lunedì, 22 Aprile, 2019

KYENGE, IL MINISTRO DI COLORE CHE NON PIACE AI LEGHISTI: PRIMA INVITANO A STUPRARLA ADESSO LA CHIAMANO «EBETE»

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Kyenge-insulti

Prima l’invito alla violenza sessuale ai danni del ministro per l’Integrazione («Perchè nessuno stupra Kyenge?», chiedeva sulla sua pagina Facebook la pasionaria leghista di Padova Dolores Valandro), poi la battuta della leghista brianzola che aveva accostato il destino tragico dei clandestini a quello dei tonni («Quindi le gabbie dei tonni non solo uccidono i poveri pesci, ma danneggiano direttamente anche gli italiani, vegetariani o onnivori! Un motivo in più per non mangiare tonno!»), infine le offese personali al responsabile di un dicastero più odiato dal popolo del Carroccio. E chiarissimo quanto imbarazzante è quel sentimento di “odio razziale” che serpeggia strisciante tra le file delle camicie verdi, quella amalgama di disvalori e storture rimaste le sole, purtroppo, a fare da collante ad una base sfilacciata, quell’onta fetida e disarmante che è sopravvissuta al ripulisti delle “scope verdi” maroniane. L’unica “colpa” del neo ministro Cecile Kyenge, a sentire i leghisti, sarebbe il suo colore della pelle. E a nulla sono bastate le prese di posizione ufficiali del partito critiche verso questo tipo di esternazioni: il popolo della Rete continua a lanciare improperi a briglia sciolta.

IL NUOVO CASO – Sebbene infatti la prima autrice delle invettive virtuali, Valandro, abbia chiesto pubblicamente scusa e nonostante questo sia stata immediatamente espulsa dal partito, adesso tocca agli insulti lanciati addirittura dalla pagina ufficiale di una sezione comunale del partito di Maroni, quella di Legnago, alla quale è iscritto anche il sindaco (Roberto Rettondini) del capoluogo della Bassa. Aprendo la pagina Lega Nord Legnago appare subito l’eloquente scritta «la cittadinanza non si regala, si conquista », dentro cui si incastra il simbolo del Carroccio. Fin qui nulla di strano. Poi, però, scorrendo in giù con il cursore, si trova la riproduzione di un articolo in cui si riporta una recente affermazione del ministro Kyenge, che definisce gli immigrati come una risorsa, con un commento che, giusto per usare una forma eufemistica, esula dai normali toni del dibattito politico: «Se sono una risorsa… va a fare il ministro in Congo!!! Ebete!». E se non bastasse, nello spazio dedicato ai commenti, i titolari della pagina Facebook, tanto per essere chiari spiegano: «Con un ministro così e una dichiarazione del genere, le ondate di profughi diminuiranno o aumenteranno? Ricordare che qui non c’è più lavoro non è forse più corretto?». Questo accade da martedì, visto che il giorno precedente, sul tema dell’immigrazione, appariva ancora un più moderato «in una situazione di crisi economica, e con la disoccupazione in aumento, favorire l’immigrazione può generare tensioni sociali molto pericolose».

QUELLE SCUSE TARDIVE – La battuta viene pubblicata e condivisa tra i neofiti internauti con l’odio razziale nelle vene. Il caso monta e con esso la polemica sui giornali. Costretta da tanto clamore la Lega Nord di Legnago (Verona) ha fatto sparire dal social network la pagina, al suo posto sono comparse le “scuse” che recitano queste parole: “Pur restando ben distinte le rispettive posizioni politiche… ci scusiamo ufficialmente con il ministro Kyenge per l’offesa pubblicata su questa pagina Facebook ed a Lei rivolta. Abbiamo provveduto ad eliminare il nostro errore di comunicazione. Sbagliare è facile…chiedere scusa meno. Scusateci”. Se verrà utilizzato il metro che è stato usato con la leghista padovana, ora potrebbero profilarsi iniziative disciplinari a carico dei leghisti legnaghesi. Anche perché il segretario della Lega locale, Marco Pavan conferma che «Lega Nord Legnago è la pagina della sezione locale del Carroccio».

LINGUISTA: EBETE COME INGENUO? MACCHÉ, SIGNIFICA IDIOTA DAL ‘500 –  Peggio di scuse fuori tempo massimo, vi sono le giustificazioni fasulle. È il caso del segretario leghista locale Pavan che ha provato a giustificare il gesto accampando ragioni “farlocche”: «il termine ebete vuole dire ingenuo e in dialetto veneto diventa un aggettivo persino affettuoso». «Ebete come ingenuo? La scusa non tiene, l’epiteto appartiene all’area dell’imbecillità dal ‘500». La linguista Valeria Della Valle stronca la giustificazione del segretario della Lega padovana, Marco Pavan. «Scusa molto debole – sottolinea Della Valle -, e soprattutto inutilizzabile. Abbiamo una lingua nazionale che ha precisi significati condivisi, e questo termine è in uso dal Rinascimento. Il significato ufficiale di ‘ebete’ -aggiunge-  è ‘ottuso, imbecille, più recentemente ‘stupido’. Indica fin dall’antichità una mancanza di intelligenza: viene dal verbo latino hebere, cioé essere smussato. Il contrario, quindi, dell’essere ‘acuti’, intelligenti. La scusa del dialetto -ribadisce- è davvero debole, tentare di far passare ‘ebete’ come ‘ingenuo’ è, questo sì, davvero da ingenui sempliciotti».

Lucio Filipponio

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