lunedì, 14 Ottobre, 2019

Riforme, parola ai cittadini

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Dopo aver messo mano al numero del parlamentari con una riforma che riduce la rappresentanza delle Camere lasciando invariato tutto il resto, la maggioranza pensa a come modificare la legge elettorale. Le parole strabilianti di Di Maio, che subito dopo l’approvazione del taglio dei parlamentati ha affermato che della legge elettore “ci si occuperà da domani” fanno capire che non esiste nessun disegno organico che tenga insieme le due cose. Numero dei parlamentari e legge elettorale non possono viaggiare su binari distinti, ma devono essere parte di unico disegno riformatore. Non si improvvisa sulle riforme.

E proprio in tal senso “il Psi – come si legge in una nota del segretario del Partito Enzo Maraio – aderisce all’iniziativa di raccogliere firme in Senato per indire un Referendum confermativo sulla riforma costituzionale che taglia il numero dei parlamentari”. “Abbiamo già espresso la nostra contrarietà ad una riforma, quella del taglio del numero dei parlamentari, che non solo non riteniamo sia utile, ma potrebbe persino creare un pericoloso precedente sul funzionamento delle due Camere”- ha aggiunto Maraio. Se al taglio dei parlamentari non si collega una riforma complessiva dell’assetto costituzionale e una legge elettorale proporzionale, saltano i cardini della rappresentanza dei cittadini in parlamento. Bisogna approntare dei correttivi che rendano efficiente una scelta che rischia soltanto di alimentare l’antipolitica. Non ci resta – ha concluso Maraio – che dare la parola ai cittadini. Per questo, ho chiesto al Senatore Riccardo Nencini e al Deputato Fausto Longo di fare insieme questa battaglia e di sottoscrivere in Parlamento le richieste di referendum confermativo”.

Stesso discorso sulla riforma della legge elettorale che è sempre stata terreno di scontro tra le forze politiche. In campo diverse ipotesi. L’ultima tirata fuori dal cilindro quella del sistema Spagnolo, che in Spagna non sta dando buona di prova vista la instabilità politiche degli ultimi anni. Si tratta di un proporzionale molto corretto che grazie a un sistema di piccole circoscrizioni (senza recupero dei resti) premia i partiti più grandi.

In ballo anche un doppio turno nazionale di coalizione, analogo a quello in vigore per i Comuni sopra i 15mila abitanti, sistema che privilegia le aggregazioni e che quindi potrebbe avere una soglia di sbarramento più bassa. In alternativa, se i distinguo e le eccezioni dovessero invece farla da padrone, l’exit strategy di un sistema proporzionale, che privilegia invece la competizione tra gruppi, corretto però da una soglia di sbarramento.

Commentando il vertice di ieri sera il segretario del Psi, Enzo Maraio, ha affermato sulla sua pagina Facebook di apprendere “dagli organi di stampa che esponenti autorevoli del Partito Democratico si dichiarano favorevoli ad un sistema elettorale alla ‘spagnola’, che prevede due sistemi diversi per l’elezione di Camera e Senato, è basato sul bipolarismo (che in Italia ha già fallito), prevede liste bloccate senza l’indicazione dei candidati nei singoli collegi e non garantisce la rappresentatività anche a quelle liste che raccolgono milioni di voti”. Maraio aggiunge: “Mai come oggi, per i socialisti, per evitare di consegnare l’Italia nelle mani dell’uomo solo al comando, è necessario introdurre un vero sistema proporzionale con le preferenze. Solo così – conclude –  riusciremo a far avvicinare di nuovo i cittadini alla politica”.

Insomma dopo aver costretto il Pd a votare per il taglio dei parlamentari, Di Maio e Zingaretti sono passati a discutere di legge elettorale, ma anche di come lanciare l’azione di governo e di possibili alleanze Pd-M5S su scala regionale. Il Partito Democratico, nonostante i mal di pancia interni, ha tenuto fede a una delle promesse fatte al M5S, considerata necessaria per gettare le basi della neonata alleanza. Secondo quanto riporta ‘Il Messaggero’, mentre gli altri partiti che sostengono il governo giallorosso, Italia Viva e Liberi e Uguali, spingono per il proporzionale, Zingaretti e Di Maio avrebbero discusso dell’ipotesi di un sistema a doppio turno su base nazionale, per puntare su un’alleanza strutturata tra il centro-sinistra e i cinquestelle. Tutto dipenderà da come andranno le imminenti elezioni regionali in Umbria, che sarà un vero e proprio banco di prova per la tenuta del governo: in caso di successo i due leader potrebbero estendere l’alleanza giallo-rossa anche alle altre regionali, a partire dalla Calabria. Mentre in Emilia Romagna la costituzione della coalizione sembra più complicata. Ma su questo punto ci sono da registrare le resistenze e i malumori all’interno del Movimento 5 Stelle, con diversi parlamentari che nei giorni scorsi hanno chiesto un passo indietro dell’attuale capo politico, mentre altri sono pronti a lasciare il partito. Insomma la sfida sulle regole del gioco, è appena iniziata.

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