sabato, 7 Dicembre, 2019

Italia e Giappone promuovono la salute a tavola

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La dieta giapponese nel 2014 è stata riconosciuta patrimonio immateriale dell’umanità dall’Unesco, emulando quella mediterranea. I benefici apportati dall’alimentazione nipponica sono duplici: più elevata aspettativa di vita e riduzione di malattie cardiovascolari, diabete e cancro della prostata, grazie all’azione protettiva degli estrogeni deboli e alla scarsa presenza di grassi saturi.
In occidente cresce l’attenzione verso questa cucina orientale che, nonostante le differenze di alimenti e metodi di preparazione, condivide con quella mediterranea molti nutrienti, essendo entrambe diete tradizionali ricche di fibre vegetali con prevalenza di pesce e scarse quantità di carni rosse.
Dal confronto emerge che l’aspettativa di vita è di 79 anni con la dieta mediterranea e di 85 per quella giapponese, la riduzione di rischio di ictus è del 25% contro il 22%, per il cancro del 35% contro il 27%, per il morbo di Parkinson del 46% a fronte del 50%. Il cancro prostatico ha un’incidenza maggiore nei Paesi occidentali (40% negli Stati Uniti), in Giappone si attesta sul 10%.

Uno studio dei ricercatori del Children’s Hospital Medical Center di Cincinnati pubblicato su “Biology and Reproduction” sostiene che tale bassa incidenza è dovuta alla molecola Equol, che si produce con la digestione della soia (ricca di fitoestrogeni), e che risulterebbe in grado di bloccare l’azione dell’ormone maschile DHT, collegato all’ipertrofia prostatica e al tumore. Alcuni studiosi del dipartimento di Epidemiologia della Columbia University suggeriscono la dieta giapponese, povera di grassi, anche durante le terapie, in quanto può influire positivamente sul decorso del tumore prostatico.
Il convegno che su questo tema si è svolto presso Palazzo Santa Chiara a Roma, organizzato da MA Provider con il contributo non condizionato della società farmaceutica giapponese Astellas, ha messo in evidenza l’importanza dell’alimentazione nella prevenzione e nella lotta alle patologie oncologiche, con specifico riferimento al carcinoma prostatico.
Dopo i saluti di benvenuto del Vice Capo Missione dell’Ambasciata del Giappone in Italia Akihiko Uchikawa che ha ricordato come per i giapponesi l’alimentazione è espressione di identità culturale, e augurato che la salutare cucina giapponese possa aggiungere varietà alla raffinata cucina mediterranea e italiana, si sono succeduti gli interventi dei partecipanti alla Tavola rotonda.

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Il Prof. Andrea Tubaro, Direttore del reparto Urologia presso l’Azienda Ospedaliera Sant’Andrea, ha evidenziato che l’alimentazione è uno dei fattori della prevenzione primaria che permette di impedire lo sviluppo di una neoplasia. E, dal punto di vista clinico, la dieta giapponese risulta efficace nella prevenzione essendo i suoi componenti (tofu, edamame, germogli di soia) caratterizzati da sostanze di derivazione naturale con una debole attività estrogenica, generando un’azione protettiva sul tumore della prostata. Inoltre, è molto povera di grassi saturi, che sono dannosi per l’organismo poiché innalzano i livelli del colesterolo, con rischio di complicanze cardiovascolari.
Marco Silano, Responsabile dell’Unità Operativa Alimentazione, nutrizione e salute presso l’Istituto Superiore di Sanità, partendo dall’assunto che “siamo quello che mangiamo” fa presente la correlazione tra geni e nutrienti assunti con la dieta. Il patrimonio genetico determina la risposta di ciascun individuo ai nutrienti e, viceversa, i nutrienti modificano i geni silenziandone alcuni e attivandone altri. Questo effetto epigenetico inizia allo stato fetale e prosegue nell’arco della vita, trasmettendosi anche alle generazioni successive, se si segue una dieta tradizionale, legata al territorio e alla cultura. Una dieta scorretta scatena, invece, patologie metaboliche e oncologiche che la genetica non riesce a contrastare. Infatti, i giapponesi che vivono negli Usa e hanno modificato la dieta originaria, sono soggetti alla stessa incidenza tumorale degli americani.

Il Segretario Generale della Società Italiana di Scienza dell’Alimentazione, dottoressa Silvia Migliaccio ha evidenziato che la presenza di fibre, acidi grassi mono e poli-insaturi, sali minerali e un’elevata quantità di sostanze antiossidanti forniscono all’organismo una protezione contro i processi infiammatori e contro l’invecchiamento cellulare, svolgendo anche un ruolo fondamentale nella prevenzione di malattie metabolico-croniche, quali patologie cardiovascolari, diabete mellito e patologie tumorali, e in particolare il tumore della prostata.
L’avvocato Maria Laura De Cristofaro ricorda che l’obiettivo di Europa Uomo Italia Onlus di cui è Presidente, è quello di far conoscere e informare pazienti, familiari e cittadini sulla prevenzione del tumore della prostata, anche in relazione agli stili di vita correlati a una corretta alimentazione e alla riduzione dello stress. Il Fondo Mondiale per la Ricerca sul Cancro ha svolto uno studio approfondito sul rapporto fra alimentazione e tumori, raccomandando di limitare il consumo di carne rossa, bevande dolci e alcool e svolgere attività fisica quotidiana.

L’Amministratore Delegato di Astellas Giuseppe Maduri, ha fatto presente che l’azienda sostiene e incoraggia questo genere di iniziative perché permettono di far crescere la consapevolezza del valore di un corretto stile di vita nella prevenzione di alcune patologie, e il prezioso patrimonio della cultura giapponese può essere condiviso generando benefici diffusi.
Infine il parere dello chef giapponese Iwai Takeshi sul tanto osannato ramen: non è un piatto tradizionale ma deriva dalla cucina cinese, è ricco di sodio, grassi animali e carboidrati e povero di vitamine e sali minerali. Non fa bene alla salute, ma solo al palato!

Tania Turnaturi

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