giovedì, 9 Luglio, 2020

La Cina mostra il suo vero volto a Hong Kong, ma l’Occidente non si schiera

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Mentre la Cina, riscoprendo tradizioni antiche, contrabbanda come via della seta la sostanziale acquisizione per i suoi interessi economici dei porti del Mediterraneo, (da Atene a Trieste) e compie ulteriori investimenti strutturali nei Balcani come il finanziamento per la ferrovia Budapest Belgrado, il regime comunista di Pechino mostra il suo vero volto illiberale a Hong Kong. Nell’ex colonia britannica, ceduta alla Cina nel 1997, sono riprese le proteste iniziate lo scorso anno per una legge sull’estradizione poi ritirata proprio in seguito ai disordini avvenuti.
Oltre trecento persone sono state arrestate dalla polizia cinese lunedì scorso, che era il primo giorno della riapertura delle scuole dopo la chiusura per l’epidemia del coronavirus, per manifestazione non autorizzata. Tra di esse molti studenti che sono stati ammanettati mentre le forze dell’ordine sparavano proiettili a salve e al peperoncino. Le proteste erano rivolte contro due proposte normative in approvazione da parte dell’Assemblea del popolo di Pechino.
Poi dovranno essere confermate dal Comitato permanente del Partito comunista prima di diventare leggi. La prima concerne l’estensione delle norme riguardanti la sicurezza nazionale in Cina anche al territorio dell’ex colonia britannica. La seconda riguarda la norma sul vilipendio dell’inno nazionale.
Entrambe in evidente contrasto con l’ordinamento autonomo che era stato assicurato, a livello internazionale, al tempo della cessione alla Cina. Ieri il Segretario di Stato americano Mike Pompeo ha dichiarato che, con queste iniziative, la Cina disconosce l’autonomia e l’indipendenza prima garantita a Hong Kong. Una presa di posizione che annuncia ulteriori iniziative da parte di Donald Trump contro il regime comunista e un pericoloso aumento della tensione. Inghilterra e Canada hanno ribadito gli stessi concetti. Sono oltre un migliaio le imprese americane che operano a Hong Kong con un consistente numero di scambi commerciali. Il Governo italiano, per la verità, non ha brillato finora per una chiara presa di posizione a fianco dei cittadini dell’ex colonia britannica che vogliono difendere la loro indipendenza. Dopo che in Parlamento alcuni deputati di vari gruppi avevano criticato l’atteggiamento di Pechino, da parte del Ministro degli Esteri Luigi Di Maio non vi sono state dichiarazioni ufficiali in proposito. La posizione italiana è sostanzialmente quella di non interferire negli affari interni della Cina. Ma all’atto della cessione di Hong Kong, il Regno Unito siglò un accordo che prevedeva la formula di “Un Paese per due sistemi” che prevedeva autonomia amministrativa ed economica per l’ex colonia britannica. Lo stesso accordo usato due anni dopo per Macao. E’ per salvaguardare questo impegno che i cittadini di Hong Kong stanno protestando nelle strade e subiscono la repressione delle forze dell’ordine.

Alessandro Perelli

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