lunedì, 26 Ottobre, 2020

La Bce pronta ad ogni evenienza per sostenere l’economia

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Nel bollettino economico della BCE pubblicato oggi, si legge: “Per sostenere il recupero dell’economia dalle ripercussioni del coronavirus il Consiglio direttivo della Bce, che ha già varato un considerevole stimolo di politica monetaria, ribadisce il massimo impegno a intraprendere ogni azione necessaria nell’ambito del proprio mandato per sostenere tutti i cittadini dell’area dell’euro nell’attuale fase di estrema difficoltà”. Dall’Eurotower fanno presente l’impegno della Bce ad assicurare che la politica monetaria sia trasmessa a tutti i settori dell’economia e a tutti i paesi, nel perseguimento del mandato della Bce di preservare la stabilità dei prezzi.
Nonostante il netto calo del Pil mondiale contemplato dalle più recenti stime macroeconomiche della Bce i rischi che gravano sulle prospettive globali permangono orientati al ribasso ed è importante notare che l’impatto della pandemia potrebbe risultare più forte e duraturo di quanto attualmente previsto. Questo è il nuovo segnale di allarme lanciato dalla Banca centrale europea.
Nel bollettino è riportato: “Il Consiglio direttivo, resta quindi pronto ad adeguare tutti i propri strumenti, nella maniera che riterrà opportuna, per assicurare che l’inflazione continui ad avvicinarsi stabilmente al livello perseguito, in linea con il suo impegno alla simmetria”.
Sono riportate anche le preoccupazioni per le gravi turbative internazionali legate al coronavirus. Secondo la Bce, quest’anno potrebbe verificarsi una contrazione del PIL mondiale in termini reali (esclusa l’area dell’euro) pari al -4%. Gli economisti dell’Eurotower fanno notare che il ritmo di tale contrazione è più rapido e la sua entità maggiore rispetto a quanto osservato durante la Grande recessione.

Nel bollettino economico si legge anche: “Dopo la forte riduzione segnata nei primi due trimestri, nel terzo trimestre del 2020 l’attività mondiale dovrebbe avviarsi verso la ripresa e crescere nel 2021 e nel 2022, rispettivamente, del 6,0 per cento e del 3,9 per cento. Alla luce della crisi globale scatenata dal Covid-19 nei grandi paesi esportatori di materie prime è atteso un calo vertiginoso dell’attività economica. I tagli alla produzione concordati dai paesi dell’OPEC+ per stabilizzare il mercato internazionale del petrolio e i più bassi prezzi delle materie prime dovrebbero frenare gli investimenti. Preoccupante lo scenario in Brasile che sconta un aumento delle tensioni politiche e l’essere tra i più colpiti dalla pandemia. Nel colosso sudamericano l’attività economica ha subito un brusco deterioramento a causa delle misure di lockdown, delle interruzioni delle catene di approvvigionamento, di una più debole domanda estera, di ingenti deflussi di capitale e di uno shock negativo sulle ragioni di scambio che ha riflesso il calo dei prezzi delle materie prime. Il grado di incertezza sul futuro andamento dell’economia internazionale rimane senza precedenti, una incertezza legata all’evoluzione della pandemia e al suo impatto sui comportamenti economici, nonché alle misure di contenimento e al successo delle politiche attuate in risposta all’emergenza”.
Secondo la Bce: “In prospettiva, si osserverà un calo dell’inflazione su scala mondiale, in un contesto caratterizzato da una riduzione dei corsi petroliferi e un indebolimento della domanda”. Forse sarebbe stato meglio precisare che il calo dell’inflazione è talmente ampio da trasformarsi in deflazione.

Per quanto riguarda il mercato del lavoro, nel bollettino si legge: “Quanto ai mercati del lavoro dell’area dell’euro, sono stati gravemente colpiti dalle misure di contenimento del COVID-19 anche se le cifre ufficiali che mostrano nel primo trimestre del 2020 un calo dell’occupazione dello 0,2 per cento non disegnano un quadro preciso visto che è influenzato dai provvedimenti adottati, come l’introduzione di schemi di sostegno alla riduzione dell’orario lavorativo e un pacchetto complementare di misure volte a prevenire gli esuberi e a sostenere i lavoratori autonomi. Invece le indagini più recenti forniscono un’indicazione più tempestiva dell’andamento del mercato del lavoro e suggeriscono che quest’ultimo stia attualmente attraversando un periodo di profonda contrazione con un netto deterioramento. Gli schemi di sostegno alla riduzione dell’orario lavorativo limitano l’aumento del numero di lavoratori disoccupati, permettendo nel contempo di accrescere la flessibilità del mercato del lavoro a fronte delle fluttuazioni cicliche”.
Le preoccupazioni della Bce, in Italia sono una realtà ben peggiore di quella presente nell’Eurozona.

