venerdì, 27 Novembre, 2020

La Cina pronta a siglare accordi di libero scambio con altri Paesi

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Il presidente cinese, Xi Jinping, respinge l’idea di un disaccoppiamento economico ed è pronto a siglare accordi di libero scambio con altri Paesi.
Questo messaggio di apertura arriva subito dopo la firma della Regional Comprehensive Economic Partnership (Rcep), il maxi-accordo commerciale asiatico tra quindici Paesi della regione, tra cui la Cina, ma senza gli Stati Uniti. I membri del nuovo blocco rappresentano circa il 30% dell’economia mondiale ed il patto siglato domenica scorsa riguarda 2,2 miliardi di consumatori.
Il presidente cinese, Xi, ha affermato: “Non cercheremo il disaccoppiamento, nè circoli ristretti chiusi e isolati agli altri”. Ovviamente si tratta anche di un velato attacco agli Stati Uniti guidati da Donald Trump.

Nel suo intervento all’apertura del video forum Apec, svoltosi in Malaysia, il presidente cinese ha aggiunto: “L’apertura permette a un Paese di andare avanti, mentre la reclusione lo trattiene”.
Xi ha anche promesso di ridurre le tariffe, espandere le importazioni di alta qualità e facilitare il commercio e gli investimenti, grazie al nuovo modello di sviluppo abbracciato dagli alti dirigenti del Partito Comunista Cinese, che promuoverà l’innovazione tecnologia e le riforme per dare vitalità al mercato, e che si estenderà fino al 2035.
Xi ha spiegato: “Il nuovo modello non è un ciclo domestico chiuso, ma un doppio ciclo interno ed internazionale aperto che si rafforza reciprocamente. Su un piano internazionale, la Cina, inoltre, continuerà a sostenere fermamente il sistema commerciale multilaterale e parteciperà più attivamente alla riforma del sistema di ‘governance’ dell’economica globale”.
L’Apec riunisce i Paesi che si affacciano sull’Oceano Pacifico, e comprende anche i membri della nuova alleanza commerciale. Gli Usa non hanno ancora sciolto i dubbi sulla propria rappresentanza al summit che inizia oggi. Secondo le ultime indiscrezioni, potrebbe intervenire lo stesso presidente Usa, Donald Trump, che non partecipa a un vertice della sigla dal 2017, anno del suo insediamento alla Casa Bianca.
Nonostante il raggiungimento di un accordo di fase 1 sulla disputa commerciale con gli Usa, nuove divergenze tra Pechino e Washington sono emerse su diversi altri piani, a cominciare dalla tecnologia, con alcuni gruppi cinesi, come il colosso delle telecomunicazioni Shenzhen, Huawei, nel mirino degli Stati Uniti per i sospetti di spionaggio informatico. Durante il mandato presidenziale di Trump, le divergenze tra Cina e Stati Uniti hanno riguardato anche la politica estera, i media, i diritti umani e lo stesso ruolo del Partito Comunista Cinese, facendo piombare le relazioni tra le due grandi economie al punto più basso degli ultimi quaranta anni, e Pechino rimane in attesa del nuovo corso che si aprirà con l’arrivo alla Casa Bianca di Joe Biden.
Però, prima dell’insediamento di Joe Biden, la Cina cerca di strappare l’iniziativa agli Usa sul proscenio di un nuovo corso internazionale nella geopolitica.

 

Salvatore Rondello

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