giovedì, 17 Ottobre, 2019

Istat, Italia per (e di) vecchi, aumentano ultracentenari

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Un Paese che sembra non aver futuro, i giovani emigrano, i vecchi aumentano e le culle restano vuote. L’Italia ha una sola cifra preceduta da un segno più: quella che riguarda il numero di anziani. Anzi. Per ultracentenari. Sono quasi 15mila gli ultracentenari residenti in Italia, cifra da record europeo assieme alla Francia. Al primo gennaio 2015 erano oltre 19mila, massimo storico. Al 1° gennaio 2019 si stimano circa 2,2 milioni di individui di età pari o superiore agli 85 anni, il 3,6% del totale della popolazione residente (15,6% della popolazione di 65 anni e oltre). È quanto certifica l’Istituto di Statistica italiano.
La recessione demografica che sta colpendo l’Italia, ormai dal 2015, appare “significativa” e si sta traducendo in “un vero e proprio calo numerico di cui si ha memoria nella storia d’Italia solo risalendo al lontano biennio 1917-1918, un’epoca segnata dalla Grande Guerra e dai successivi drammatici effetti dell’epidemia di ‘spagnola’”. Così il presidente dell’Istat, Gian Carlo Blangiardo, presentando il Rapporto annuale.
E meno male che, come effetto delle migrazioni, da noi vivono 5,2 milioni cittadini stranieri (anche loro destinati a invecchiare), circa l’8,7% della popolazione totale.
Nel rapporto annuale dell’Istat si parla pure di cervelli in fuga, italiani che hanno lasciato il paese alla ricerca di migliori opportunità, soprattutto di lavoro. I dati delineano uno scenario netto: il saldo migratorio con l’estero degli italiani è negativo dal 2008 e ha prodotto una perdita netta di circa 420mila residenti. Circa la metà (208 mila) va dai 20 ai 34 anni e quasi due su tre ha un’istruzione medio-alta. Un trend che non si arresta, come indicano anche altri rapporti dell’istituto di statistica. Tanto che al riguardo il presidente della Camera Roberto Fico, durante la presentazione del rapporto, fa sapere che proprio la fuga dei cervelli è ciò che “impoverisce drammaticamente il capitale umano del nostro Paese. E ne mette a rischio il futuro. Dobbiamo creare le condizioni – ha detto – nel mercato del lavoro come nella ricerca e nelle università, per incentivare i nostri talenti a rimanere o a rientrare dopo esperienze qualificanti all’estero”, ha aggiunto.

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