venerdì, 19 Luglio, 2019

La Bce pronta a nuovi interventi per il sostegno dell’Economia

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La Bce è pronta ed è preparata ad allentare ulteriormente la politica monetaria, ricalibrando tutti i suoi strumenti, nella maniera più appropriata, per raggiungere il suo obiettivo sulla stabilità dei prezzi: le misure potenziali che saranno considerate includono la possibilità di estendere e rafforzare ulteriormente la ‘forward guidance’, riaprire il programma di acquisti netti di asset e ridurre i tassi d’interesse. Tutto questo coerentemente a quanto risulta nei verbali dell’ultima riunione del Consiglio direttivo della Bce avvenuta a Vilnius il 5-6 giugno scorso di cui, a suo tempo, abbiamo informato i nostri lettori.

I documenti del meeting hanno confermato la decisione presa all’unanimità nella riunione, di estendere fino ad almeno tutta la prima metà del 2020 gli attuali tassi d’interesse e di continuare a reinvestire integralmente il capitale delle attività rimborsate e acquistate nel programma APP, per un prolungato periodo di tempo successivamente alla data in cui inizierà a innalzare i tassi di interesse di riferimento. In quanto alle TLTRO III, i prestiti mirati all’economia, i verbali hanno fatto emergere il dibattito dei membri del Consiglio direttivo: la proposta avanzata da alcuni di applicare alle TLTRO III condizioni ‘più in linea’ con quelle delle TLTRO II è stata respinta dalla maggioranza, in quanto in questo momento l’erogazione dei prestiti, complessivamente, è più forte adesso rispetto a quando le TLTROII sono state annunciate.

In quanto ai tassi negativi, la maggior parte dei membri del Consiglio si è detta d’accordo con la valutazione espressa dal capo economista Philip Lane che ha affermato: “I costi immediati della politica dei tassi negativi, in base alla quale le banche con riserve in eccesso e depositi presso la Bce devono pagare i tassi negativi, sono considerati nel complesso di entità limitata”.
Questi costi, secondo il Consiglio, sono inferiori rispetto ai benefici complessivi derivanti da volumi più grandi di prestiti e la riduzione dei rischi sulle perdite derivanti dai prestiti data da un contesto macroeconomico più favorevole, proprio grazie ai tassi negativi. In tal senso va ricordata la decisione del Consiglio a Vilnius: “Il contributo positivo dei tassi di interesse negativi all’orientamento accomodante di politica monetaria e alla convergenza durevole dell’inflazione non è pregiudicato da possibili effetti collaterali sull’intermediazione bancaria”.
Prudenzialmente, secondo Bce: “Gli eventuali effetti collaterali sulle banche vanno monitorati continuamente, ma al momento non richiedono interventi”.

I verbali hanno infine confermato che i rischi per le prospettive di espansione nell’area dell’euro restano orientati al ribasso per via della prolungata presenza di incertezze connesse a fattori geopolitici, alla crescente minaccia del protezionismo e alle vulnerabilità nei mercati emergenti. Secondo il Consiglio, l’inflazione è ancora lontana dal target, ovvero alla convergenza su livelli inferiori ma prossimi al 2% nel medio termine.
Lo spread BTP-Bund tende a diminuire tornando di poco sopra la soglia dei 200 punti base, così come al tempo stesso si stanno riducendo in misura drastica (e in alcuni casi addirittura dimezzando rispetto a un mese fa) i tassi dei nostri titoli pubblici, come conferma l’asta condotta ieri dal Tesoro sulle scadenze a 3 e 7 anni. In uno scenario simile, è logico chiedersi per quanto tempo potrà proseguire e dove potrà portare questa intesa con i mercati che si protrae ormai da settimane e soprattutto se per l’Italia ci sia una sorta di ‘zoccolo duro’ difficile da abbattere.

Quello che sta avvenendo recentemente è il risultato combinato dell’allentamento delle tensioni attorno al debito italiano, dopo il mancato avvio della procedura Ue di infrazione, e soprattutto dell’atteggiamento di nuovo espansivo preannunciato a chiare lettere dalla Bce. I rendimenti stanno crollando ovunque nell’Eurozona e gli investitori danno la caccia a quel poco che resta sopra lo zero. I BTP italiani anzitutto, come dimostrano la domanda elevata (con rapporti di copertura attorno a 1,6-1,7 volte) all’asta di ieri e le richieste da 17 miliardi per gli appena 3 miliardi di titoli a 50 anni collocati qualche giorno fa.
L’andamento dei BTP va però anche contestualizzato: è in atto un generale movimento di riduzione dei tassi sul debito pubblico in tutta l’Europa e anche nel resto del mondo, guidato proprio dalle politiche accomodanti che si apprestano ad adottare di nuovo le Banche centrali, Bce e Federal Reserve in primis. Una fase che a sua volta spinge appunto il mercato a cercare i rendimenti dove ancora restano quantomeno positivi, come in Italia. Saranno dunque in gran parte le decisioni prese a Francoforte e Washington a fare da bussola nel prossimo futuro.

Tornando invece a ragionare sul nostro Paese, al netto di possibili nuovi contrasti con l’Europa sui conti pubblici e anche delle decisioni da parte delle agenzie di rating (Fitch si pronuncerà il 9 agosto), esiste un limite fisico alla discesa del nostro spread: una sorta di ‘zoccolo duro’ difficile da abbattere.
Giampaolo Galiazzo, economista di Tiche, società indipendente che si occupa di educazione finanziaria, ha osservato: “Il limite alla salita dei prezzi o alla discesa dei rendimenti deve tenere in considerazione anche quanto sia il peso per il debitore del debito che ha in essere e quindi il rischio connaturato allo stesso”.
Il riferimento va in questo caso in particolare all’incidenza sul Pil degli interessi legati al debito pagati dall’Italia (3,4%) in confronto alla Spagna (1,92%) e alla Germania (addirittura 0,59%).

Galiazzo, intervistato dal Sole24Ore, ha anche spiegato: “Se pensiamo allo Stato come a una persona fisica è facile capire come tanto più elevato sia il peso del debito, tanta maggiore sia la fatica necessaria a ridurlo, individuando nel tasso di espansione economica una sorta di valore spartiacque. Se si cresce a un tasso maggiore del livello di incidenza del debito sul Pil è possibile innescare un circolo virtuoso che sia anche rafforzato da decisioni favorevoli delle agenzie di rating, proprio come avviene per la Spagna. Nell’Italia impantanata nella palude della stagnazione lo scenario è purtroppo differente e i rischi restano dietro l’angolo, così come occorre pensare che l’abbassamento di rendimenti e spread non possa proseguire all’infinito. Temo che con fondamentali simili un differenziale rispetto al bund inferiore a 200 punti base indica che il mercato ci stia già trattando con i guanti di velluto”.
Tuttavia l’obiettivo dovrebbe essere quello di portare la crescita dell’Italia vicina al 2% del Pil, anziché farla rimanere sulla scena come la ‘Cenerentola’ dell’Europa.

Salvatore Rondello

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