sabato, 16 Febbraio, 2019

Istruzione in Europa. Noi in fondo alla classifica

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scuola

Non siamo gli ultimi ma i penultimi. Di certo non messi bene nella classifica che misura il livello di istruzione tra i paesi europei. Siamo il paese di Dante, di Petrarca, di tanti scienziati e matematici. Di scopritori e di ricercatori, ma i numeri purtroppo sono chiari e impietosi. Nel 2017, in Italia, il 60,9% della popolazione tra i 25 e i 64 anni ha almeno un titolo di studio secondario superiore. In base ai dati dell’Istat, il valore italiano è molto al di sotto della media europea, che si attesta al 77,5%. Secondo l’istituto di ricerca, sulla differenza pesa in particolare la bassa quota di titoli terziari: 18,7% in Italia e 31,4% nella media Ue.

L’Istat certifica inoltre che dal 2008 allo scorso anno la quota di popolazione con almeno il diploma secondario superiore è in deciso aumento. Più contenuta, rispetto alla media europea, è invece la crescita della quota di popolazione con un titolo terziario (ovvero università, Afam e altri titoli post-laurea o post-Afam).

In Italia il 26,9% ha una laurea, penultimi in Ue – La quota di 30-34enni in possesso di titolo di studio terziario (laurea, Afam e post laurea) è invece pari al 26,9% (39,9% la media Ue) nel 2017. Nonostante un aumento dal 2008 al 2017 di 7,7 punti, l’Italia è la penultima tra i Paesi dell’Unione e non è riuscita a ridurre il divario con l’Europa. La quota di 30-34enni laureati, già bassa nel Nord e nel Centro (30% e 29,9%), nel Mezzogiorno si riduce al 21,6%, con un divario territoriale in aumento.

Livello di istruzione più elevato nelle donne – Il livello di istruzione delle donne risulta più elevato di quello maschile: il 63% ha almeno un titolo secondario superiore (contro 58,8% degli uomini) e il 21,5% ha conseguito un titolo di studio terziario (contro 15,8% degli uomini). Inoltre, i livelli di istruzione femminili stanno aumentando più velocemente di quelli maschili.

Il 14% dei 18-24enni ha abbandonato gli studi, 18,5% al Sud – L’Istat ha poi evidenziato come nel 2017 la quota di 18-24enni che hanno abbandonato precocemente gli studi si stima pari al 14%; per la prima volta dal 2008 il dato non ha registrato un miglioramento rispetto all’anno precedente. Le differenze territoriali negli abbandoni scolastici precoci sono molto forti – 18,5% nel Mezzogiorno, 10,7% nel Centro, 11,3% nel Nord – e non accennano a ridursi.

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