martedì, 11 Agosto, 2020

Istat, posti di lavoro persi ed entrate in calo

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Non si ferma l’emorragia di posti di lavoro persi per il lockdown. Mel mese di maggio scorso, l’Istat ha rilevato una diminuzione degli occupati pari a 84 mila unità rispetto al mese precedente (-0,4%) ed a 613 mila nei confronti del mese di maggio del 2019 (-2,6%). Il calo dell’occupazione si accompagna all’aumento delle persone in cerca di lavoro e al forte calo degli inattivi: il combinato disposto dà luogo a una risalita del tasso di disoccupazione al 7,8%, con un aumento di 1,2 punti percentuali rispetto ad aprile. Continua, a ritmo meno sostenuto, la diminuzione dell’occupazione e torna a crescere il numero di persone in cerca di lavoro, a fronte di un marcato calo dell’inattività.
La diminuzione dell’occupazione su base mensile, secondo l’Istat, coinvolge soprattutto le donne (-0,7% contro -0,1% degli uomini, pari rispettivamente a -65 mila e -19 mila), i dipendenti (-0,5% pari a -90 mila) e per la fascia di età inferiore a 50 anni, mentre aumentano leggermente gli occupati indipendenti e gli ultracinquantenni.

Il calo congiunturale dell’occupazione ha determinato una flessione rilevante anche rispetto a maggio 2019, che coinvolge entrambe le componenti di genere, i dipendenti temporanei (-592 mila), gli autonomi (-204 mila) e tutte le classi d’età; le uniche eccezioni risulterebbero gli over 50 e i dipendenti permanenti (+183 mila).
A maggio il tasso di disoccupazione tra i giovani è aumentato al 23,5% (+2,0 punti). La diminuzione del numero di inattivi (-1,6%, pari a -229 mila unità) è generalizzata: -1,7% tra le donne (pari a -158 mila unità) e -1,3% tra gli uomini (pari a -71 mila), con conseguente calo del tasso di inattività che si attesta al 37,3% (-0,6 punti).

Di conseguenza anche le entrate dello Stato ne risentono pesantemente. Per i conti pubblici, a causa del coronavirus, il mese di giugno è stato inferiore alle previsioni. Il saldo del settore statale si è chiuso, in via provvisoria, con un fabbisogno di 21 miliardi, in peggioramento di circa 20,1 miliardi rispetto al risultato del corrispondente mese dello scorso anno (903 milioni). Il fabbisogno dei primi sei mesi dell’anno in corso è pari a circa 95,5 miliardi, in aumento di circa 62 miliardi rispetto a quello registrato nello stesso periodo del 2019.
Il peggioramento-record del fabbisogno del settore statale è dovuto in gran parte alla forte contrazione degli incassi fiscali, a sua volta ‘frutto’ dell’epidemia economica per il coronavirus. Lo ha spiegato il Mef, fornendo la stima preliminare sul fabbisogno, in peggioramento di oltre 20 miliardi a giugno. Sul calo delle entrate, inoltre, “ha inciso il prorogarsi delle sospensioni dei versamenti tributari e contributivi disposti dai provvedimenti legislativi emanati al fine di contenere l’emergenza Covid-19”.

Dal lato della spesa si segnalano i maggiori prelievi dell’Inps per l’erogazione delle prestazioni previste dai provvedimenti normativi emanati al fine di sostenere i redditi colpiti dall’emergenza epidemiologica e i contributi a fondo perduto da parte dell’Agenzia delle Entrate alle imprese e ai lavoratori autonomi individuati dal “Decreto Rilancio”. La nota positiva è che la spesa per interessi sui titoli di Stato presenta una riduzione di circa 400 milioni, grazie alle misure di politica monetaria messe in campo dalla Bce.

Salvatore Rondello

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