domenica, 27 Settembre, 2020

Israele. Tel Aviv scende in piazza contro il governo

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Non è stato digerito bene in Israele l’accordo che riporterà al Governo come Premier Benjamin Netanyahu. Sabato migliaia di persone, rispettando le distanze di sicurezza, hanno manifestato a Tel Aviv contro le decisioni del capo del  Likud di accentrare ulteriormente il potere con la scusa dei provvedimenti urgenti per contrastare il contagio. Questo a maggior ragione dopo le dimissioni del Ministro della Salute Yaakov Litzman criticato per la cattiva gestione del coronavirus. A lui, esponente di un partito religioso si imputa soprattutto di aver ritardato la decisione delle misure restrittive come la presenza in  funzioni religiose durante una delle quali era stato lui stesso infettato ma fortunatamente poi guarito.

Rimane poi il problema per Netanyahu dell’apertura del processo per corruzione e frode  che dovrebbe aprirsi a metà maggio. A questo proposito si attende la decisione della Corte suprema su una serie di interrogativi posti dalle opposizioni  e sostanzialmente sulla possibilità che a una persona incriminata e rinviata a giudizio possa essere conferita la carica di Premier. Nonostante l’accordo tra Likud, una parte di Blu e Bianco ed i laburisti preveda che per i primi diciotto mesi a iniziare la staffetta prevista sia proprio Netanyahu  difficilmente una democrazia collaudata come quella israeliana potrebbe sopportare questa palese violazione del diritto in caso di sentenza negativa da parte della Corte. Intanto cresce lo sconcerto tra gli elettori di Benny Gantz  che avevano costruito il consenso di Blu e Bianco proprio  sulla impossibilità poi rimangiata di affidare un altro mandato a Netanyahu. Il Governo di emergenza nazionale determinato secondo i sottoscrittori dal dilagare del coronavirus sembra quasi un Governo di salvezza personale del capo del Likud.

Non c’è unanimità neanche per la decisione presa nell’accordo dell’annessione dei territori occupati dai coloni nella valle del Giordano e a Gerusalemme Est nonostante il via libera determinante di Donald Trump. Non è solo la Lista araba a criticare quella che appare come una forzatura, non sono solo i Palestinesi a promettere un inasprimento del conflitto in atto a Gaza e nei territori contesi, non  è solo la preoccupazione dell’ Europa, di Russia e Cina per l’inasprirsi delle tensioni tra i Paesi arabi e Israele. Gli stessi cittadini israeliani non confondono la sacrosanta sicurezza nazionale con una politica di sopraffazione  come alcune decisioni di Netanyahu sembrano voler portare avanti. Nelle ultime ore inoltre la Siria ha annunciato di aver respinto un attacco missilistica di un aereo israeliano su Damasco che però ha provocato tre morti, tra cui un bambino, e quattro feriti. Un’escalation preoccupante quella che ha salutato l’accordo di Governo.

Alessandro Perelli

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