martedì, 23 Aprile, 2019

Keys e Muguruza regine della Carolina del Sud e del Messico

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Già si guarda alla stagione sulla terra rossa, con – a ridosso – i tre più grandi appuntamenti della stagione sul rosso: il torneo di Madrid, gli Internazionali Bnl d’Italia di tennis di Roma e il Grand Slam del Roland Garros. E già c’è chi sta lavorando a questa stagione, come la danese Caroline Wozniacki (che si sta preparando con la nostra Francesca Schiavone). A tale proposito, infatti, gli ultimi due tornei femminili di tennis ci hanno regalato molte emozioni e, soprattutto con il torneo del Wta di Charleston (nella Carolina del Sud), ci hanno permesso di parlare anche degli eventi che citavamo prima: si giocava, infatti, sulla terra verde e una delle protagoniste è stata proprio la Wozniacki (testa di serie n. 2), che è approdata in finale; dove ha trovato un’altra tennista ritornata al top della forma: l’americana Madison Keys. Tuttavia, anche l’altro torneo (sul cemento però) ha catturato molte attenzioni e ha fatto parlare di sé per ben de motivi: non solo per altre due campionesse arrivate a contendersi il titolo (come Viktoria Azarenka e Garbine Muguruza), ma anche per l’esito: un match terminato con il ritiro della bielorussa, a causa di un infortunio al polpaccio della gamba destra che le impediva di muoversi in campo e qualsiasi movimento, ostacolandola persino al servizio. Tra le lacrime di dolore, delusione e dispiacere, Vika ha provato a continuare sino all’ultimo a giocare, anche da ferma, lasciando andare il braccio e tirando ogni colpo a tutto braccio appunto, di potenza, puntando sul punto netto e decisivo, senza scambiare. Non semplice contro un’avversaria carica e in forma come la spagnola, al meglio della condizione fisica e che ha espresso forse il suo miglior tennis; non facile neppure per la Muguruza però giocare contro un’avversaria infortunata, tanto che è sembrata andare in confusione ed ha commesso molti gratuiti, quando fino ad allora non aveva mai sbagliato quasi nulla: anzi, rimetteva i colpi anche centrali, ben alla portata della Azarenka. Il pubblico ha provato a sostenerla con un lungo applauso, ma tutto è giunto all’improvviso. Un torneo fino a quel momento impeccabile per la bielorussa, che tornava in finale dopo tre anni e che sembrava potersela giocare, in una partita equilibrata contro la spagnola. Invece, un primo set in cui la Muguruza è partita subito forte e ha fatto la differenza con colpi più potenti, sebbene Vika abbia lottato molto e si sia ben difesa, nonostante il duro risultato di un parziale netto di un severo 6/1 incassato, quasi senza storia, in un match a senso unico in cui si scambiava tanto, si facevano colpi bellissimi da una parte e dall’altra, la Azarenka correva dappertutto, rischiava, tirava forte, variava il gioco, ma alla fine era sempre la spagnola a fare il punto. Poi, ad un certo punto, prima della conclusione del primo set (in cui Garbine è andata avanti di un break, che poi la bielorussa era riuscita quasi a recuperare prima del doppio break), un attimo Vika si è fermata all’improvviso, piegata in due e si è tenuta la gamba; ma si è andati alle panchine convinti che non fosse nulla, invece subito la bielorussa ha chiamato il time out medico. A nulla è servito, il dolore sempre più forte sul viso teso e rammaricato di Vika, che ha persino accennato (sul rischio del 3-0) ad andare dall’arbitro di sedia per annunciare il ritiro; invece ha provato a lottare per altri due game prima di alzare bandiera e cedere alla rassegnazione di una giornata decisamente a lei sfavorevole. Sfortuna che aveva cercato di contrastare piazzando bene il servizio alla battuta e ricercando gli aces, anche con buone ed ottime esecuzioni persino, ma non le sarebbe comunque bastato contro una Muguruza scatenatissima. Peccato visto l’eccellente exploit della Azarenka: vedere più partita non sarebbe dispiaciuto al pubblico e sarebbe stato persino giusto per certi versi. Sicuramente la bielorussa è stata artefice di uno dei più bei match del torneo