mercoledì, 23 Ottobre, 2019

“GOVERNO DI BUGIARDI”

0

“In audizione nella commissione Bilancio al Senato il Ministro dell’Economia, Giovanni Tria, ha confermato l’aumento dell’Iva dal prossimo anno”. Sono le parole del segretario del Psi Enzo Maraio che in una nota ha commentato il battibecco sull’Iva all’interno del Governo. “Ci aspettavamo che questo governo aumentasse i salari, gli investimenti nelle infrastrutture e per la scuola, invece l’unica cosa che aumenterà sarà l’Iva a discapito dei consumatori e degli italiani. Questo governo di bugiardi conferma la propria volontà di distruggere l’economia italiana”.

Luigi Iorio, componente del Consiglio Nazionale del Psi, in post su Facebook, ha definito questo come il “governo del cambiamento. Nel senso che cambierà la vita agli italiani. In peggio. Dal 2020 avremo l’aumento di Iva e accise”.

A commentare le misure inserite nel Def è anche il presidente della Corte dei Conti, Angelo Buscema che, nell’audizione alle commissioni Bilancio di Camera e Senato impegnate nell’esame del testo, non ha lesinato critiche. Anche pesanti. “L’introduzione di correttivi che ripristinino misure di sostegno ai settori produttivi e alle imprese, contenuti nel Def, avrebbe dovuto – ha detto Buscema – essere accompagnata da misure in grado di riqualificare la spesa pubblica e di liberare risorse per una riduzione dell’onere fiscale. Occorre muovere verso una più strutturale rivisitazione del sistema impositivo, in direzione di una maggiore equità e di un più favorevole ambiente per la crescita. E per rafforzare gli effetti positivi degli interventi impositivi, occorre porre attenzione alla sostenibilità e alla stabilità del sistema fiscale nel suo complesso posti a rischio da interventi disorganici. Inoltre, nel Def si compie una scelta di rinvio nella definizione dei contenuti effettivi della manovra e ciò desta perplessità, sia per la portata degli interventi che si profilano, sia per l’incertezza che si determina nelle scelte degli operatori economici, famiglie e imprese, che da tagli di spesa o aumenti di entrata vengono necessariamente interessati”.
Secondo Buscema: “La flat tax potrebbe essere in astratto idonea a raggiungere l’obiettivo di ridurre il carico fiscale che grava sui ceti medi, sempre che risulti idonea a superare le disparità e le iniquità dell’attuale sistema dell’imposizione sui redditi, ormai caratterizzato da una molteplicità di aliquote e di regimi sostitutivi. L’introduzione di un nuovo sistema di imposizione sui redditi, inoltre, dovrebbe essere effettivamente compatibile con lo stato della finanza pubblica. Ma resta ferma, in tale ambito, la necessità di non determinare salti impropri nelle aliquote marginali effettive.
Il presidente della Corte dei Conti ha osservato: “L’introduzione di interventi quota 100 appaiono misure di carattere straordinario. Bisognerebbe invece tenere conto dell’importanza che sia definito, in un comparto della spesa corrente così rilevante sul piano quantitativo e qualitativo, un quadro di certezza e stabilità normativa. Occorrerebbe offrire una maggiore uniformità nelle regole sull’età di uscita e, pur nella flessibilità, preservare, gli equilibri e la sostenibilità di lungo termine del sistema”.
La Corte dei Conti ha sollevato delle osservazioni anche sulle motivazioni economiche alla base dell’introduzione di quota 100 che non appaiono agevolmente interpretabili.
La magistratura contabile ha ricordato: “Non pare infatti che le ragioni che hanno portato alle riforme realizzate nell’ultimo decennio siano venute meno. Al contrario, è stata ribadita costantemente la crucialità dei loro frutti e sono state prodotte analisi ufficiali che ne evidenziano l’insufficienza. Gli studi più recenti sulle tendenze delle spese legate all’invecchiamento della popolazione, consegnano risultati meno positivi di quelli degli anni passati e segnalano il possibile riemergere di squilibri prospettici. Le misure in materia di previdenza dovrebbero, inoltre, essere ispirate ad un corretto bilanciamento delle esigenze delle generazioni presenti con quelle delle generazioni future. Il sistema previdenziale dovrebbe essere in grado di offrire una sostenibile normalità alle nuove generazioni ma anche ai lavoratori più anziani, alle imprese, agli investitori internazionali interessati ad avviare attività economiche nel nostro Paese. Sarebbe opportuno utilizzare la fase sperimentale di quota 100 per considerare una soluzione del problema della flessibilizzazione dell’età d’uscita più neutra dal punto di vista dell’equità tra coorti di pensionati”.
