lunedì, 18 Novembre, 2019

JUNCKER AVVISA RENZI

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Juncker-Renzi

Se l’Italia e la Francia non procederanno con le riforme annunciate si arriverà “a un inasprimento della procedura sul deficit”. E “se alle parole non seguiranno i fatti, per questi Paesi non sarà piacevole”. Queste le parole del presidente della commissione Ue, Jean-Claude Juncker, intervistato dal quotidiano tedesco Frankfurter Allgemeine Zeitung (FAZ). Un avviso dal contenuto minaccioso, anche se possono tornare utili a Renzi come a Hollande, e tranquillizzare un po’ i mercati dove dalla Grecia arrivano ventate di panico.

Juncker ha accompagnate queste parole – che ricordiamo fanno da contorno a quelle della Cancelliera Angela Merkel sabato a Die Welt e alle dichiarazioni di lunedì dell’Eurogruppo – con uno zuccherino’: “Dovremmo dare fiducia agli italiani e ai francesi. E poi vedremo, proprio a marzo, come sarà andata”. “I governi – ha detto alla FAZ, quotidiano che aveva criticato in modo pesante la decisione di non sanzionare i disavanzi eccessivi di Italia e Francia, – ci hanno garantito che faranno quanto annunciato”. “Per me si tratta ora di sostituire un diktat immediato con una fiducia a lungo termine”, ha aggiunto Juncker per spiegare le differenze tra la sua posizione e quella della Commissione precedente guidata da Barroso. “Si tratta di una sana comprensione tra persone”. “Vorrei ricordare che la commissione presenta delle proposte, ma le decisioni sono cosa dei governi”. “Cosa sarebbe successo se avessimo detto: ‘dovete regolare le cose entro dopodomani o altrimenti siamo a un punto morto’?” E ha concluso: la situazione attuale “è meglio, rispetto alla possibilità di imporre prescrizioni senza che poi succeda nulla” smentendo però al contempo che Italia e Francia abbiano ricevuto uno sconto nel loro percorso di riduzione dell’indebitamento. Insomma ha voluto anche dare una versione ‘autentica’ della flessibilità perché, così come la intende lui, i governi italiano e francese dovranno attenersi alle indicazioni della Commissione, altrimenti ci saranno conseguenze non piacevoli per chi non rispetta i vincoli europei in materia di disavanzo e debito. Insomma la flessibilità sul rientro dal disavanzo eccessivo così come sulla riduzione del debito non equivalgono affatto a uno sconto.

Le parole di Juncker, aspre in superficie, ma utili a Renzi per forzare la maggioranza di Governo a ingoiare le sue traballanti riforme, dal Jobs Act alla legge elettorale, servono anche a calmare i mercati in una giornata che si è aperta malissimo sulla scia delle notizie pessime di ieri che arrivavano dalla Grecia. Atene corre infatti il rischio concreto di infilarsi in una complicatissima crisi politica in cui il ruolo di pivot potrebbe venir giocato dalla sinistra Siryza, lasciando intravedere uno stallo politico interminabile e un futuro fosco per l’unione monetaria. Un crollo della Grecia potrebbe avere conseguenze a catena a cominciare dai Paesi più esposti, ovvero Italia, Spagna, Portogallo e Francia.

Niente di strano insomma se nel pomeriggio lo spread tra i nostri BTP decennali e i Bund tedeschi risultava in brusco aumento, a 137 punti, con un aumento del 4,69 per cento. Poco meno dell’aumento dello spread per gli OAT francesi, +5,08. Più netta invece la crescita del differenziale con i Bonos spagnoli con un + 6,36.

Faz titola l’intervista come ‘Juncker minaccia Francia e Italia’, e benché i toni non appaiono così severi, il messaggio del presidente della Commissione, mediaticamente parlando, non è immediatamente spendibile per gli esecutivi Renzi e Valls. Jean-Claude Juncker ha infatti contraddetto l’impressione, che Francia e Italia possano contare su un giudizio più benevolo sul loro consolidamento di bilancio da parte della Commissione.

In questo quadro le parole di Juncker suonano dunque, in qualche misura, come una rassicurazione sulla tenuta del debito, ma si sono meritate anche un commento piccato del Ministro dell’economia. “Le riforme – ha commentato il ministro dell’economia, Padoan – le facciamo perché servono a noi e non perché ce lo dicono gli altri”.

“Comincio a credere che le prese di posizione di Juncker siano legate ai colpevoli ritardi della Commissione”  aggiunge il segretario del Psi Riccardo Nencini intervenendo a ‘Transatlantico’ su RaiNews24. “Aspettiamo gli investimenti di 300 miliardi promessi con il piano Juncker da distribuire ai Paesi dell’Unione. L’Italia ha un portafoglio di 40 miliardi circa che saranno in parte  investiti nelle grandi infrastrutture, ma comincio a credere che Juncker veda Italia e Francia come soggetti da tenere sotto pressione per coprire i suoi ritardi”.

Nel corso dell’intervista Juncker non ha mascherato la sua delusione per il danno d’immagine provocato dal caso Lux Leaks, inerenti agli sconti fiscali concessi dal Lussemburgo alle grandi aziende che trasferivano la loro sede fiscale nel Granducato. Il presidente della Commissione non ha comunque mai pensato alle dimissioni, rimarcando come non si sia mai visto un esponente di un governo di uno stato membro dimessosi in seguito a aiuto di Stati sanzionati dall’UE e che il cosidetto tax ruling è una pratica comune in Europa. Oggi intanto è stata pubblicata la seconda parte dell’inchiesta e vengono fuori altri nomi come oltre le già citate Amazon e Apple con altre 300 multinazionali. Ad aver lucrato grazie alla minor tassazione ci sono pure Disney, Skype e Telecom Italia. Tra il 2003 e il 2011 avrebbero approfittato fino a oltre il 90% dei profitti, o di aliquote molto molto basse. E in quegli anni l’attuale presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker era Primo Ministro in Lussemburgo.

Armando Marchio

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