lunedì, 18 Novembre, 2019

Istat: sale il debito, scende il Pil. Paese in affanno

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I dati Istat fotografano nuovamente un paese in difficoltà con una economia che cresce di meno delle aspettative e di quanto fanno gli altri paesi dell’Unione europea. Infatti nel 2018 l’Italia è cresciuta dello 0,9% in netto rallentamento rispetto al +1,6% del 2017. Lo comunica l’Istat che, in base ai dati più approfonditi, ha rivisto al ribasso la stima preliminare di un aumento del Pil pari all’1%. Il nuovo dato è inferiore alle previsioni del governo di fine dicembre, che indicavano per il 2018 una crescita dell’economia dell’1%.

Il debito pubblico italiano, salito al 132,1% del Pil nel 2018, è in percentuale al livello più alto mai raggiunto. Lo scorso anno, spiega l’Istat, è infatti stato superato anche il precedente picco del 2014 pari al 131,8%.

In base ai dati di Bankitalia, il debito delle pubbliche amministrazioni nell’intero 2018 è aumentato in assoluto di 53,2 miliardi salendo a 2.316,7 miliardi. Migliora però l’avanzo primario, ovvero il deficit al netto della spesa per interessi, che è salito all’1,6% del Pil. Nel 2017 il rapporto era pari all’1,4%.

Il peggiormanto però è anche in prospettiva. Infatti esso è legato in gran parte al “netto ridimensionamento” del contributo della domanda interna e in particolare dei consumi, sottolinea l’Istat evidenziando che la spesa delle famiglie residenti in Italia è cresciuta lo scorso anno dello 0,6% contro il +1,5% del 2017. A frenare è stato anche l’export, cresciuto dell’1,9% contro il +5,9% del 2017. In decelerazione infine anche gli investimenti, passati da un aumento del 4% nel 2017 al +3,4% del 2018.

“La crescita dell’economia – è l’analisi dei dati dell’Istat – è proseguita per il quinto anno consecutivo, segnando tuttavia un rallentamento rispetto al 2017. L’indebolimento della dinamica è derivato da un netto ridimensionamento del contributo della domanda interna, e in particolare della componente dei consumi privati. L’andamento delle esportazioni ha segnato una decelerazione e l’apporto della domanda estera netta al Pil è divenuto lievemente negativo. L’espansione del valore aggiunto, diffusa a tutti i principali comparti, è stata più marcata nell’industria manifatturiera e nelle costruzioni, meno dinamica nei servizi. Le unità di lavoro sono aumentate a un ritmo più moderato di quello del 2017, mentre le retribuzioni pro capite hanno segnato un netto recupero. L’indebitamento netto delle Amministrazioni pubbliche ha registrato un miglioramento, mentre la pressione fiscale è rimasta stabile”.

Per quanto riguarda la pressione fiscale, nel 2018, misurata in rapporto al Pil, è rimasta stabile al 42,2% allo stesso livello del 2017, come comunica l’Istat in base ai dati definitivi sul prodotto interno lordo.

Nell’aggiornamento delle stime macroeconomiche pubblicato a dicembre, il governo aveva previsto che la pressione fiscale si attestasse nel 2018 al 41,9% del Pil.

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