato di Israele in un contesto dove la guerriglia con i Palestinesi si arricchisce giorno per giorno di nuove vittime e del lancio di razzi da parte palestinese e di rappresaglie da parte israeliana. Il piano di pace presentato da Trump si è rivelato più che altro una mossa propagandistica che ha permesso a Netanyahu di confermare la sua volontà di annettere gli insediamenti dei coloni nella valle del Giordano e ultimamente di annunciare nuovi insediamenti abitativi degli israeliani a Gerusalemme Est.

Ciò ha suscitato le reazioni negative non solo del palestinesi che hanno parlato di palese violazione delle raccomandazioni internazionali ma anche della Lega araba contribuendo a rendere ancora più elettrico il clima e incerti i propositi di cessare il fuoco e le ostilità fra le parti. Netanyahu, tra l’altro, due settimane dopo le elezioni , il 17 marzo, sarà sottoposto a processo in un tribunale distrettuale di Gerusalemme per le accuse di frode, corruzione e abuso di potere, avendo rinunciato a chiedere l’immunità da parte della Knesset. Tutti si chiedono come gestirà questa fase dovendo da una parte affrontare le trattative politiche, dall’altra difendersi da accuse molto pesanti. Ma Benjamin Netanyahu ci ha abituato a tirare fuori dal cappello soluzioni inaspettate e originali.

Alessandro Perelli

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