contro Angelique Kerber, sconfitta con il punteggio di 6/4 4/6 6/1; non facile riprendere la partita in mano, dopo aver messo molto in difficoltà una tennista ostica come la tedesca. Una fasciatura simile alla sua, tra l’altro, l’aveva anche Magdalena Rybarikova, sconfitta dalla Muguruza nettamente per 6/2 6/3; la spagnola ha completamente dominato l’avversaria e le avrebbe potuto impartire addirittura un doppio 6/2 e la tennista slovacca non è sembrata mai poterla impensierire più di tanto. Se Muguruza già amava questo torneo e il Messico, dopo questa vittoria sicuramente lo adorerà ancor di più e maggiormente. Visibile il suo entusiasmo. Tuttavia c’è da notare anche un po’ di sfortuna in certi colpi e su alcune palle (uscite di un nulla) per la Azarenka, che dunque ha avuto anche qualche divergenza di veduta con gli arbitri nella finale.
Sulla terra verde, invece, si affrontavano Madison Keys e Caroline Wozniacki. La Keys aveva battuto la Puig (che, tra l’altro, aveva eliminato Aryna Sabalenka per 6/2 7/5, che era testa di serie n 3), con il punteggio netto di 6/4 6/0; la danese approdava alla finale, dopo un torneo perfetto in cui aveva espresso il suo miglior tennis, dopo essersi sbarazzata in semifinale di Petra Martic per 6/3 6/4. La finale tra le due campionesse è apparsa da subito equilibrata e molto lottata. All’inizio è sembrata essere più fresca, lucida e a suo agio la danese (che era testa di serie n. 5); mentre l’americana era meno precisa e forse più in confusione, nel senso che si lasciava imbrigliare più dal gioco dell’altra, che guidava lo scambio e dominava, spostandola e facendole sprecare molte energie. Una partita bellissima, con punti eccezionali da una parte e dall’altra comunque. Davvero non c’era un pronostico di vittoria che sembrava più plausibile di un altro; infatti si è arrivati al tie-break. La danese sembrava perdere un po’ di incisività, essere più stanca, fare meno male all’avversaria e riuscire a metterle meno pressione, a fare meno la differenza. Forse i suoi colpi si erano fatti meno veloci e potenti, meno profondi, o forse era la Keys che man mano stava entrando in partita e stava reagendo d’orgoglio, rischiando di più ed iniziando a dare il tutto per tutto. Tanto che, al tie break, la testa di serie n. 8 conduceva per 5 punti a 3 e servizio a disposizione: tutti avrebbero detto che ormai il primo set era andato e lo aveva portato a casa; invece la Wozniacki riusciva a pareggiare, ma purtroppo non le sarebbe stato sufficiente. La conquista del tie break da parte di Madison era solo rimandata e, con uno straordinario lungolinea di dritto a tutto braccio, meraviglioso quanto potente e profondo, l’americana chiudeva il primo parziale (al tie-break, per 7 punti a 5 appunto). Ci si sarebbe aspettati la reazione della Wozniacki, che ha provato ad alzare la testa, ma senza successo. Il secondo set è corso via veloce, più del primo, meno lottato, con ormai una danese in lieve calo e la statunitense più carica e decisa che mai. Peccato perché ci sarebbe piaciuto vedere almeno un terzo set e la danese lo avrebbe meritato proprio per il percorso fatto qui in Carolina del Sud. La Keys ha compiuto un’impresa poiché era la prima volta che batteva la Wozniacki (che diventa l’attuale n. 14 del mondo), che invece l’aveva sempre sconfitta in tutte le cinque volte in cui si erano scontrate fino a quel momento. Sicuramente ora l’americana considererà casa sua questo torneo di Charleston e sarà pronta a tornare a difendere il titolo l’anno prossimo (come promesso e come non vede l’ora; così come appunto la stessa Muguruza, che sale alla posizione n. 19 del mondo, a Monterrey). Forse la più bella vittoria nel torneo per la Keys (attuale n. 18 al mondo) è arrivata quando ha battuto la testa di serie n. 1 del seeding, Sloane Stephens, per 7/6(6) 4/6 6/2.
Dunque tre tenniste ritrovate, che fa piacere rivedere in forma, di pari livello: la n. 14, la n. 18 e la n. 19 al mondo. Ora gli occhi saranno di nuovo puntati sul maschile con l’atteso torneo di Marrakesh.

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