sabato, 21 Settembre, 2019

LA CESOIA DEL FONDO MONETARIO

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Non doveva essere certo il Fondo Monetario Internazionale a dircelo, ma l’Italia rallenta e frena ancora sul fronte della crescita economica. L’economia italiana crescerà dello 0,1% quest’anno e dello 0,8% il prossimo. La stima è contenuta nell’aggiornamento del World economic outlook del Fondo monetario internazionale. Nel nostro Paese, scrivono gli economisti dell’istituto di Washington, “l’incertezza delle prospettive sui conti resta simile a quella di aprile, con un costo in termini di investimenti e domanda domestica”. Il Fondo segnala come questa incertezza nel nostro Paese pesi su “investimenti e domanda interna”. Mentre la crescita delle economie avanzate è ora prevista all’1,9% nel 2019 e all’1,7% nel 2020, con un miglioramento dello 0,1% sulla stima per quest’anno. Particolarmente positiva è la revisione per gli Stati Uniti, che quest’anno potrebbero vedere il Pil salire del 2,6%, lo 0,3% in più rispetto ai numeri contenuti nel rapporto primaverile.La crescita nell’area dell’euro dovrebbe invece attestarsi all’1,3% nel 2019 e all’1,6% nel 2020. Le stime di aumento del Pil per quest’anno sono state riviste al ribasso dello 0,1% allo 0,7% per la Germania, mentre rimangono invariate allo 0,1% per l’Italia e al’1,3% per la Francia. Tra le altre economie sviluppate la Gran Bretagna incassa una revisione al rialzo dello 0,1% all’1,3%, mentre il Giappone subisce una limatura dello 0,1% allo 0,9%.
Inoltre l’Fmi cita sviluppi avversi – inclusi ulteriori dazi tra Usa e Cina, tariffe doganali sulle auto o un mancato accordo sulla Brexit – che “andrebbero a pesare sulla fiducia, indebolirebbero gli investimenti e manderebbero in tilt le catene di approvvigionamento portando a un rallentamento forte della crescita mondiale rispetto allo scenario di base”, che per il Fondo è pari a un +3,2% nel 2019 e a un +3,5% nel 2020.
Insomma l’Fmi non manca di richiamare dal punto di vista globale le responsabilità dei Governi nazionali. Scelte ed errori di natura politica “hanno giocato un ruolo importante nel dare forma a questi risultati, non ultimo attraverso l’impatto sulle aspettative dei mercati e sulla fiducia delle imprese”, spiega il report.
Netto è il taglio per i Paesi in via di sviluppo. Nel loro complesso cresceranno del 4,1% quest’anno e del 4,7% il prossimo, rispettivamente lo 0,3% e lo 0,1% in meno rispetto alle stime di aprile. Per la Cina la revisione è al ribasso dello 0,1% a +6,2% per entrambi gli anni. Più pesante il taglio per l’India: -0,3% al 7% nel 2019 e al 7,2% nel 2020. Notevole la revisione al ribasso dei calcoli relativi all’America Latina: qui il Pil crescerà dello 0,6% nel 2019 (lo 0,8% in meno rispetto alle stime di aprile) e del 2,3% nel 2020 (e non più del 2,4%). Il peggioramento è dovuto al Brasile (dove “l’umore è peggiorato notevolmente a causa del persistere dell’incertezza sull’approvazione delle riforme pensionistiche e di altre riforme strutturali”) e al Messico (dove “gli investimenti restano deboli e i consumi privati hanno rallentato”). Nel caso del Brasile, il Pil 2019 è stato ridotto dell’1,3% a un +0,8% e quello del 2020 è stato limato dello 0,1% a un +2,4%. In Messico l’economia è vista crescere dello 0,9% quest’anno (lo 0,7% in meno) e dell’1,9% il prossimo (come previsto ad aprile). Dell’Argentina il Fondo si limita a dire che “l’economia si è contratta nel primo trimestre anche se a un passo più lento del 2018” e che le stime per il 2019 sono state riviste “leggermente al ribasso”.

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