martedì, 25 Febbraio, 2020

Istat, povero un italiano su quattro

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EVIDENZA-Povertà-Italia-ISTATOltre una persona su quattro in Italia è a rischio povertà o esclusione sociale nel 2014. Sono il 28,3% della popolazione un dato stabile rispetto al 2013. E’ quanto rileva l’Istat nello studio sulle condizioni di vita. In particolare il 19,4% è a rischio povertà, l’11,6% vive in famiglie gravemente deprivate e il 12,1% in famiglie a bassa intensità lavorativa. La stabilità dell’indicatore risulta dal calo delle persone in grave deprivazione (al 12,6%) e dall’aumento di quelle che vivono in famiglie a “bassa intensità” lavorativa. Le famiglie dove componenti tra i 18 e i 59 anni hanno lavorato meno di un quinto del tempo salgono infatti dall’11,3% del 2013 al 12,1% nel 2014.

L’aumento della bassa intensità lavorativa riguardato, in particolare, gli individui in famiglie che vivono nel Mezzogiorno (la stima va dal 18,9% al 20,9%) o in famiglie numerose: coppie con figli (dall’8,3% al 9,7%), soprattutto minori (dal 7,5% all’8,9%), e famiglie con membri aggregati (dal 17,8% al 20,5%).

Diminuiscono per il secondo anno di seguito le persone gravemente deprivate. La stima dell’Istat passa dal 12,3% del 2013 all’11,6% del 2014, il minimo dal 2011. Diminuiscono le persone che non possono permettersi un pasto proteico ogni due giorni (dal 13,9% al 12,6%), una settimana di ferie (dal 51,0% al 49,5%) o una spesa imprevista di 800 euro.

Migliora leggermente il rischio di povertà o esclusione sociale nel Mezzogiorno. L’Istat stima che sono a rischio il 46,4% delle persone nel 2014, mentre nel 2013 erano il 48%. Resta profonda la distanza dal Nord Italia, dove la quota cala al 17,3% della popolazione e dal Centro (22,8%).In Italia il rischio di povertà o esclusione sociale (28,3%) è superiore di quasi quattro punti percentuali a quello medio dell’Unione europea, pari al 24,4% nel 2014. Il valore italiano è inferiore solo a quelli di Romania (40,2%), Bulgaria (40,1%), Grecia (36,0%), Lettonia (32,7%) e Ungheria (31,1%) e su livelli “molto simili” a quelli di Spagna (29,2%), Croazia e Portogallo.(ANSA).

Una famiglia su due in Italia percepisce un reddito netto non superiore a 2.026 euro nel 2013. Il reddito mediano più alto è al Nord (27.089 euro), mentre al Sud il livello è pari al 75% di quello settentrionale e al Centro è pari al 95%. Risultano più ricche le famiglie con redditi principali da lavoro dipendente (29.527 euro) rispetto a quelle con reddito da lavoro autonomo (28.460 euro) o con pensioni o altri trasferimenti pubblici (19.441 euro).(ANSA).
Il reddito mediano cresce all’aumentare dell’età del principale percettore e raggiunge il valore massimo quando quest’ultimo ha tra i 55 e i 64 anni (29.526 euro) per decrescere dall’età pensionabile in poi (19.189 euro). L’Istat registra che il reddito familiare cresce anche all’aumentare del livello di istruzione del principale percettore: le famiglie di laureati percepiscono mediamente oltre 36 mila euro, cifra più che doppia rispetto a quella delle famiglie dove il principale percettore ha un titolo di studio basso o non ne possiede nessuno (16.683 euro). Il 20% più ricco delle famiglie residenti in Italia percepisce il 37,5% del reddito totale, mentre al 20% più povero spetta solo il 7,7%.

Redazione Avanti!

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