lunedì, 14 Ottobre, 2019

Jeremy Corbyn, la Brexit e le opzioni in ballo

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Tytti Tuppurainen, ministro agli Affari Europei della Finlandia, ha detto: “Un’uscita della Gran Bretagna dall’Ue, rimane un esito piuttosto probabile, perché il Regno Unito continua a ripetere di essere pronto ad uscire senza un accordo. Quindi, i preparativi vanno velocizzati”. Attualmente la Finlandia ha la presidenza di turno dell’Ue, e la Tuppurainen, intervenendo nella plenaria del Parlamento Europeo a Strasburgo, ha aggiunto: “In Gran Bretagna le opinioni restano divise. Solo il fermo rifiuto di un’uscita senza accordo. Malgrado ciò, il governo britannico continua ad insistere sulle sue linee rosse. La scadenza del 31 ottobre si avvicina a grandi passi, e abbiamo di fronte a noi più incertezza, non meno. Questa situazione piuttosto cupa non ci deve distrarre: la nostra priorità resta avere un ritiro ordinato e spero che riusciremo ad averlo”.

Il ministro finlandese, consapevole della maggioranza del Parlamento inglese che ha votato per una Brexit ordinata ha sottolineato: “Da luglio il Regno Unito ha un nuovo primo ministro. Purtroppo è sempre più chiaro che ciò non ha aiutato a chiarire la situazione e la posizione negoziale del Regno Unito. Per quanto riguarda le questioni più complicate, come il confine irlandese, non è stata presentata ancora alcuna proposta concreta”.
Boris Johnson, sotto tiro in Parlamento, sotto tiro sull’arena diplomatica europea e sotto tiro anche di fronte ai giudici del Regno, attende da oggi un altro verdetto chiave nella sua partita sulla Brexit: quello della Corte Suprema britannica, in seduta sino a fine settimana per decidere sulla contestata legittimità dell’atto con cui il primo ministro ha chiesto e automaticamente ottenuto dalla regina una sospensione prolungata dei lavori di Westminster fino al 14 ottobre nel pieno della volata decisiva sul se, su come e su quando avverrà l’addio di Londra a Bruxelles. Un caso che si gioca in punta di diritto, ma sotto l’evidente pressione dell’opinione pubblica e degli schieramenti politici contrapposti. Con tanto di trasmissione in diretta streaming delle audizioni, a beneficio della trasparenza collettiva. La data della sentenza, che sarà inappellabile, non è stata per ora annunciata, ma il calendario prevede udienze per almeno tre giorni, fino a giovedì compreso.

Aspettando di sapere come vada a finire, Johnson intanto continua ad aggrapparsi soltanto alla promessa di portare a compimento la Brexit il 31 ottobre senza altri rinvii a dispetto della legge anti-no deal. Ma insiste anche a dire di volere una nuova intesa di divorzio con Bruxelles, ‘senza backstop’ sul confine irlandese. Obiettivo difficile a giudicare dall’esito del suo deludente incontro di ieri a Lussemburgo con Jean-Claude Juncker. Tuttavia, il premier britannico sembra sperare ancora in una sponda con Angela Merkel, leader di una Germania dove il mondo del business teme lo spettro della hard Brexit quasi quanto buona parte di quello britannico. Con la Merkel ha concordato per telefono se non altro l’impegno ad accelerare lo sforzo negoziale dell’ultimo minuto.
Il Parlamento britannico, e chi ne sostiene le ragioni contro quelle della piazza invocata da Boris Johnson (BoJo), ha segnato due punti nella battaglia politica e legale sulla Brexit: la Court of Session di Edimburgo, il tribunale d’appello in Scozia, ha ritenuto illegittima la sospensione delle Camere fino al 14 ottobre, a sole due settimane dall’uscita del paese dalla Ue; e l’esecutivo ha dovuto, ubbidendo a quanto deciso da Westminster, rendere noti i contenuti dell’operazione Yellowhammer, che riguarda le conseguenze immediate di una Brexit senza accordo e indica scenari di un paese in guerra, con carenze nelle scorte di cibo e medicine.

