martedì, 27 Ottobre, 2020

Kirghizistan: il presidente scompare, paese nel caos

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In Kirghizistan regna il pieno caos. Non vi sono altre parole per commentare cosa sta accadendo nella Repubblica dell’Asia centrale confinante con la Cina diventata indipendente nel 1991 dopo aver fatto parte dell’Unione sovietica. Il risultato delle ultime elezioni parlamentari di domenica 4 ottobre, che avevano visto il successo dei partiti filorussi, è stato violentemente contestato e la Commissione elettorale ha annullato l’esito del voto e il Presidente della Repubblica in carica Soorombai Jeenbekov, vicino ai partiti vincitori, ha dichiarato di essere disposto a dimettersi dopo la nuova consultazione. Ma i disordini e le manifestazioni sono proseguiti anche in forma violenta causando un morto e decine di feriti. La folla ha assalito le carceri liberando l’ex Presidente Atambayev, arrestato per sospetta corruzione e gli ex Ministri Satybaldyiev e Iskov, già condannati per lo stesso reato. A questo punto il Consiglio Supremo del Kirghizistan ha approvato la nomina di Sadyir Japarov, anche lui liberato dal carcere (dove era stato rinchiuso per appropriazione indebita) come nuovo Premier ad interim. Tutti i deputati presenti nella residenza presidenziale della capitale Bishkek hanno votato unanimemente per lui e per il Governo da lui proposto. In questo clima di incertezza e di confusione creatosi dopo le contestate e poi annullate elezioni politiche del 4 ottobre. Almeno un elemento di chiarezza che però rende la situazione ancora più intricata. Il Presidente della Repubblica Jeenbekov ha dichiarato lo stato di emergenza nel Paese fino al 31 ottobre e ha sottolineato in una drammatica dichiarazione che il Kirghizistan corre gravi pericoli per la sua unità e per la pace sociale. Il Governo Japarov avrà il compito di portare il Paese a nuove elezioni. Ma intanto nella Repubblica caucasica crescono le divisioni politiche e si è già iniziato a contestare il Governo appena insediato perché eletto da un Parlamento delegittimato dalle elezioni poi annullate . Una situazione veramente caotica in un territorio che dopo l’indipendenza raggiunta era stato un esempio di correttezza istituzionale e democratica con la sua forma repubblicana semipresidenziale. A ciò si aggiunge la diffusione della pandemia da coronavirus che qui ha cominciato a diffondersi dal marzo 2020 causando decine di morti prima nella capitale Bishkek e poi nelle zone rurali e incidendo negativamente sull’economia interna basata soprattutto sull’agricoltura e sull’esportazione di tabacco e cotone e sui minerali presenti come carbone, oro , uranio e antimonio. La Russia finora è rimasta alla finestra ma non pare destinata ad estraniarsi da quello che sta accadendo in un territorio storicamente e tradizionalmente a lei legato. C’è infine da registrate nelle ultime ore la scomparsa del Presidente della Repubblica Jeenbekov, che prima di sparire dalla circolazione, avrebbe dichiarato di volersi dimettere subito lasciando potere politico e istituzionale a Japarov sul quale la Corte Suprema, con una sentenza superveloce, avrebbe deciso un approfondimento delle stato di accusa. Tanto per rendere la situazione ancora più confusa.

Alessandro Perelli

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