Invece, il ministro dell’Economia, Giovanni Tria, in audizione sul Def davanti alle commissioni Bilancio di Camera e Senato, si è così pronunciato: “I dati dei primi due mesi dell’anno sono incoraggianti, la produzione ha invertito il trend negativo e questi elementi lasciano ritenere che la previsione per il 2019 sia equilibrata. Il Documento di economia e finanza conferma i pilastri dell’azione governativa: rafforzare l’inclusione e ridurre il gap di crescita con gli altri Paesi europei e il rapporto debito Pil. La strategia che si intende perseguire vede il rilancio degli investimenti pubblici come fattore fondamentale, insieme al sostegno alle imprese per l’innovazione tecnologica. Perché l’Italia riduca il gap di crescita con i partner europei è anche necessario un cambiamento del modello di crescita europeo verso una promozione della domanda interna, senza pregiudicare la competitività. La revisione al ribasso delle stime di crescita risulta pienamente coerente con l’evoluzione della situazione economica generale e a dicembre era all’1% al di sotto dell’1,2% della Ue”.
Secondo il ministro dell’Economia: “Questo consente di sottolineare che il governo non ha affatto peccato di ottimismo e che le revisioni si sono rese progressivamente necessarie scontando l’andamento della seconda metà del 2018, inferiore ad attese che avevamo chiaramente indicato come rischi di previsione. La legislazione vigente in materia fiscale è confermata in attesa di definire, nei prossimi mesi, misure alternative. Lo scenario tendenziale (del Def) incorpora gli incrementi dell’Iva e delle accise dal 2020-2021. Per l’andamento dello spread saranno importanti i piani del governo e l’incisività delle riforme, ma anche gli orientamenti che il Parlamento avrà sul Bilancio, Il documento non tiene conto dei potenziali benefici di uno spread più basso, e che i rendimenti italiani sono ancora troppo alti alla luce dei fondamentali della nostra economia, nonostante il miglioramento dopo l’intesa con l’Unione europea sulla legge di bilancio. A livello europeo non siamo in recessione, probabilmente non lo siamo in Italia dopo la recessione tecnica dell’ultimo trimestre dello scorso anno, ma c’è un forte rallentamento significativo, con previsioni ottimistiche per la seconda metà dell’anno. La legge di bilancio del prossimo anno continuerà, nel rispetto degli obiettivi di finanza pubblica definiti nel Def, il processo di riforma della flat tax e di generare semplificazione nel sistema per alleviare il carico fiscale nei confronti del ceto medio. Lo scenario macroeconomico programmatico poggia su obiettivi di finanza pubblica coerenti con le regole nazionali e comunitarie. Il perseguimento di questi obiettivi richiederà uno sforzo fiscale che nel breve termine inevitabilmente attenua il ritmo di crescita dell’economia, a parità di altre condizioni e ignorando retroazione favorevole che potrebbe pervenire dal minor livello dei rendimenti sui titoli di stato”.
Poi, Tria ha anche spiegato: “L’aggiustamento di bilancio necessario a consentire gli obiettivi dichiarati nel Def nel triennio è significativo. Gli obiettivi programmatici risultano sostanzialmente in linea con quanto previsto dalle regole europee e nazionali, sebbene puntino a miglioramenti del saldo strutturale più contenuti date le condizioni ancora difficili della nostra economia e il recente peggioramento congiunturale”.

Sull’aumento dell’Iva, c’è stato un botta e risposta tra il ministro dell’Economia Giovanni Tria e il vicepremier Luigi Di Maio. Per Tria, l’aumento dell’Iva è confermato in attesa di misure alternative, mentre Di Maio ha detto: “Con questo governo non ci sarà nessun aumento dell’Iva, deve essere chiaro. Finché il M5S sarà al governo non ci sarà nessun aumento dell’Iva, al contrario. L’obiettivo è ridurre il carico fiscale su famiglie e imprese. Serve la volontà politica. Noi ce l’abbiamo. Mi auguro ce l’abbiano anche gli altri. Fermo restando che ci sono già soluzioni sul tavolo volte ad evitare un aumento”.

Ancora una volta l’attuale governo ha dimostrato di essere diviso senza avere una linea politica comune.

Salvatore Rondello

Condividi.

Riguardo l'Autore

Leave A Reply