L’Istat nella rilevazione trimestrale ha riportato: “Ad aprile 2020 si stima che l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni continui a diminuire per il terzo mese consecutivo, registrando un crollo del 51,5% rispetto a marzo 2020. Nella media del trimestre febbraio–aprile 2020, l’indice destagionalizzato della produzione nelle costruzioni mostra una flessione del 33,2% rispetto al trimestre precedente. Su base annua la produzione nelle costruzioni è calata drasticamente, registrando flessioni mai toccate prima. L’indice corretto per gli effetti di calendario (i giorni lavorativi sono stati 21 contro i 20 di aprile 2019) è diminuito del 67,8%, mentre l’indice grezzo mostra una riduzione del 66,7%. Nella media dei primi quattro mesi dell’anno, sia l’indice corretto per gli effetti di calendario sia l’indice grezzo sono diminuiti, rispettivamente, del 25,2% e del 24,4%”.
L’Istat, in conclusione, ha commentato: “Il drastico calo della produzione nelle costruzioni è conseguente alla prosecuzione delle misure di contenimento della pandemia di Covid-19. L’indice destagionalizzato, in forte caduta rispetto al mese di marzo, raggiunge il minimo storico della serie (iniziata nel 1995). Anche la flessione su base annua è la più ampia mai registrata, e comporta una forte diminuzione tendenziale per il complesso dei primi quattro mesi dell’anno”.

Non migliore è la situazione del turismo italiano. L’attività turistica, alle prese con le conseguenze dell’emergenza Covid, si prepara all’estate peggiore degli ultimi 20 anni, con prenotazioni che non decollano, nonostante la ripresa della mobilità nazionale ed internazionale. Si stima la diminuzione di 12,8 milioni di viaggiatori e 56 milioni di pernottamenti, rispetto all’estate 2019.
Questi dati sono emersi da uno studio condotto da CST Firenze per Assoturismo e Confesercenti, su un campione di 2.118 imprenditori della ricettività, che disegna una brusca frenata che potrebbe cancellare oltre 3,2 miliardi di euro di fatturato, di cui il 52% per le attività extralberghiere e il 48% per il comparto alberghiero.
Pesa soprattutto il calo dei visitatori stranieri. Sui 56 milioni di pernottamenti perduti, ben 43 milioni sono di turisti esteri che quest’anno non giungeranno nelle località del nostro Paese, con un crollo del -43,4% rispetto all’estate 2019: quasi un dimezzamento. La flessione sarà invece più contenuta per la domanda interna dei viaggiatori italiani (-11,6%).
I risultati peggiori saranno registrati dal comparto alberghiero con una flessione del 28,7%, mentre l’extralberghiero si attesterà al -23,7%. La tendenza negativa interesserà tutte le aree, anche se gli andamenti peggiori sono stati segnalati dagli imprenditori del Nord Ovest (-32,9% di pernottamenti). Valori negativi più o meno omogenei sono attesi per il Nord Est (-28,7%) e Centro (-25,8%) mentre meno pesante, ma comunque rilevante, sarà la riduzione per il Sud e le Isole (-19,3%). Analizzando le destinazioni italiane per tipologia, ipotizziamo un calo delle presenze turistiche del -38,3% per le località lacustri e del -36% per quelle termali. La flessione si attesta al -34,3% per le città d’arte e affari, del -31,4% per mete rurali e collinari, del -21,8% per le località montane e del -20,9% per quelle marine.

Alla riduzione della domanda corrisponderà anche un netto calo dell’offerta del settore ricettivo. Saranno infatti circa 23mila le strutture che quest’estate non apriranno affatto, di cui 3mila nel comparto alberghiero. Molte altre, per ragioni di sostenibilità e di distanziamento sociale, hanno ridotto le disponibilità. Secondo le indicazioni ricevute, è prevedibile per l’estate 2020 una riduzione complessiva di 1,8 milioni di posti letto.
La riduzione concomitante della domanda e dell’offerta avrà anche un importante effetto occupazionale: si stima infatti che ad oggi siano oltre 82 mila gli addetti (fissi e stagionali) del sistema ricettivo rimasti senza posto di lavoro, di cui solo una parte protetta dalle misure economiche messe in atto dal Governo. Il 66% degli addetti era attivo nel comparto extra alberghiero e il 34% nelle imprese alberghiere.
Da questa situazione è chiaro che l’intervento di aiuto indispensabile fornito dalla Bce non è sufficiente a superare la crisi. Il debellamento del virus è fondamentale, ma le ferite della crisi si faranno sentire nel medio periodo, anche se immediatamente si dovrebbe lavorare per un sistema economico più a misura d’uomo, anziché del capitalismo.

Salvatore Rondello

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