venerdì, 23 Agosto, 2019

“La Casa di Carta”, la rivoluzione al tempo di Netflix

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La famosa serie “La casa de papel” è entrata di nuovo nelle nostre abitazioni, il Professore, Tokyo, Nayrobi, Denver, Rio e Palermo ci hanno rapinato del nostro weekend non permettendoci di andare al mare e goderci il sole sdraiati sul bagnasciuga.

La terza parte de “La casa de papel” è uscita il 19 luglio scorso, dopo un lungo anno di attesa finalmente i rapinatori con le maschere di Dalì ritornano sugli schermi degli abbonati a Netflix per cimentarsi in un nuovo attacco che questa volta vede come protagonista il Banco di Spagna.
Il professore riunisce la banda per poter salvare Rio, che mentre si gode i suoi giorni da milionario latitante, viene catturato e messo sotto tortura, ma questo non è l’unico obiettivo di Sergio, rapinerà il Banco di Spagna anche per poter rendere giustizia alla morte, avvenuta durante la rapina alla Zecca di Stato, di Berlino, nonché suo fratello.

Il regista Álex Pina da una caratteristica temporale alla terza stagione ovvero:
la serie inizia raccontando la vita dei latitanti milionari a due anni dalla rapina, per poi tornare ad un passato remoto nel quale vediamo presenti le figure di Berlino e il Professore a Firenze che studiano il piano di rapina della zecca di stato, passando per flashback rivediamo, in alcune scene, Mosca ed Oslo (rapinatori morti durante la seconda serie) mentre erano nella villa ad imparare il piano del professore, tornando poi allo spazio temporale che riguarda un passato non troppo lontano durante il quale Sergio e Palermo spiegano il furto ai rapinatori per tornare poi al presente.

La colonna sonora è “Bella Ciao”, canzone che rappresenta la resistenza, la ribellione, la rivincita ed è su questi ideali che il Professore ha costruito il proprio complesso piano. A spiegarcelo è proprio la narratrice Tokyo che racconta il legame che avvicina il professore al canto partigiano. Ci racconta infatti di come l’idea di resistenza e la canzone siano per il professore l’eredità del nonno.
“La vita del professore girava intorno a un’unica idea: Resistenza. Suo nonno, che aveva combattuto i fascisti al fianco dei partigiani, gli aveva insegnato questa canzone, e lui l’aveva insegnata a noi.”
Trasformando un gruppo di banditi in rivoluzionari, La Casa di Carta è riuscita a conquistare il cuore di moltissimi spettatori. E in tutto questo Bella ciao ha avuto un ruolo fondamentale, ha contribuito a creare empatia tra i rapinatori e il pubblico.
Un attacco criminale ben studiato, nel quale i protagonisti, con le loro fragilità e i loro errori, riescono a conquistare l’affetto degli spettatori. 

Fabiana Capocci

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