sabato, 4 Aprile, 2020

LA BUONA POLITICA

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Il mondo si risveglia sotto una ventata di aria fresca, il più giovane capo di un Governo in tutto il mondo è una donna e non solo appartiene a una famiglia di operai in cui è stata la prima a concludere gli studi superiori e l’Università, ma è anche figlia di due donne. Si chiama Sanna Marin, 34 anni, numero due dell’SDP (partito socialdemocratico finlandese) e attuale ministro dei Trasporti sarà futura premier del Paese al posto del dimissionario Antti Rinne. I suoi compagni di Partito con una votazione interna l’hanno scelta dopo le dimissioni del Premier Antti Rinne, sfiduciato per aver gestito male uno sciopero dei dipendenti delle Poste.
“Abbiamo molto lavoro da fare per ricostruire la fiducia”, ha detto Marin e poi ha minimizzato la questione dell’età: “Non penso mai alla mia età o al mio genere, penso alle ragioni per le quali sono entrata in politica e per le quali abbiamo vinto il sostegno dell’elettorato”.
Marin non è andata al governo rivendicando di essere donna, madre o altro e i socialdemocratici hanno scelto lei perché fa politica da anni.
Nel suo Paese e nel suo Governo essere donna non è certo un’eccezione, la socialdemocratica sarà alla guida di una coalizione di cinque partiti, tutti guidati da donne: le 32enni Li Anderson (Alleanza di sinistra) e Katri Kulmuni (Partito di centro), la 34enne Maria Ohisalo (Verdi) e la 55enne Anna-Maja Henriksson (alla guida del Partito popolare svedese).
Nel nostro Paese invece resta il sessismo, sia nella società, dove da un sondaggio recente risulta che per la maggiorparte delle persone le donne sono ‘causa’ delle proprie molestie e addirittura degli stupri. Sia in politica, specchio della società, dove non si è mai visto un Capo dello Stato donna e negli stessi partiti di sinistra non vediamo donne nemmeno a concorrere nelle primarie di Partito. Lo ha fatto notare anche la socialista Maria Cristina Pisani, presidente del Forum Nazionale Giovani che scrive: “Prego i segretari uomini nostrani (praticamente tutti eccetto la Meloni e fino a qualche mese fa i Radicali italiani) dei partiti di non perdersi in complimenti per la nomina di una trentaquattrenne donna alla guida della Finlandia ma di fare mea culpa. Perché ciò che è accaduto in Finlandia non è volontà divina, è frutto di scelte consapevoli anche di uomini. Perché fa rabbia, ma tanta”. Pisani spiega sul suo profilo Fb: “L’Italia non ne ha mai avuta mezza: il famoso incarico esplorativo dato a Nilde Iotti da Cossiga nel 1987 era ‘by definition’ a perdere. Possibile che ci si ricordi delle donne solo per chiedere loro un sacrificio, come ai tempi della guerra fecero le tante staffette partigiane che ogni giorno rischiavano la vita per portare i messaggi da una brigata all’altra? Possibile che nonostante quell’articolo 3 della Costituzione che assegnava alla Repubblica italiana il compito di rimuovere tutti gli ostacoli che impediscono l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori – e le lavoratrici, soggiungerei – all’organizzazione politica sociale ed economica del Paese, stiamo ancora a questo punto? Sfortunato quel Paese che ha bisogno di eroi, diceva Bertolt Brecht”. E infine conclude: “Ma che dire di quel Paese, il nostro, che si ricorda delle donne solo quando ha bisogno di un’eroina da festeggiare?”.
Adesso a Sanna Marin manca solo il voto finale del Parlamento per diventare non solo la nuova primo ministro della Finlandia, ma anche il presidente di turno del Consiglio dell’Unione Europea visto che quello scattato lo scorso 1 luglio è il semestre spettante proprio al governo finnico.

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