Tre giudici della Inner House (sezione interna) del tribunale hanno ribaltato la sentenza emessa la settimana scorsa dal collega Lord Doherty, secondo cui sono i politici e non i tribunali a dover decidere sulla sospensione del Parlamento. Il governo Johnson ha presentato appello alla Corte Suprema, il più alto tribunale del Regno Unito, che sta esaminando il caso da ieri 17 settembre. Nello stesso giorno è stato fissato anche l’esame del ricorso contro la sentenza dell’Alta corte di Londra, che venerdì si era pronunciata a favore del premier respingendo un ricorso simile a quello presentato in Scozia.
Joanna Cherry, la deputata dello Scottish National Party, tra i promotori del ricorso, ha dichiarato: “Chiediamo che il Parlamento venga riconvocato immediatamente”.
Un portavoce del governo ha già affermato: “Il governo deve portare avanti una forte agenda domestica e legislativa, sospendere il Parlamento è il modo legale e necessario per farlo. Vi sono ora verdetti contrastanti nei tribunali inglese e scozzese e la questione verrà esaminata dalla Corte Suprema la prossima settimana”.
Il vantaggio principale di Johnson nella partita interna è dato dal fatto che l’opposizione è divisa: il fronte compatto schierato dal leader Jeremy Corbyn, contro il no deal del premier, scricchiola quando si tratta di parlare di scenari futuri. Tom Watson, il numero due dei laburisti, si è detto a favore di un secondo referendum prima di andare a elezioni anticipate, schierandosi apertamente per il ‘Remain’. Una posizione indigesta per Corbyn, che sul referendum non si è mai sbilanciato, tanto da essere stato accusato di avere una posizione vaga in merito.

In un discorso a Brighton, Corbyn ha confermato che il futuro governo laburista terrà un nuovo referendum, in ballo le due opzioni, ‘Remain’ e ‘Leave’, ma senza indicare quale sosterrà. Il leader laburista, al contrario di una parte del partito, non ha mai cercato con fermezza di riportare i concittadini al voto sul tema dell’uscita dalla Ue, e preferisce spingere per elezioni anticipate non appena sarà archiviata il minacciato no-deal del 31 ottobre.
I Tory continuano a mantenere, nei sondaggi, un ampio margine di vantaggio sull’opposizione laburista nel Regno Unito. Secondo un sondaggio online di Kantar, il partito del premier Boris Johnson ha il sostegno del 38% degli elettori, contro il 24% del Labour, ma entrambi perdono consensi. La crisi rischia di coinvolgere Buckingham Palace. Secondo Dominic Grieve, ex procuratore generale e deputato Tory, espulso dal partito per aver votato contro il governo la settimana scorsa, l’inquilino di Downing Street dovrebbe dimettersi se si accertasse che abbia mentito alla monarca. Alla Bbc, il deputato Grieve ha affermato: “Se il governo avesse indotto in errore la Regina sulle ragioni della sospensione del Parlamento, sarebbe davvero una questione molto seria. A mio avviso, sarebbe il momento per Johnson di dimettersi e molto rapidamente”.
Dello stesso avviso il numero due dei Lib-Dem, Ed Davey, convinto che la questione “potrebbe benissimo” costringere Johnson a lasciare l’incarico.
Downing Street ha reagito: “I motivi che sono stati indicati per la sospensione sono stati assolutamente coerenti e cioè la necessità di presentare un programma legislativo”. Non ha tuttavia indicato cosa è stato detto dal premier a Elisabetta II e non ha smentito direttamente che l’accusa di averla ingannata sia falsa. L’Europa spererebbe ancora in un accordo, ma si prepara a quella che Angela Merkel ha definito una Brexit ‘disordinata’.
Il Parlamento europeo è pronto ad approvare una terza proroga della Brexit, spostando la data di uscita oltre il 31 ottobre, ma a condizione che il governo britannico fornisca ragioni concrete e continui a partecipare alle istituzioni dell’Ue compresa la nomina di un commissario europeo.

Il governo di Londra, costretto da una legge approvata dalla Camera dei Comuni, ha pubblicato il rapporto relativo all’operazione Yellowhammer, finora secretata, sugli effetti immediati della Brexit senza accordo. Nel documento di sei pagine emerge che la Gran Bretagna avrà seri problemi nella fornitura di emergenza elettrica, con notevole aumento dei prezzi, così come importanti ritardi nei controlli alla frontiera della Manica con la Francia.
Nei primi giorni dopo il divorzio, in programma il 31 ottobre, vi saranno carenze di scorte di cibo e medicine con ‘prolungati ritardi nelle forniture’. I camion con le merci potrebbero subire ritardi fino a due giorni e mezzo per i controlli alla Manica. Così come i traghetti potrebbero subire ritardi notevoli e ci vorranno fino a 3 mesi per tornare alla normalità. Le forniture di alcuni alimenti freschi diminuiranno, mentre aumenteranno i prezzi. Verrà interrotta la condivisione dei dati delle forze dell’ordine tra Regno Unito e Ue. Nel documento è stato oscurato il paragrafo 15 e ora molti cittadini, e membri dell’opposizione, chiedono che cosa contenga.
In un articolo di Jeremy Corbin pubblicato da ‘The Guardian’ si legge: “Boris Johnson ed i conservatori minacciano di guidare il nostro paese verso il bordo della scogliera no-deal tra sei settimane. Non ha mandato per questo ed è osteggiato dalla maggioranza del pubblico. Da quando è diventato primo ministro a luglio, Johnson è stato sempre sconfitto in Parlamento. Ora le sue manovre antidemocratiche e la sua decisione di chiudere il Parlamento ed evitare la responsabilità sono contestate alla Corte suprema. La visita di Johnson in Lussemburgo di lunedì scorso è stata un’ulteriore umiliazione. Il primo ministro è andato in Europa senza piani e proposte, e ha fatto del suo meglio per nascondersi dal controllo mentre era lì.

Tre anni fa Johnson sostenne la Brexit perché pensava che avrebbe rafforzato la sua carriera politica, scrivendo un articolo a favore del permanere e un altro a sostegno del congedo. Ora non sostiene nulla perché pensa che sia politicamente conveniente: riconquistare voti dal partito Brexit e tenere a bordo i suoi ultras Tory per la Brexit . Allo stesso tempo, sembra che stia cercando un accordo per riunire il suo gabinetto ed il gruppo parlamentare.
Non c’è nulla di nuovo negli shenanigans di Johnson. Theresa May ha sottoscritto linee rosse contraddittorie sulla Brexit per evitare che i conservatori cadano a pezzi, e David Cameron ha chiamato in primo luogo il referendum per respingere la minaccia di Ukip.
La saga della Brexit degli ultimi anni è stata una litania di fallimenti di Tory, poiché un primo ministro conservatore dopo l’altro ha messo gli interessi propri e del proprio partito di fronte agli interessi della gente e del nostro paese. Ora il prossimo mese dovremo schiantarci fuori dall’UE senza un accordo, solo per salvare il lavoro di Johnson. Sappiamo da Amber Rudd, che ha rassegnato le dimissioni dal suo gabinetto questo mese, che ci sono pochi sforzi per ottenere un accordo con l’UE, in effetti è difficile vedere alcun segno di reale sforzo. Ciò è avvenuto dopo le notizie trapelate secondo cui i negoziati del Primo Ministro sono una ‘finzione’ e nessun accordo è il vero obiettivo.

