mercoledì, 5 Agosto, 2020

La conferenza sul clima a Madrid entra nel vivo

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Si è conclusa la prima settimana del vertice a Madrid sulla conferenza climatica. La Cop 25, durerà fino al 13 dicembre. L’obiettivo è fermare il cambiamento climatico, anche se tra i grandi del mondo non c’è accordo su quali strumenti mettere in campo e sulle strategie.
Iniziata lunedì 2 dicembre, la conferenza sul clima organizzata dalle Nazioni Unite, Cop25, assume una grande importante per il suo obiettivo di riduzione delle emissioni, dopo che l’accordo di Parigi del 2015 ha dimostrato la sua sostanziale inefficacia per la lenta evoluzione dei negoziati.
I negoziati entreranno nel vivo soltanto nei prossimi giorni con l’arrivo dei ministri: per ora si è parlato molto dell’Articolo 6, una parte altamente tecnica dell’accordo di Parigi che potrebbe distruggerlo per alcuni aspetti. La sezione si riferisce ai mercati internazionali del carbonio, con l’obiettivo di rafforzare le ambizioni dei paesi in merito alle emissioni di gas serra: i Nationally Determined Contributions (Ndcs), cioè le quote (volontarie) di emissioni a cui uno stato si impegna a dire addio. In particolare, l’Articolo 6 dovrebbe aiutare a ridurre le emissioni a livello globale consentendo di vendere o comprare le emissioni in eccesso. Così i paesi virtuosi producono crediti che sono chiamati Internationally Transferred Mitigation Outcomes (Itmo) e gli altri, che per qualunque motivo non riducono le emissioni, li acquistano. La questione finirebbe dunque per riguardare anche il divario fra paesi sviluppati (che hanno contribuito più notevolmente al cambiamento climatico) e paesi in via di sviluppo (che subiscono più duramente le conseguenze del cambiamento climatico), nonché tutto l’aspetto finanziario dell’accordo di Parigi. Il cosiddetto loss and damage è infatti controverso perché mira a trovare le strategie utili a sostenere i paesi irreversibilmente danneggiati dai cambiamenti climatici. Perché questi mercati del carbonio funzionino, in linea di massima dovrebbe essere posto un tetto che faccia da limite alle emissioni e il loro prezzo non deve essere troppo basso.

Per i suoi sostenitori, l’Articolo 6 ha il vantaggio di offrire un percorso che coinvolge anche il settore privato. Secondo altri, rischia di giustificare le emissioni e perciò abbassare le ambizioni politiche. Finora un regolamento vero e proprio non esiste e le discussioni vanno avanti da quattro anni. Da Cop25 ci si aspetta, fra le altre cose, un risultato da questo punto di vista e alcuni temono che tutto slitti al 2020.
Qualche novità potrebbe esserci stata da sabato sera, quando sono iniziate alcune discussioni sull’argomento. Il testo del regolamento resta denso di parentesi che indicano la mancanza di accordo sui punti specifici, ma potrebbe essere un segnale positivo. Nel frattempo, si sta svolgendo una più ampia conversazione su come questi colloqui possano accrescere le varie promesse nazionali prima della scadenza fissata per il prossimo anno.
Fra i report presentati in questi giorni, quattro spiccano per la loro importanza. Gli ultimi dati raccolti dalla World Meteorological Organization (Wmo) dimostrano che il decennio in corso è il più caldo mai registrato. Secondo la Wmo, le temperature medie globali dal 2010 sono storicamente le più alte, e il 2019 è sulla buona strada per diventare il secondo o il terzo anno più caldo di sempre.

Le concentrazioni di gas serra nell’atmosfera, che hanno raggiunto un livello record di 407,8 ppm di CO2 nel 2018, hanno continuato ad aumentare anche quest’anno. Il riscaldamento oceanico ha seguito un andamento simile, con in media un grado e mezzo celsius di temperature sopra la norma, e l’acqua del mare è il 26% più acida rispetto all’inizio dell’era industriale, mentre l’estensione dei ghiacci nell’Artico e in Antartide continua a diminuire.
Tra gli eventi meteorologici estremi risultati dall’innalzamento delle temperature, ci sono inondazioni, siccità, ondate di calore, incendi e cicloni tropicali.
L’Organizzazione mondiale della sanità (Oms) invece ha condotto un sondaggio su 101 paesi per stabilire i rischi per la salute umana legati al cambiamento climatico. Ne risulta che i rischi più comuni sono lo stress da calore, lesioni o morte in seguito a eventi meteorologici estremi, malattie trasmesse attraverso cibo, acqua e altri vettori che trovano un ambiente più favorevole laddove la temperatura è più alta (come colera, dengue o malaria), ma anche problemi legati al peggioramento della salute mentale. Fra questi, traumi e stress sono molto diffusi fra le persone costrette a spostarsi in seguito a un evento meteorologico estremo, così come la depressione fra i più giovani attivisti.

Dei paesi intervistati dall’Oms, soltanto la metà hanno riferito di avere un piano per la salute nazionale in vista del surriscaldamento globale. Ma i paesi in via di sviluppo, che hanno capacità finanziarie limitate, sono anche quelli più vulnerabili agli effetti del cambiamento climatico. In sostanza, chi ha più bisogno di aiuto ha accesso a meno risorse.
Il Global Climate Risk Index della ong tedesca Germanwatch, inoltre, ha confermato che circa 500mila persone sono morte negli ultimi 20 anni in seguito a oltre 12mila eventi meteorologici estremi. Sette dei 10 paesi più danneggiati dal cambiamento climatico sono paesi considerati a reddito basso oppure medio basso: Porto Rico, Myanmar e Haiti sono in cima alla lista.
Ma le ondate di calore e la siccità del 2018 hanno dimostrato che anche i paesi ad alto reddito soffrono degli effetti del cambiamento climatico più chiaramente che mai. Perciò, avverte lo studio, “una mitigazione efficace dei cambiamenti climatici è nell’interesse di tutti i paesi del mondo”.

È anche uscito l’ultimo Carbon Budget del Global Carbon Project, un progetto di ricerca globale e partner del World Climate Research Program. Il Carbon Budget 2019 ci dice che le emissioni globali di CO2 da combustibili fossili e produzione industriale sono aumentate dagli anni Sessanta e più velocemente nel periodo 2009-2018. Molti dati di Wmo sono confermati e si prevede che le emissioni globali nel 2019 siano aumentate di un ulteriore 0,6%, una crescita più lenta rispetto agli ultimi due anni, ma pur sempre una crescita.
Anche l’arte ha avuto un ruolo importante alla Cop25, nonostante che se ne parla poco. La conferenza ha infatti commissionato una versione dell’opera Support allo scultore italiano Lorenzo Quinn. Si tratta di una grande scultura rappresentante due mani che reggono un edificio sul punto di crollare, ed è stata mostrata per la prima volta alla Biennale di Venezia nel 2017. Viste le recenti alluvioni proprio a Venezia, l’intento dell’autore colpisce ancora più drammaticamente nel segno: ci ricorda che non siamo impotenti, ma possiamo e dobbiamo agire.

Mentre Nicholas Bennett, vincitore del concorso #CreateCop25 di Art Partner che invitava i giovani artisti a presentare le proprie opere ispirate al clima, ha messo in mostra un mondo distopico in cui un aumento delle inondazioni diventa parte della vita quotidiana.
Fra i finalisti, Kailash Bharti ha creato un libro di poesie con pagine che possono essere piantate nella terra e la stilista Daphne Gomez ha creato un abito tradizionale peruviano con materiali riciclati. La mostra d’arte 25×25 porta anche un messaggio di speranza, mettendo in mostra poster fatti per portare le persone all’azione. Un altro progetto di Wwf, invece, mostra varianti dei dipinti esposti al Museo del Prado come se fossero ambientati in un mondo devastato dai cambiamenti climatici.
Infine, i Pollution Pods dell’artista britannico Michael Pinsky vogliono evidenziare il legame tra cambiamenti climatici e inquinamento atmosferico. L’installazione ricrea l’inquinamento atmosferico vissuto quotidianamente da milioni di persone nel mondo e permette ai visitatori di sperimentare di persona cosa significa vivere in città come Londra, Pechino, San Paolo e Nuova Delhi. Per quanto dopo due minuti all’interno dei Pod si rimanga già senza fiato, non c’è nulla di pericoloso se non miscele di profumi e nebbia che imitano la qualità dell’aria nelle città più inquinate del mondo. Hanno inaugurato l’opera la ministra per la Transizione ecologica, Teresa Ribera, la direttrice dell’Oms Maria Neira e il vicesegretario esecutivo dell’Unfccc, Ovais Sarmad.

Il ritmo dell’aumento delle concentrazioni di gas a effetto serra non ha precedenti nella storia del clima negli ultimi 66 milioni di anni e gli eventi meteorologici estremi sono la nuova normalità, secondo alcuni recenti risultati della scienza sul clima stilati in una breve guida per negoziatori, politici e media per la Cop25. Dieci nuovi approfondimenti sulla scienza del clima sono stati presentati alla segretaria esecutiva dell’Unfccc (la Convenzione quadro delle Nazioni Unite sui cambiamenti climatici), Patricia Espinosa, alla 25/a Conferenza delle parti delle Nazioni Unite distribuita a negoziatori e giornalisti. Ognuno dei dieci capitoli è stato esaminato da alcuni dei principali scienziati del mondo. Nei dieci punti si indica, tra l’altro, che il mondo non è sulla buona strada per raggiungere gli obiettivi dell’accordo di Parigi, che il cambiamento climatico è più veloce e più forte del previsto e che minaccia ghiacciai, foreste e biodiversità, la sicurezza alimentare e la salute di centinaia di milioni di persone.
Il Segretario generale dell’Onu, Antonio Guterres, ricorda che gli ultimi dati appena pubblicati dall’Organizzazione Meteorologica Mondiale mostrano che i livelli di gas serra nell’atmosfera hanno raggiunto un nuovo record. I livelli globali medi di anidride carbonica hanno raggiunto 407,8 parti per milione nel 2018. Non molto tempo fa, 400 parti per milione erano viste come una svolta impensabile. L’ultima volta che si è verificata una concentrazione di CO2 comparabile è stata tra 3 e 5 milioni di anni fa, quando la temperatura era tra 2 e 3 gradi Celsius più calda e il livello del mare era da 10 a 20 metri più alto di oggi.
Un messaggio del Papa è arrivato alla conferenza sul clima: “Non perdiamo questa occasione”.

Decine di migliaia di persone di tutto il mondo hanno partecipato alla grande marcia per il clima a Madrid assieme all’attivista svedese Greta Thumberg. In testa alla manifestazione, che si è snodata dalla stazione di Atocha fino al centrale Paseo del Prado, c’era un gruppo di nativi latino americani. Su molti cartelli dei manifestanti venuti nella capitale spagnola per far pressione sui partecipanti alla Cop25, si leggeva: “Domani sarà troppo tardi”.
Il giornalista e scrittore Antonio Cianciullo, autore del libro “Un pianeta ad aria condizionata” pubblicato da Aboca edizioni, ha detto: “In qualche modo la strada è stata spianata dalla precedente conferenza di Parigi. Eppure stiamo andando verso un aumento della temperatura di oltre tre gradi, con conseguenze devastanti. Dobbiamo ricordarci che l’emergenza climatica è qualcosa che va a impattare sulla vita quotidiana di tutti noi. La posizione dell’Europa è la più avanzata, ma sembra quasi che i soldi spesi per l’ambiente debbano essere sottratti a qualcos’altro, ma così gli obiettivi non si raggiungono. Servono politiche a livello europeo che difendano ambiente e fasce più deboli della popolazione”.
Dall’inizio di Cop25, i ragazzi di Fridays For Future hanno più volte parlato per chiedere decisioni politiche ambiziose contro i cambiamenti climatici. La loro presenza ha un’importanza cruciale, ora che inizierà la fase più calda dei negoziati.

Greta Thunberg è arrivata venerdì mattina a Madrid dopo aver navigato attraverso l’oceano Atlantico e poi essersi spostata in treno da Lisbona. La folla nella sede del vertice l’ha circondata come una star di Hollywood, anche se Thunberg stessa ha sottolineato che l’attenzione dovrebbe piuttosto essere diretta al movimento in generale, se non, meglio ancora, ai problemi che cerca di portare alla luce.
Greta Thunberg durante una conferenza stampa presso il centro culturale La Casa Encendida, venerdì pomeriggio, ha detto: “Stiamo diventando sempre più forti e le nostre voci vengono ascoltate sempre di più, ma ovviamente ciò non si traduce in azione politica. Spero sinceramente che i leader mondiali e le persone al potere comprendano l’urgenza della crisi climatica perché in questo momento non sembra che lo stiano facendo”.
L’attivista ha aggiunto che, nonostante alcuni abbiano visto Cop25 come “una sorta di anno intermedio” rispetto al vertice di Glasgow del prossimo anno, non c’è tempo da perdere. “Non possiamo permetterci anni intermedi, non possiamo permetterci altri giorni senza che venga fatto nulla”, ha aggiunto la Thunberg. “Dobbiamo fare tutto quello che possiamo ottenere per migliorare la situazione”. Un’altra attivista, l’ugandese Vanessa Nakate, si è rivolta ai negoziatori: “Non vogliamo più promesse. Sono le vostre azioni che ci salveranno”.

Dopo la conferenza stampa a La Casa Encendida, Greta Thunberg ha preso parte alla marcia per il clima iniziata ad Atocha e conclusa in centro vicino al complesso governativo Nuevos Ministerios di Chamberí. La marcia, che ha avuto il sostegno di 850 fra organizzazioni sociali e ambientaliste, è andata avanti per quasi tre ore finché i ragazzi di Fridays For Future hanno parlato dal palco allestito all’arrivo e si è poi chiusa con un concerto.
Rivolgendosi alla folla, Thunberg ha detto: “Il cambiamento di cui abbiamo bisogno non arriverà da quelli al potere. “Il cambiamento verrà dalle persone e dalle masse che lo chiedono”.
Nello stesso momento si sono svolte marce di Fridays For Future in altre città del mondo, fra cui Santiago in Cile, dove inizialmente doveva tenersi Cop25. Gli organizzatori dicono che a Madrid sono scese in strada 500mila persone, ma le autorità locali e la polizia ne hanno contate 15mila in totale e, stando a quello che ci risulta, è probabile che la stima al ribasso sia quella corretta.

Un’altra ‘Greta’, una giovane attivista ambientale, ancora più giovane dell’icona svedese, si chiama Licypriya Kangujam, ha appena 8 anni, è stata presente anche lei a Madrid per il vertice sul clima Cop25 ed ha incontrato la 16enne svedese.

Kangujam nel 2019 ha vinto il Premio mondiale per la Pace dei Bambini. A Madrid le due ragazze venerdì hanno percorso gran parte delle installazioni insieme e poi hanno avuto un incontro, faccia a faccia, in una delle zone riservate alla stampa. La piccola indiana è balzata alle cronache a giugno quando si è piazzata di fronte la sede del Parlamento indiano per chiedere al premier, Narendra Modi, di promulgare una legge sul cambiamento climatico. A Madrid è andata proprio per sollecitare le autorità indiane in tal senso.
I bambini salveranno il mondo ed il loro futuro? Speriamo che avvenga, ma bisogna aiutarli. Chi oggi è al potere nel mondo, dovrebbe adoperarsi per assicurare un futuro migliore tutta l’umanità. Vedremo a fine settimana cosa verrà fuori da Cop25.

Salvatore Rondello

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