sabato, 23 Marzo, 2019

La Consulta ‘salva’ la Legge Merlin, contro lo sfruttamento della prostituzione

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Sono anni che provano a far passare per retrograda una legge civile, quella dell’abolizione delle Case Chiuse dello sfruttamento della prostituzione della senatrice socialista Lina Merlin. La Corte costituzionale ha ritenuto che non è in contrasto con la Costituzione la scelta di politica criminale operata con la legge Merlin, quella cioè di configurare la prostituzione come un’attività in sé lecita ma al tempo stesso di punire tutte le condotte di terzi che la agevolino o la sfruttino.
Rendendo noto il dispositivo della sentenza, e in attesa del deposito delle motivazioni previsto tra qualche tempo, l’ufficio stampa della Consulta spiega che i giudici hanno “ritenuto che non è in contrasto con la Costituzione la scelta di politica criminale operata con la legge Merlin, quella cioè di configurare la prostituzione come un’attività in sé lecita ma al tempo stesso di punire tutte le condotte di terzi che la agevolino o la sfruttino. Inoltre, la Corte ha ritenuto che il reato di favoreggiamento della prostituzione non contrasta con il principio di determinatezza e tassatività della fattispecie penale”.
La questione è stata sottoposta alla Consulta dalla Corte di appello di Bari nell’ambito del processo sulle escort presentate tra il 2008 e il 2009 dall’imprenditore Gianpaolo Tarantini all’allora Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi. Gli avvocati Nicola Quaranta, Ascanio Amenduni e Gioacchino Ghiro avevano sostenuto una linea secondo la quale la legge 75 del 1958 sarebbe “ormai disancorata dalla realtà” del mondo attuale, “una legge arretrata che fa di tutta l’erba un fascio, che considera tutte le forme di prostituzione uguali”, senza tener conto dei cosiddetti “sex workers” che decidono “per scelta libera e consapevole di prostituirsi”.
La Consulta era chiamata a valutare, anche rispetto alle fattispecie di reati come “reclutamento” e “favoreggiamento” della prostituzione, se la legge Merlin sia ormai da ritenersi incostituzionale nella parte in cui sanziona chi “recluta” persone che liberamente hanno scelto di prostituirsi. Il relatore della causa è il giudice costituzionale Franco Modugno. Contro tale ipotesi si sono costituite in giudizio la Presidenza del consiglio e alcune associazioni di difesa dei diritti delle donne.

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