mercoledì, 30 Settembre, 2020

La Cina, Hong Kong e il silenzio dell’Occidente

0

Le previsioni sono state addirittura peggiorate dalla realtà dei fatti. La Cina, dopo aver fatto approvare la legge ” sulla sicurezza nazionale”  non ha aspettato neanche un minuto e l’ha subito applicata su Hong Kong. Del resto i presupposti erano stati chiari con la repressione delle proteste dei cittadini dell’ex colonia britannica che erano sfilati per le vie e le piazze reclamando autonomia e libertà democratiche.

 

Niente di sovversivo visto che l’accordo che il primo luglio 1997 aveva portato alla cessione alla Cina, dopo centocinquant’anni di dominio coloniale, da parte del Regno Unito, prevedeva una sorta di autonomia amministrativa per Hong Kong. Ma Xi Jimping, il Presidente cinese, non è arretrato di un millimetro rispetto alle sue pretese di annessione totale e di eliminazione fisica dei dissidenti. Nei giorni scorsi sono stati emessi mandati di cattura nei confronti  dei principali capi dell’ opposizione che sono stati costretti a rifugiarsi nel Regno Unito, accogliendo la disponibilità di Boris Johnson, che per loro ha modificato la legge sull’accoglienza e a Taiwan che per ora mantiene una sua indipendenza ma che anch’essa rientra nel progetto espansionistica di Pechino. Venerdì scorso la governatrice Carrie Lam, longa manus dei cinesi, ha rinviato di un anno le importanti elezioni amministrative del Consiglio legislativo, l’ organo amministrativo di Hong Kong, ufficialmente  a causa della pandemia di coronavirus.

 

In queste elezioni i partiti democratici pensavano di ottenere la maggioranza e lo slittamento favorisce indubbiamente  Pechino che tenderà a “normalizzare ” la situazione nell’ex colonia britannica. Tra l’altro l’accusa di attentato alla sicurezza nazionale prevista dalla recente legge mette nella condizione di non poter candidare  numeroso esponenti democratici che avrebbero avuto buone probabilità di elezione. Di preoccupante c’è inoltre la scarsa attenzione internazionale su quanto sta accadendo forse determinata anche dagli investimenti che la Cina sta portando avanti in Europa e in altre parti per realizzare la nuova via della seta. Infrastrutture portuali, ferroviaria e stradali utili a favorire l’ arrivo dei prodotti cinesi ma sicuramente necessari  agli Stati interessati che in compenso coprono col silenzio le mire autoritarie e antidemocratiche di Xi Jimping. A Hong Kong, all’hotel Metropark, è stata sistemata l’agenzia che ha il compito di fare rispettare la legge sulla sicurezza nazionale a capo della quale è stato nominato un funzionario del partito comunista cinese Zeng Yanxiong proveniente da una provincia dove aveva bloccato e represso un tentativo di indipendenza da parte dei cittadini. Ma se si escludono gli interventi americani di Donald Trump e del Segretario di stato Mike Pompeo e del Premier inglese Boris Johnson  pochi sono gli Stati che hanno con forza levato la loro voce contro i soprusi e le violenze cinesi. Anche da parte italiana vi sono state da parte del Governo solo poche dichiarazioni di principio mentre la situazione sta peggiorando sempre di più. E’  augurabile anche una presa di posizione del Vaticano sempre sensibile alle ragioni dei più deboli  e che annovera a Hong Kong molti abitanti di fede cattolica.

 

Alessandro Perelli

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply