mercoledì, 20 Gennaio, 2021

Joan Baez Forever Young! 80 anni di battaglie per i diritti

0

Il 9 gennaio Joan Baez compie 80 anni. Ha inciso il suo ultimo album due anni fa e ha dichiarato che non farà più concerti, preferendo dedicarsi alla pittura. Ma per noi rimarrà per sempre giovane, come il titolo di una delle più belle canzoni di Dylan, da lei splendidamente interpretata.

La sua vita è stata intensissima. Fatta di musica e di impegno civile. Joan, nata nel 1941 a Staten Island (New York) da padre messicano e madre scozzese, comincia a salire sui palchi dei concerti alla fine degli anni ’50 e incide il suo primo disco nel 1959. Il primo di una lunga serie: se ne contano una sessantina. La musica folk è la sua grande passione. Joan comincia cantando le canzoni della tradizione popolare americana alle quali aggiunge via via le interpretazioni degli autori della sua generazione. Ben presto diventa la regina del Festival Folk di Newport, al quale introduce un Bob Dylan ancora alle prime armi, essendo arrivato da poco a New York dal nativo Midwest. La musica folk conosce in quegli anni uno straordinario successo tra i giovani. E’ anche grazie alle interpretazioni di Joan Baez che i vecchi menestrelli della corrente meno “nobile” della canzone americana, come Woody Guthrie e Pete Seeger, i cantori dei diseredati e degli emarginati, vengono riscoperti da una generazione che vuole riandare alle radici della nazione, mettendo a nudo le contraddizioni, i tanti buchi neri del sogno americano. Sulla loro scia si affacciano sulla scena i nuovi artisti: oltre a Joan, Bob Dylan, Phil Ochs, Peter, Paul and Mary, Paul Simon, Judy Collins. Joan Baez fa da raccordo tra la vecchia e la nuova canzone di protesta, portando in dote al movimento la sua assidua presenza e soprattutto l’inconfondibile purezza e melodia della sua voce. Quante ballate di Dylan sono state rese celebri e più musicali dalla voce dell’usignolo di Woodstock, come Joan venne ribattezzata dopo la sua performance al festival del 1969!
A partire dai primi anni ‘60 la musica folk accompagna le marce per i diritti civili, contro le discriminazioni razziali, e le manifestazioni pacifiste, contro la guerra nel Vietnam, che vedono Joan sempre in prima fila. Joan Baez e Bob Dylan cantano nella grande adunata di Washington del 28 agosto 1963 per i diritti civili, quella del famoso discorso di Martin Luther King “I have a dream”. La cantante-attivista scende in campo nelle principali lotte mondiali per la democrazia e nelle manifestazioni a favore delle donne, dei migranti, dell’ambiente e contro la povertà, la fame e la pena di morte. Battaglie che non sono ancora finite e che includono la solidarietà da lei manifestata ai medici e agli operatori sanitari impegnati nella guerra contro il coronavirus. Da questo punto di vista la sua coerenza è esemplare, molto più di Bob Dylan che dalla seconda metà degli anni ’60 prende un’altra direzione e verrà invano da lei richiamato a tornare a far parte del movimento (“To Bobby”). Di fronte ai tanti che via via si perderanno per strada – magari buttandosi sulla droga, dalla quale lei è stata sempre lontana – Joan Baez continuerà ad incarnare il meglio della cultura giovanile degli anni ‘60. Quella della difesa dei valori democratici, delle battaglie per la giustizia, del nuovo umanesimo ambientalista. Ideali di nuovo riaffermati con vigore nell’America oscurantista di Trump.

Ma non c’è soltanto la Joan Baez pubblica, ampiamente nota. C’è anche la Joan Baez privata. Con i suoi amori, come quello per Bob Dylan, di cui Joan ha lasciato traccia nella più bella canzone da lei composta, “Diamonds and Rust”. Da un’improvvisa telefonata di lui da una cabina del Midwest, dopo anni che i due si sono lasciati, emergono i ricordi dei momenti passati insieme. Joan rivà con il pensiero a quegli occhi “più blu delle uova di pettirosso”, rivede Bob che sta sorridendo “fuori dalla finestra di quell’hotel da quattro soldi a Washington Square”. E pensa anche alle piccole umiliazioni che lui le ha inflitto, definendo “scadente” la sua poetica. Bob naturalmente, subito dopo aver ceduto alla dolcezza del ricordo telefonandole, ritorna nella parte del duro, dicendo di non avere nostalgie, ma intanto lei ha consumato la sua piccola vendetta, ricordandogli l’etichetta, non si sa quanto corrispondente alla realtà, di “autentico vagabondo” che Bob si era cucita addosso. Alla fine però è il dolce-amaro dell’amore a prevalere. Da una parte, la struggente sincerità di Joanie che ammette “Sì, io ti ho amato teneramente”. Dall’altra, la sua auto-difesa per chiudere una vicenda che le ha portato dolore: “Se mi stai offrendo diamanti e ruggine, grazie ho già pagato.”
Tanti auguri Joanie, la tua sincerità e la tua coerenza ci saranno sempre di esempio!

 

Attilio Pasetto

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply