venerdì, 20 Settembre, 2019

La Corte dei Conti mette in guardia sullo choc fiscale

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Lo choc fiscale non piace alla Corte dei Conti, che numeri alla mano mette in guardia sui pericoli che una finanza troppo allegra può far correre al nostro Paese. La campagna elettorale permanete di Salvini e Di Maio, alleati di Governo, ma allo stesso tempo rivali agguerriti, hanno necessità di posizionarsi continuamente uno contro l’altro. Di rubarsi spazio ,idee e visibilità. Un gioco pericoloso perché porta spesso all’imprevisto e che mette la macchina, ossia il Paese, fuori controllo. L’ultima trovata dopo la buffonata dei mini bond, rimessi rapidamente nel cassetto per evitare ulteriori pernacchi, è quella dello choc fiscale attraverso l’attuazione di uno dei pilastri della campagna elettorale leghista, ossia la flat tax.

La Corte dei Conti ha infatti lanciato un avvertimento. La flat tax si può fare, ma deve essere graduale, perché un taglio imponente porterebbe “gravi rischi” sulla tenuta dei conti pubblici, e con coperture finanziarie adeguate, perché non si può pensare di farla in deficit. Questo perché è indispensabile far calare il debito pubblico, il cui costo gigantesco è insostenibile per la finanza italiana. Ma la magistratura contabile solleva perplessità anche sulle tendenze della spesa pubblica.

Per la Corte dei Conti una riforma fiscale serve ma non uno choc. Lo ha sottolineato lo stesso procuratore generale della Corte Alberto Avoli presentando la Relazione sul Rendiconto Generale dello Stato 2018. “Alcuni economisti – ha detto Avoli – propongono addirittura misure radicali, chiamate a fini mediatici come shock fiscale, in realtà, una massiccia azione di decremento delle aliquote dell’imposizione diretta in favore di imponibili medio-bassi”. “Dai dati contabili – ha detto ancora – emerge con chiarezza la grave situazione di indebitamento che grava sul nostro Paese, indebitamento che ha origini lontane e che, nella sostanza, continua a crescere”. “L’indebitamento ha un costo finanziario ”gigantesco”, in senso di corresponsione di interessi, di perdita di credibilità del sistema Paese, di ostacolo alle politiche di sviluppo”. Poi il monito: “Il debito attuale finirà con il colpire le generazioni future, forse addirittura tre o quattro, violando quel patto intergenerazionale che la Corte costituzionale ha avvertito essere un preciso valore tutelato dalla medesima Carta”.

Sempre sul fronte fiscale è di oggi la notizia di un nuovo record italiano. Quello della pressione fiscale arrivata la massimo storico. Lo ho reso l’Istat che nel primo trimestre del 2019, quindi in piena era Lega-Cinque Stelle, la pressione fiscale è stata pari al 38% del Pil. Insomma più tasse di prima. La novità introdotta dal governo del cambiamento è quella di aumentare le tasse. A parlare della necessita di una riforma fiscale per abbassare le tasse nel Paese, è la Uil. “È necessario una profonda riforma fiscale per far ripartire la crescita economica e garantire un effettivo principio di equità. In Italia – ha detto Domenico Proietti, Segretario Confederale UIL – le tasse le pagano prevalentemente i lavoratori dipendenti e i pensionati e a questi soggetti vanno significativamente tagliate in via prioritaria. Il Governo apra presto un confronto con le Parti Sociali per definire una riforma fiscale che sia equa e giusta”.

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