venerdì, 23 Ottobre, 2020

La Consulta dice la sua, governo e parlamento in tilt

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I casi Idem, Alfano, Cancellieri, Fassina, De Girolamo, le polemiche su Saccomanni, il fuoco amico di Renzi. Quanto può durare ancora il governo? Altro che sintonia ritrovata. Qui siamo alla lotta continua. Il governo ci mette del suo. Sulla legge di stabilità fa pasticci sulla casa, e nessuno ormai capisce quanto dovrà pagare di ex Ici, ex Imu e oggi Iuc, dopo essere stata Trise. Certo avanti così non si può andare. Dal canto suo Renzi pare non volere alcun rimpasto, perché rito da prima repubblica. Sarà, ma i non rimpasti della seconda mi paiono anche peggio. Lasciar le cose così è da irresponsabili. Occorre una svolta, una discontinuità come dice Nencini. Ma come?

L’ideale sarebbe che il segretario del Pd componesse una nuova delegazione del suo partito al governo. Non ha torto a sostenerlo il buon Fassina. Sarebbe giusto perché la maggioranza del Pd è cambiata rispetto alla fase in cui il governo Letta è stato formato. Solo che Renzi non vuole supportare il governo. Vuole sentirsi fuori non solo dal governo, ma anche dall’attuale quadro politico. Lui intende rappresentare il futuro, non il presente. Dunque? Il mio amico Delrio sostiene che il problema è costituito dalla difficile omogeneità di un governo composto da due componenti politicamente troppo distanti. Personalmente ho invece l’impressione che massima sia oggi proprio la distanza tra Renzi e Letta. Ma potremmo sbagliare.

Letta sostiene, anche con una certa dose di autocritica, che occorre proprio una svolta. E che il nuovo inizio sarà la sottoscrizione del patto di maggioranza annunciato a giorni. Credo che quell’atto dovrà chiarire se il governo andrà avanti o sarà messo in crisi per aprire la strada alle elezioni anticipate. È questione di giorni. Non si può votare dopo giugno. Cioè nella data delle europee e delle comunali. Dopo, dal primo luglio, sarà semestre italiano della presidenza europea. Per votare entro giugno c’è bisogno della nuova legge. A meno che non si prenda atto della sentenza della Corte che afferma la legittimità di una legge elettorale proporzionale pura con le preferenze. Non siamo dunque neppure in vacatio legis, ma in presenza di una legge certo opposta a quel maggioritario auspicato da Renzi. Così se Renzi vuole il voto a maggio lo potrebbe avere anche al di fuori della sua trilogia. Con quel proporzionale aborrito che ci riporterebbe dritti proprio al governo Letta.

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