giovedì, 19 Settembre, 2019

Italia in recessione, campanello d’allarme per l’economia

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Campanello d’allarme per la nostra economia. L’Italia è in recessione tecnica. A rivelarlo è stato nei giorni scorsi l’Istituto Nazionale di Statistica (Istat). Nel quarto trimestre dello scorso anno il Prodotto interno lordo (Pil) è risultato in calo dello 0,2% rispetto a quello precedente, dopo che anche il terzo trimestre aveva segnato una variazione negativa. Si parla, infatti, di recessione tecnica quando il Pil fa segnare una variazione congiunturale negativa per due trimestri consecutivi. Non accadeva dal 2014. Non che non ce lo si aspettasse. Poco tempo fa sia la Banca d’Italia che il Fondo Monetario Internazionale avevano già messo in guardia da questa eventualità.

Un’ulteriore delusione, però, per gli analisti che avevano previsto una flessione dello 0,1%. Il futuro economico del nostro Paese non lascia, quindi, presagire nulla di buono, dimostrando che le ricette del Governo gialloverde stanno dando risultati ben al di sotto delle attese. I segnali di rallentamento fanno, quindi, affacciare i timori per la tenuta dei conti pubblici. In particolare, lasciano un’eredità pesante per l’anno in corso, anche se è ancora presto per parlare di recessione economica. Bisognerà aspettare il prossimo dicembre una variazione negativa del Pil “tendenziale” rispetto al 2018. La recessione o la crescita economica hanno un impatto fondamentale sulla politica economica di una nazione. La stabilità prende in considerazione non il Pil in senso assoluto, ma il rapporto tra Pil e debito. Se un paese ha un debito alto ma ha anche un Pil elevato, non ci sono timori per l’economia pubblica. Al contrario, se il debito è alto e il Pil non cresce, i timori si affacciano. La recessione economica è, invece, caratterizzata da una variazione del Prodotto interno lordo negativa rispetto all’anno precedente.

Se la variazione del Pil rispetto all’anno precedente è inferiore a -1 per cento, si è in presenza di crisi economica. D’altro canto, non si può poi segnalare che da quando questa nuova maggioranza si è insediata ci sono 76mila occupati in meno, 123mila tempo indeterminati in meno e 84mila precari in più. L’arrivo della recessione tecnica in via ufficiale per l’Italia porta ora il Governo sotto una nuova lente d’ingrandimento e una pressione sicuramente più forte. Sono lontani, infatti, gli obiettivi che il Presidente del Consiglio dei Ministri, Giuseppe Conte, pur mostrandosi ancora oggi fiducioso sul futuro, si era dato sul fronte del Pil per il 2019. La crescita acquisita per l’anno in corso, quella cioè che si realizzerebbe se tutti i trimestri del 2019 registrassero una variazione del Pil pari a zero, è infatti pari a -0,2%.

Tutto ciò rende ancora più difficile, se non quasi impossibile, centrare l’obiettivo del +1% di crescita fissato dallo stesso Governo in occasione del varo della Manovra finanziaria. Seppure l’attuale maggioranza stia intestando la colpa di tutto ciò ai Governi precedenti, sembrerebbe oramai chiaro che l’Italia si è fermata, oltre che per cause esterne, anche per via di scelte errate delle componenti dell’esecutivo che hanno come unico obiettivo quello di vincere un braccio di ferro interno alle prossime elezioni europee. Da più parti, nei banchi dell’opposizione ma anche degli operatori economici e sociali, si chiede una manovra correttiva, visto che “lo stop a molte grandi opere pubbliche, la scelta di puntare su misure di assistenzialismo puro invece che aiutare le imprese, l’aumento dello spread, il fallimento del decreto dignità giudicato negativamente da tutti gli operatori del mondo del lavoro e la mancanza totale di una visione industriale per il Paese, stanno iniziando a produrre un disastro economico”. Occorre, quindi, rilanciare subito la crescita, lo sviluppo e l’occupazione, attraverso investimenti pubblici e la creazione di lavoro. Ora starà al Governo cercare di prendere le sperate dovute contromosse, mentre si attendono eventuali downgrade sulla nostra economia da parte delle maggiori agenzie di rating internazionali.

Andrea Ghiaroni

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