giovedì, 28 Maggio, 2020

Israele, verso il Governo dell’ammucchiata

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Mancano ancora alcuni dettagli, ma quello che si sta profilando, in Israele, sotto la regia americana, sembra il Governo dell’ammucchiata e dell’annessione. Da quando il Presidente della Repubblica Rivlin ha affidato l’incarico a Benny Gantz si è compreso che quella sarebbe stata l’ultima possibilità per assicurare un Esecutivo al Paese. Ma le posizioni di Blu e bianco e del Likud sembravano incompatibili. Il miracolo deve averlo fatto Donald Trump che aveva incontrato a Washington sia Gantz che Netanyahu. L’accordo che prevedeva la famosa staffetta non si era ancora concretizzato perché non c’era il via libera all’inizio da parte di Netanyahu. Ma negli ultimi giorni Gantz ha ceduto alle pressioni americane forse perché esse comprendevano anche il placet all’annessione della valle del Giordano e di parte degli insediamenti israeliani in Cisgiordania e la garanzia del rispetto della staffetta.

Da allora è iniziata la corsa all’ingresso nell’ormai probabile Governo con la sorpresa del coinvolgimento anche dei laburisti che del glorioso partito di Shimon Peres e della sua illuminata politica sembrano aver ereditato solo il nome. E vero che anche a Tel Aviv e nei territori palestinesi l’emergenza coronavirus ha sicuramente contribuito a favorire la costruzione di un Governo di unità nazionale in Israele, che però, per la successione degli eventi politici degli ultimi mesi, dopo tre prove elettorali anticipate, sembra più essere una accozzaglia di forze politiche tenute insieme soprattutto dai propri interessi elettorali. L’unico ad uscirne come vincitore è ancora una volta Benjamin Netanyahu, dato per sconfitto dopo non aver ottenuto i consensi per un Governo di destra, ed oggi ancora una volta pronto a essere riconfermato come Premier almeno per metà del mandato. E improvvisamente sono terminate le polemiche sul fatto che stia per iniziare subito lui un processo per corruzione e frode fiscale. Quando, tra pochi giorni, la Knesset, il Parlamento israeliano, si troverà a votare il nuovo Governo, non saranno in pochi a ricordare come la paralisi governativa durata più di un anno in Israele, avrebbe potuto essere evitata facendo subito un accordo di questo genere.

Tutto sistemato dunque? Dal punto di vista interno forse. Ma è facile prevedere una dura reazione da parte palestinese e della Lega araba dopo la decisione unilaterale dell’annessione di molti territori. Uno scenario che difficilmente sarà sopportato a livello internazionale e anche dall’ONU e che la stessa Unione Europea non può che guardare con preoccupazione.


Alessandro Perelli

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