Strappando dai denti della residenza n. 10, il parlamento ha assicurato il rilascio dei documenti riservati di Yellowhammer, esponendo i preparativi del governo a nessun accordo. L’analisi del governo ha rilevato che il Regno Unito sarebbe a rischio di carenza di cibo e medicine e affronterà il caos nei porti chiave. Ha inoltre rivelato che i ministri avevano deliberatamente indotto in errore il pubblico. Ci dissero che non ci sarebbero state carenze di cibo o medicine, quando i loro rapporti interni mostrarono che ci sarebbero stati.
Yellowhammer ha aumentato ulteriormente la posta in gioco. La sconsiderata Brexit senza compromessi di Johnson minaccerebbe posti di lavoro e standard di vita e aumenterebbe i prezzi dei prodotti alimentari. E spianerebbe la strada a un accordo commerciale unilaterale con Donald Trump che poteva essere negoziato solo da una posizione di debolezza.
Non si tratterebbe di una Brexit senza accordi, ma di una Brexit con accordi di Trump, con una corsa al ribasso nei nostri diritti e protezioni vendute alle società statunitensi.
Né un accordo sarebbe una ‘pausa pulita’, come alcuni immaginano. Non significherebbe che potremmo ‘solo andare avanti con esso’. In realtà sarebbe l’inizio di un nuovo periodo di confusione e ritardo, poiché una serie di nuovi accordi dovrebbe essere stipulata con l’UE, ma questa volta in un contesto di crescente disoccupazione, approfondimento della povertà e intere industrie in movimento in mare aperto.

Farà tutto il lavoro necessario per fermare un disastroso affare, con tutto il caos, le interruzioni e le perdite di posti di lavoro che ci sarebbero, e la grave minaccia che porterebbe al processo di pace in Irlanda del Nord. Ecco perché abbiamo lavorato con altri partiti in tutto il Parlamento per approvare una legge per impedirci di schiantarci alla fine del prossimo mese.
Ma non appena nessun accordo è fuori dal tavolo e il primo ministro ha rispettato la legge, abbiamo bisogno di un’elezione generale per sbarazzarci del governo Tory di Johnson. Quell’elezione sarà molto più della Brexit. Sarà una scelta tra un governo laburista che metterà ricchezza e potere nelle mani di molti, e i conservatori al governo di Johnson che si prenderanno cura dei pochi privilegiati. Si tratterà di chi porrà veramente fine all’austerità e realizzerà il cambiamento di cui la Gran Bretagna ha bisogno, investe in ogni regione e nazione del nostro paese e ricostruisce i nostri servizi pubblici, comunità e industria.
Il popolo britannico merita di dire la propria in una elezione generale. Solo un governo laburista porrebbe fine alla crisi della Brexit riprendendo la decisione al popolo. Daremo alla gente l’ultima parola su Brexit, con la scelta di un’offerta di congedo credibile e resteremo.
Un governo laburista garantirebbe un accordo ragionevole basato sui termini che abbiamo a lungo sostenuto, compresa una nuova unione doganale con l’UE; una stretta relazione con il mercato unico; e garanzie dei diritti dei lavoratori e delle tutele ambientali. Vorremmo quindi metterlo a un voto pubblico insieme a rimanere. Mi impegnerò a svolgere qualunque cosa la gente decida, come primo ministro laburista.

Siamo l’unica parte del Regno Unito pronta a riporre la nostra fiducia nel popolo britannico per prendere la decisione. Johnson vuole uscire senza alcun accordo. Questo è qualcosa a cui si oppongono le imprese, l’industria, i sindacati e la maggior parte del pubblico, e persino il co-convocatore della campagna di Vote Leave, Michael Gove, che ha dichiarato all’inizio di quest’anno: “Non abbiamo votato per andarcene senza un accordo”.
E ora i liberaldemocratici vogliono che i parlamentari ribaltino il risultato del referendum revocando l’articolo 50 in una discussione parlamentare. È semplicemente non democratico ignorare la decisione della maggioranza degli elettori senza tornare al popolo.
Il lavoro è l’unica parte determinata a riunire le persone e dare alla gente l’ultima parola. Solo un voto per il lavoro darà un voto pubblico sulla Brexit. Solo un governo laburista rimetterà il potere nelle mani del popolo. Fermiamo una Brexit senza affare e lasciamo che le persone decidano”.
Corbyn ed i laburisti inglesi sostengono oggi ciò che dalle pagine di questo giornale sosteniamo da diverso tempo: ridare la parola agli inglesi sulla Brexit. Ormai dovrebbe essere chiaro alla maggioranza degli inglesi che rimanere in Europa è un vantaggio per tutti. Nel frattempo, l’Ue potrebbe decidere saggiamente una proroga del 31 ottobre anche unilateralmente.

Salvatore Rondello

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