mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Italia in deflazione, debito in aumento entrate in diminuzione

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A maggio il debito pubblico è salito a 2.507,6 miliardi, significa un incremento di 40,5 miliardi rispetto ad aprile quando fu pari a 2.467 miliardi. Secondo i dati forniti dalla Banca d’Italia, rispetto a maggio 2019, il debito pubblico è aumentato di 175,7 miliardi.
L’incremento riflette, oltre al fabbisogno del mese (25,0 miliardi), l’aumento delle disponibilità liquide del Tesoro (14,5 miliardi, a 61,4); gli scarti e i premi all’emissione e al rimborso, la rivalutazione dei titoli indicizzati all’inflazione e la variazione del tasso di cambio hanno nel complesso aumentato il debito di ulteriori 1,0 miliardi.
Inoltre, oggi l’Istat ha confermato la deflazione nel mese di giugno, quando i prezzi sono scesi dello 0,2% su base annua mentre su base mensile, cioè rispetto a maggio, si è registrato il +0,1%.

L’Istat ha commentato: “La flessione dei prezzi al consumo su base annua, registrata per il secondo mese consecutivo, continua ad essere il prodotto di spinte contrapposte: quelle deflazionistiche provenienti dai prezzi dei beni energetici e quelle al rialzo dei Beni alimentari, per la cura della casa e della persona. L’inflazione di fondo, seppur in lieve rallentamento, si conferma quindi positiva (+0,7%)”.
A determinare l’inflazione negativa per il secondo mese consecutivo, infatti, sono i prezzi dei beni energetici (-12,1%), che sia nella componente regolamentata (-14,1%) sia in quella non regolamentata (-11,2%) confermano flessioni molto ampie. I prezzi dei beni alimentari continuano invece a crescere (+2,3%), con un’accelerazione di quelli degli Alimentari non lavorati (da +3,7% di maggio a +4,1%) e un lieve rallentamento dei prezzi degli Alimentari lavorati (da +1,7% a +1,2%). A registrare tassi di crescita sopra il punto percentuale sono anche i prezzi dei tabacchi (+3,0%) e dei Servizi vari (+1,4%) che contrastano, insieme a quelli dei beni alimentari, le spinte deflazionistiche dei beni energetici.
Il presidente del Codacons, Carlo Rienzi, ha spiegato: “La deflazione è a tutti gli effetti una illusione ottica determinata dall’andamento dei beni energetici, perché in realtà gli acquisti più frequenti delle famiglie subiscono un sensibile rincaro dei listini. Il carrello della spesa al +2,1% si traduce in un maggiore esborso per i soli acquisti di tutti i giorni pari a +189 euro su base annua, e ad incidere sulle tasche dei consumatori è soprattutto la voce alimentari, che a giugno cresce del +2,3%: tradotto in soldoni, per mangiare una famiglia con due figli spende oggi 172 euro in più rispetto allo scorso anno (+128 euro la famiglia “tipo”)”.
Concludendo, Rienzi ha detto: “Il dato sulla deflazione non deve trarre in inganno, perché con la ripresa delle attività commerciali i consumatori stanno facendo i conti con una serie di rincari che riguardano i prodotti di maggior consumo e più frequentemente acquistati, quelli cioè che incidono maggiormente sui bilanci familiari”.
Di certo, in Italia è aumentata la povertà, ancora non quantificata con certezza, ma sicuramente superiore alle previsioni.

 

Salvatore  Rondello

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