mercoledì, 28 Ottobre, 2020

Kosovo – Serbia. Si allontanano le prospettive di pace

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Nuovi ostacoli ai tentativi dell’Unione europea di allentare la tensione tra Kosovo e Serbia. Martedì 28 maggio le forze speciali della polizia kosovara, coadiuvate dall’azione di decine di mezzi blindati hanno fatto irruzione nella parte serba di Mitrovica. Ufficialmente per una operazione anticorruzione. Ma l’ingente numero delle forze impiegate ha fatto apparire la stessa come una prova di forza e una provocazione nei confronti della popolazione serba che invoca da anni più autonomia amministrativa da Pristina.

Ci sono stati scontri e feriti e in Serbia il Presidente Vucic ha posto l’esercito in stato di massima allerta convocando una riunione d’urgenza del Consiglio per  la sicurezza nazionale. E’ rimasto inascoltato quindi l’appello alla attenuazione dei toni di pochi giorni fà del vertice europeo convocato da Francia e Germania e che aveva visto esclusa l’Italia. La Kfor, la forza Nato in Kosovo, ha moltiplicato gli sforzi per riportare la calma ma la situazione rischia di compromettersi. Un Mig serbo ha sorvolato l’area contribuendo ad aumentare la tensione mentre la Russia ha condannato l’operazione della polizia kosovara. Si allontanano così ulteriormente le prospettive di pace che avevano pochi mesi fà fatto intravedere una possibile soluzione fondata sul riconoscimento del Kosovo da parte della Serbia in cambio di una più marcata indipendenza amministrativa delle zone a maggioranza serba e della cancellazione del dazio del100% sulle merci serbe.

In realtà i Governi di Belgrado e Pristina temono che concessioni fatte agli avversari provochino reazioni di stampo nazionalista e un calo dei consensi e preferiscono non arretrare di un passo rispetto alle loro richieste. Le prossime elezioni in Kosovo e quelle del prossimo anno in Serbia fanno pendere la bilancia più sui calcoli elettorali che sulla responsabilità. Ma ciò oltre a allontanare dall’Europa questi territori dei Balcani occidentali, provoca ingenti danni all’economia allontanando possibili investimenti esteri che non si fidano dell’instabilità e dei pericoli di un conflitto. Il mercato unico dei Balcani occidentali che aveva fatto intravedere importanti prospettive di sviluppo a questi territori sembra un obiettivo ancora difficile da raggiungere.

Alessandro Perelli

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    Andrea Malavolti on

    Nuova missione all’estero per il Museo Nazionale dell’Ebraismo Italiano e della Shoah di Ferrara, ieri protagonista a New York nella prestigiosa sede dello University Club sulla 5th Avenue. A presentare la missione e le attività del museo il Presidente Dario Disegni e il Direttore Simonetta Della Seta, ai cui interventi sono seguiti quelli di Giulio Busi e di Silvana Greco, curatori della mostra “Il Rinascimento parla ebraico” in esposizione fino al 15 settembre.
    Tra i circa sessanta partecipanti Stephen Lash, amministratore delegato di Christie’s, diversi direttori di musei, alcuni grandi nomi dell’imprenditoria e della finanza americana, curatori d’arte, accademici, architetti ed esponenti di punta del mondo ebraico newyorkese.
    L’evento a Manhattan, introdotto dal Console Generale d’Italia Francesco Genuardi e chiuso dalle parole del rabbino Arthur Schneier, ha fatto registrare un forte e motivato interesse nei confronti del museo.
    Interesse che si è concretizzato nella costituzione del primo nucleo dell’associazione MEISFRIENDS, presieduta da Andrea Fiano, direttore della rivista “Global Finance” e figlio di Nedo, sopravvissuto fiorentino alla Shoah. In occasione della trasferta a New York, il museo ha anche lanciato una campagna internazionale di fundraising.
    (fonte pagine ebraiche)

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