domenica, 5 Luglio, 2020

La concorrenza ai tempi del coronavirus

0

“Una sfida collettiva cui dare una risposta collettiva”. “Una sfida collettiva che ci renderà migliori”. O, nella versione meno impegnativa “da oggi in poi, nulla sarà come prima”.
Siamo alla riproposizione laica del messaggio di Dio al popolo eletto. “ Le grandi calamità che ti affliggono sono il frutto delle tue colpe; a te di capire la loro natura e di tornare sulla retta via”. Con la non piccola differenza che, questa volta, il messaggio non è stato affatto recepito.

Vediamo come e perché.
In primo luogo, colpisce il totale esautoramento delle organizzazioni internazionali, con la relativa assenza di regole condivise.

Il povero Guterres, nella sua veste di segretario generale dell’Onu, ha proposto (appoggiato dal Papa; ma quante divisioni ha il Papa ?) di sospendere i conflitti armati in corso; continuano tutti. E crescono, contestualmente, le produzioni e le vendite di armi. Mentre è stato disdettato da Trump l’ultimo dei tanti accordi sul disarmo e sul controllo degli armamenti conclusi prima e dopo la caduta del Muro (quello che tendeva ad evitare lo scoppio di una guerra per errore).
Il G20 (o era il G7 ?) si è debitamente riunito. Ma l’unico provvedimento che ha partorito è stata la temporanea sospensione del pagamento del debito da parte dei paesi poveri; subito contestata, peraltro, da schiere di creditori privati inferociti.

Bussano alle porte del Fmi diecine e diecine di paesi, molti dei quali praticamente in default. Per loro, nessuna speranza di soccorso; tanto più alle condizioni previste dall’Organizzazione.
Infine, e soprattutto, totale e voluta emarginazione dell’Oms. Magari colpevole di eccessiva indulgenza nei confronti della Cina; ma non per questo meno autorevole nel suo compito di fissare regole comuni per combattere la pandemia. In assenza delle quali ognuno si è regolato come meglio credeva; e secondo criteri oggettivamente discutibili e soggettivamente contestati.
Sull’Europa meglio sospendere il giudizio. Ma gli indizi di cui disponiamo non inducono all’ottimismo.
Ora l’esistenza di regole condivise e di obbiettivi comuni è la condizione necessaria, anche se magari non sufficiente, per l’affermazione concreta del principio di solidarietà.
In assenza di questa è la guerra di tutti contro tutti. O, secondo il pensiero unico vigente, l’applicazione del principio di concorrenza in cui, come ci insegnano da secoli i cantori delle magnifiche sorti e progressive dell’umanità, chi vince ha sempre ragione (o meglio ha ragione perché ha vinto).

Si dà però il caso che la concorrenza (a prescindere dalle forme addirittura feroci in cui si va manifestando) presuppone regole condivise (e queste non ci sono) e soprattutto la famosa e famigerata “uguaglianza delle opportunità, leggi delle condizioni di partenza, nella fattispecie del tutto inesistenti.

In assenza di queste, vinceranno (o, più esattamente stanno vincendo; perché, come vedremo, la partita non è ancora chiusa) i più forti; che non sono necessariamente migliori. Mentre a perdere saranno i più deboli; che sono poi quelli richiamati a sé da Gesù nel Discorso della montagna. E di questi dobbiamo occuparci.
Parliamo dei poveri del Terzo mondo. Senza difese, senza risorse e senza solidarietà di fronte alla catastrofe incombente; quasi sempre, preda di governi stupidi e feroci che usano le opportunità offerte dalla pandemia per reprimerli e soffocarli ogni giorno di più. Parlo degli anziani, prima del morbo considerati un peso per la società e oggi amorevolmente protetti, sino a sequestrali per il loro bene, così da poter morire serenamente nei loro ospizi e nelle loro case. Gli ultimi a uscire, sempre per il loro bene; così da vedersi negato quel diritto alla socialità che è l’aria che respirano.

Parlo dei bambini, delle scuole e dei parchi chiusi, nel nostro paese, sino a settembre; piccole gioie, piccole amicizie, tante possibilità di studiare cancellate sino a data da destinarsi. Parlo dei poveri, dei senza lavoro e dei senza speranza; in un mondo in cui il reddito di…. ( chiamatelo come volete) è considerato bieco assistenzialismo, mentre il pagamento di dividendi, superstipendi ed emolumenti esorbitanti è considerato normale. Parlo della democrazia: di quella che si manifesta negli appuntamenti elettorale ma che nasce, ogni giorno, dalla socievolezza collettiva, nei luoghi in cui gli uomini si incontrano, si salutano e discutono si divertono insieme e progettano insieme; un modo di essere e di vivere che recupereremo lentamente e con fatica. Anche perché dominati dal timore dell’assembramento e del contatto. Parlo delle persone che bussano alle nostre porte; per essere ricacciati indietro come possibili untori. E parlo infine, per venire a noi, della cultura e della civiltà del socialismo; che, in un momento decisivo, non trova rappresentarli in grado di difenderla.

“E’ la concorrenza stupido”, ci direbbe, a questo punto, quell’allegro imbroglione di Clinton. Mentre, per evitare di cadere nel baratro, basterebbe un po’ di solidarietà.
I due principi si scontreranno nelle prossime elezioni americane. Dovremmo potervi partecipare anche noi; magari a titolo consultivo.

Alberto Benzoni

Condividi.

Riguardo l'Autore

Avatar

Leave A Reply