giovedì, 27 Febbraio, 2020

Italicum e Costituente

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Diversi compagni e lettori, ultimo Nicola Olanda, scrivono al nostro giornale commentando lo scontro in atto sulla legge elettorale, l’Italicum, e chiedono chiarimenti sulla posizione del PSI. Ne abbiamo già parlato negli organismi del partito, Segreteria, Direzione e Consiglio Nazionale, approfondendo anche il ruolo che i parlamentari socialisti hanno nella maggioranza di Governo e i risultati che hanno fin qui ottenuto, anche portando alle modifiche proprio della versione iniziale dell’Italicum.

La proposta di legge elettorale in discussione alla Camera non è affatto quella iniziale. E’ cambiata. Noi abbiamo contribuito a migliorarla almeno in tre punti, quelli più iniqui: soglia più elevata per godere del premio di maggioranza, soglia più bassa per accedere al parlamento, parità di genere più larga. Migliorata ma non perfetta. Ben più della questione ‘nominati’ – meglio piccoli collegi uninominali con candidati in forte competizione – il vero nodo e’ il conferimento del premio di maggioranza. C’è spazio per lavorarci? La posizione della minoranza del Pd insospettisce per due ragioni: non ha mai amato le preferenze e ora le sposa; non si batte per rendere centrale il tema ‘coalizione’ dopo averlo sostenuto due anni fa e nel ventennio precedente. Mi pare evidente che la legge elettorale venga usata per regolare questioni interne a quel partito. Colpi bassi inclusi. Che anche il centro destra scelga prescindendo da una valutazione di merito lo si vede nel voto: favorevole al Senato, contrario, dicono, alla Camera. Stesso testo.

Qualche giorno fa il direttore di mondoperaio ricordava alla segreteria del partito che una norma in tutto simile a quella in discussione venne presentata dal nostro capogruppo alla Camera nei primi anni ’90 a nome del partito. Solo per notizia.

Allora, prima domanda. Esiste un testo alternativo, condiviso e migliore per il governo del Paese, legato ad una organica cornice istituzionale? Non lo vedo da nessuna parte.

Seconda domanda. Ci intruppiamo in un coacervo di minoranze partitiche e di forze politiche spaccate al loro interno e senza un disegno strategico? Non vedo nessun vantaggio.

All’inizio della legislatura, proposi un’Assemblea Costituente per coniugare al meglio riforma delle istituzioni e riforma elettorale. Restai – restammo – in solitudine, anche nel voto parlamentare. Nessuno, dico nessuno, né a destra né a sinistra seguì la nostra indicazione. Sarebbe stata la strada maestra per coordinare riforme necessarie a rendere il governo dell’Italia più autorevole, rinnovare la Carta e le istituzioni, adeguare l’assetto degli enti locali e delle regioni. Il cammino imboccato da Letta fu del tutto diverso.

Riccardo Nencini

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